ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Elezioni Abruzzo, grandi manovre sulla data tra interessi di partito e spese

Bisogna scegliere tra dicembre, marzo e maggio

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Elezioni Abruzzo, grandi manovre sulla data tra interessi di partito e spese

Gianni Chiodi




ABRUZZO. Il mandato quinquennale del presidente Gianni Chiodi termina a fine anno, ma fervono riunioni per prorogare fino a marzo la legislatura.
Il paradosso è che mentre Chiodi vorrebbe votare a novembre, il Pdl preme per andare alle urne a primavera con il risultato di una campagna elettorale (praticamente già iniziata) che potrebbe diventare lunga 11 mesi.
L’idea degli azzurri è, infatti, quella di portare al voto l'Abruzzo il 9 o il 16 marzo ma si spera anche in un'ulteriore ‘stiramento’ che preveda l’accorpamento con Europee e Comunali (il 21 maggio). Al momento questa opzione non è giuridicamente concessa ma potrebbe partire la richiesta di un decreto speciale al grido di ‘risparmiamo soldi’.
Alla fine in questo modo la maggioranza Chiodi si troverebbe a restare in sella per 6 mesi più del dovuto.
«Se Chiodi davvero vuole votare a fine anno», lo sfida oggi la senatrice del Pd, Stefania Pezzopane, «concordi subito la data con il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, e con il presidente della Corte d’Appello».


Nei giorni scorsi proprio Chiodi e Pagano hanno incontrato a Roma il ministero dell’Interno Angelino Alfano per parlare della questione. Ha creato qualche mal di pancia nel centrosinistra la presenza del senatore Filippo Piccone. «Una questione istituzionale di tale portata non può diventare una riunione di partito», ha sbottato il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci.
Il centrosinistra auspica che si vada subito al voto anche per quello che da più parti viene definito ‘fattore meteo’.
Se si dovesse votare a marzo, infatti, la campagna elettorale dovrà svolgersi in inverno inoltrato: non semplice muoversi per un Abruzzo innevato ma lo si dovrà fare per forza perché a questo giro la preferenza sui singoli candidati conterà, eccome se conterà.
Se si dovesse andare ‘lunghi’ fino alla primavera c’è anche il fattore costi da non sottovalutare: i consiglieri continuerebbero a prendere per sei o sette mesi il loro regolare stipendio, con un Consiglio regionale di fatto immobile perché in prorogatio.

I CANDIDATI
Poi c’è la questione candidati: le scelte sembrano praticamente già fatte. Il Pdl punterà tutto su Gianni Chiodi, l’uomo che cinque anni fa non aveva nemmeno la tessera del Popolo delle Libertà e che dopo un quinquiennio viene portato in trionfo dal partito come l’uomo della salvezza.
Ha salvato i conti della Sanità abruzzese, anche grazie al suo commissariamento (che a breve potrebbe lasciare).
E’ andata un po’ peggio, invece, con il commissariamento del terremoto. La catastrofe si è abbattuta sul governatore fresco di nomina e in questi 4 anni poco si è mosso e poco, mediaticamente, può essere rivendicato.
Sul fronte centrosinistra si aspetta il risultato delle primarie sebbene l’esito appaia scontato con Luciano D’Alfonso in pole position. Uscito indenne dal processo di primo grado ha cominciato da mesi la sua campagna elettorale, puntando anche su L’Aquila dove si sta facendo vedere sempre più spesso e dove non gode della popolarità e della fedeltà della sua Pescara. 


Ma il capoluogo sarà un fortino importantissimo da espugnare per arrivare a governare la regione.
E mentre la politica abruzzese aspetta di sapere la data del duello elettorale c’è un ex governatore, Ottaviano Del Turco, che aspetta con impazienza un’altra data: quella del 20 luglio, giorno in cui è prevista la sentenza Sanitopoli.
Difficile ipotizzare che una sua assoluzione lo possa far ritornare subito in pista (a differenza di D’Alfonso con lui il Partito Democratico è stato meno solidale), ma il verdetto segnerà comunque la fine di un ciclo. 


Alessandra Lotti