SANITA'

«Villa Pini farà concorrenza ad università ed ospedale»

In questo progetto dei soci “noti” ci sono anche due fiduciarie

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Antonio Di Ianni

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CHIETI. Calma piatta a Villa Pini, troppo piatta per essere vera.
Non c’è concitazione sul versante Policlinico Abano Terme, che pure ha comunicato che la sua presenza e le sue attività cesseranno il 30 luglio e che per il momento ha traslocato solo materiale in giacenza al magazzino. Non c’è alcuna fretta nemmeno nel gruppo dirigente di Santa Maria de Criptis che prima con Antonio Di Ianni annuncia un incontro per ieri, venerdì, con Nicola Petruzzi, attuale affittuario, e con il curatore fallimentare e poi lo sposta a lunedì pomeriggio perché non aveva verificato prima la disponibilità degli interlocutori. Ingenuità da neofiti o strategia della “disinformatia” per distogliere l’attenzione di chi vuole sapere cosa c’è dietro il Policlinico dell’eccellenza che ha sbancato l’asta di Villa Pini? 


Un fatto è certo: il primo incontro ufficiale con i sindacati ha confermato l’ipotesi che dietro tutto quello che si vede c’è una regìa che ha deciso di giocare su due fronti. Il primo è l’immagine esterna, affidata alle esternazioni affabulatorie di Carmine De Nicola che ormai è di casa nella clinica. Il secondo fronte è il lavorìo dei professionisti del business che hanno scelto un profilo molto basso e che si affidano alla competenza di Andrea Di Prinzio, ai suoi rapporti con il potere che conta ed alla forza dell’indirizzo magico di via Venezia 4, a Pescara dove ha sede il Cise srl, la società che ha il 50% del gruppo che ha vinto l’asta. Sembra infatti un’azione diversiva che ieri De Nicola abbia chiesto notizie sul personale in servizio a Villa Pini, visto che il Piano industriale – tenuto nel cassetto - è già pronto da tempo e non sarà certo elaborato dopo l’incontro di lunedì 8 pomeriggio con Petruzzi ed il curatore.
Martedì 9 sarà infatti consegnato ai sindacati prima del secondo incontro previsto per il 10. In realtà, mentre ieri De Nicola “occupava” la clinica, gli imprenditori che hanno deciso di scendere in campo con lui si sono incontrati per mettere a punto i dettagli della loro partecipazione. In particolare ci sarebbe qualche contrasto per la valutazione delle quote di ciascuno, anche se è prevalsa la posizione di chi ha fatto valere l’impossibilità di cambiare i valori già prefissati prima dell’asta e che quindi rimarranno come erano. E a quanto è filtrato l’armonia tra i soci è subito rinata, perché il vero collante non è il castello societario (Cise 50%, Medical centre Maria ausiliatrice 10%, Stella del mare 40%) che affronterà le scadenze economiche ormai imminenti, ma il progetto che li ha intrigati, cioè la possibilità di sfruttare Villa Pini come trampolino di lancio nella sanità privata che conta. 


Il progetto, che non bada a spese come dimostra l’acquisto all’asta, prevede non la gestione di una clinica, ma la creazione di un ospedale privato vero e proprio, sfruttando anche le potenzialità degli edifici esistenti e dei terreni circostanti. Perché l’eliporto si può realizzare, il terreno vocato già c’è, e quindi pensare ad un Trauma center non è poi così lontano dalla realtà. Ma c’è di più: questo ospedale privato ha in programma di occupare tutti gli spazi lasciati vuoti dalla sanità pubblica. Oltre ai grandi traumi, ci sarà spazio per la cura delle ferite difficili e delle ustioni, così come sono previste molte attrezzature e sale di terapia intensiva epost intensiva (quelle che la Asl lesina – ad esempio – alla Cardiochirurgia). Il tutto per assicurare velocità nelle prestazioni e ripresa immediata del malato.
E’ indubbio che in questo progetto “ospedaliero” si senta la mano del primario della clinica di San Benedetto gestita da De Nicola. Si tratta del chirurgo Arnaldo Filippini, una di quelle professionalità che la d’Annunzio non ha saputo trattenere e valorizzare.


E questo potrebbe essere il valore aggiunto dell’iniziativa, la molla psicologica che farà decollare il progetto, visto che in tutte le dichiarazioni dei soci (De Nicola, Di Ianni, Di Carlo, Colasante) ritorna l’università come termine di confronto. A meno che non si parli di questa grande sfida perché nella proprietà del Cise srl, di cui Di Ianni è amministratore unico, spuntano due fiduciarie: Mia fiduciaria spa (che è la nuova denominazione di Amphora fiduciaria spa) e Siref fiduciaria, che fa capo ad una banca. E nella Mia fiduciaria, oltre agli interessi di alcuni protagonisti di questa storia, ci sarebbe la presenza di un gruppo sanitario dell’Emilia Romagna, con il 60% delle quote.


Sebastiano Calella