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Abruzzo. «Vizio formale», annullato l’ergastolo all’uomo che fece a pezzi la fidanzata

Il delitto tre anni fa a Teramo

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CORTE D'APPELLO L'AQUILA
TERAMO. Annullata in appello per un vizio formale la sentenza all'ergastolo emessa nel 2012 dalla Corte di assise di Teramo nei confronti di Romano Bisceglia.

L’uomo era stato condannato per l'omicidio della sua ex convivente, strangolata e fatta a pezzi prima di essere buttata in una scarpata alla periferia di Teramo, nel giorno di Pasquetta di tre anni fa. Un delitto atroce che scosse la città e tutta la regione. Oggi però, sulla condanna di primo grado arriva un violento colpo di spugna: l'imputato torna ad essere un indiziato di reato come all'indomani dell'arresto, un mese dopo il delitto.
Stamani, a sorpresa, i giudici della Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila (presidente Catelli, a latere Servino) hanno infatti annullato la pronuncia dell'Assise di Teramo che il 23 aprile dello scorso anno avevano condannato al carcere a vita l'imputato: quale tipo di errore formale non è stato reso noto al momento, e soltanto le motivazioni potranno chiarire questo colpo di scena. 


Potrebbe essere, ma non solo, il particolare della errata composizione dei nomi dei giudici popolari nella trascrizione sul dispositivo.
Bisceglia è finito sotto processo per l'atroce delitto della donna i cui brandelli vennero ritrovati in via Franchi a Teramo, da un passante a spasso con il cane. Fu l'animale a fiutare i sacchi neri dell'immondizia , alla periferia della città dentro cui erano stati raccolti i resti mutilati della 46enne.
Movente dell’omicidio, secondo l’ipotesi accusatoria, la sopravvivenza economica di Bisceglia, che lucrava sugli incontri con i clienti della donna e sui proventi dello spaccio di droga.


Bisceglia avrebbe ucciso la donna al culmine di un violento litigio scatenato dall'intenzione della vittima di cambiare vita e di smetterla con lo spaccio di stupefacenti e il meretricio per procurarsi il denaro. Il 54enne ha provato in tutti i modi a far desistere la donna dal suo desiderio di ‘redenzione’ ma, non riuscendoci, l’ha ammazzata. L'avrebbe uccisa nella vasca da bagno e fatta a pezzi per poi occultare il cadavere il lunedì di pasquetta, sicuramente dopo le 10,30 del mattina, orario al quale risale l'ultimo avvistamento della donna.
Dodici ore dopo ci fu il macabro ritrovamento. Ad incastrare Bisceglia le impronte digitali rinvenute sul nastro adesivo utilizzato per chiudere uno dei sacchi in cui era contenuto un pezzo del corpo della donna, macchie di sangue trovate su una scarpa dell'uomo, nel bagno e sul bordo della vasca da bagno della casa di Bisceglia, ritenute compatibili con il Dna della donna dagli esperti del Ris dei carabinieri. Manca solo l'arma del delitto, fatta scomparire, secondo l'accusa, dall'assassino. 

BISCEGLIA RESTA IN CARCERE
Romano Bisceglia rimarrà in carcere. Sarà riprocessato in Assise a Teramo, con un collegio differente. La decisione della Corte d'Appello dell'Aquila di annullare l'ergastolo inflitto in primo grado, secondo fonti giudiziarie, sarebbe stata obbligata in quanto in alcune udienze di quel processo, dedicate a testimonianze importanti e perizie, si sarebbe creato un problema, che risulterebbe dai verbali, sull'assegnazione del supplente per i giudici popolari assenti. L'anomalia sarebbe stata sollevata oggi dallo stesso Procuratore generale, Romolo Como, che ha solo commentato: «Quella assunta oggi è una decisione lineare sulla base delle carte del processo di primo grado».
Bisceglia in questo modo rimane in carcere, in quanto ricominciano i termini per la custodia cautelare. Andando avanti regolarmente, invece, sarebbe stata la Cassazione, sulla base dei verbali delle udienze di primo grado, a riformare probabilmente la sentenza e, in quel caso, sarebbero potuti essere nel frattempo scaduti i termini della custodia cautelare previsti tra le varie fasi dei processi.