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Abruzzo. Taglio tribunali, anche Sulmona sparirà: la Consulta dice sì

La riforma dell’ex ministro Severino è stata promossa

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Tribunale di Sulmona






SULMONA. La riforma della "geografia giudiziaria" che prevede il taglio di 31 tribunali e 220 sedi distaccate passa al vaglio della Corte Costituzionale.
La Consulta, infatti, con una decisione adottata a tempo di record ha bocciato le questioni di legittimità costituzionale sollevate da alcuni uffici giudiziari contro la loro soppressione, salvando solo il tribunale di Urbino. Niente da fare, invece, per quelli di Pinerolo, Alba, Sala Consilina, Montepulciano e Sulmona.
Proprio dal capoluogo peligno nelle scorse settimane era partito il ricorso dei dipendenti del Tribunale, della Procura della Repubblica e degli Uffici del Giudice di Pace di Castel di Sangro e di Pratola Peligna per impugnare i provvedimenti relativi al trasferimento del personale a seguito della legge per la riforma della geografia giudiziaria e dei conseguenti decreti legislativi.
Ma la Corte ha dichiarato «non fondate» le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 2, della legge n. 148 del 14 settembre 2011 (l'ultima manovra del governo Berlusconi), che contiene la "Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari", così come le questioni di incostituzionalità dei decreti legislativi 155 e 156 del 7 settembre 2012, i due provvedimenti del governo Monti che dispongono i tagli, prevedendo una "nuova organizzazione" dei tribunali, degli uffici dei pm e dei giudici di pace. 


«Inammissibile», invece, la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che tra l'altro contestava la soppressione degli uffici giudiziari di San Vito al Tagliamento, Tolmezzo, Cividale del Friuli e Palmanova.
La Consulta ha dunque di fatto 'promosso' la riforma voluta dall'ex Guardasigilli Paola Severino e portata avanti dall'attuale Governo, con il ministro Annamaria Cancellieri intenzionata ad attuarla entro settembre. Un via libera significativo e non affatto scontato, considerata l'opposizione di numerose comunità e di diverse parti politiche.
Ieri, nel corso della discussione pubblica, erano state illustrate le varie questioni, «a cominciare - ha spiegato il relatore, il giudice costituzionale Giancarlo Coraggio - dalla dichiarazione di incostituzionalità dalla legge delega, inserita nell'iter di conversione di un decreto legge. E questo contrasterebbe, a detta dei rimettenti, con due principi affermati dalla Corte: sarebbe 'intrusa' e si tratterebbe di una riforma approvata a dispetto del procedimento ordinario», perché priva dei requisiti di necessità e urgenza.


Inoltre «il legislatore delegato non avrebbe rispettato puntualmente i criteri di delega fissati».
Vengono contestate poi una serie di violazioni di «parametri costituzionali», dall'aver dato «prevalenza al risparmio e all'efficienza a dispetto del principio di solidarietà», i tagli «inciderebbero sui diritti dei lavoratori», e viene tra l'altro contestato il «diverso trattamento riservato ai dipendenti dei tribunali soppressi».
Tutte questioni che la Corte costituzionale ha però ritenuto «non fondate» o «inammissibili», con la sola eccezione del decreto n. 155 nella parte che prevede la soppressione del tribunale di Urbino

«SCONFITTA DELLA GIUSTIZIA»
«La decisione della Corte Costituzionale rappresenta una sconfitta della giustizia e dei cittadini», commenta l’avvocato Gabriele Tedeschi. «La Suprema Corte ha, di fatto, limitato l'accesso alla giustizia dei cittadini del circondario del Tribunale di Sulmona. Dobbiamo, purtroppo, rilevare che, anche dinanzi al Giudice delle Leggi è prevalso l'interesse di una parte, la Magistratura, l'unica a trarre vantaggio dalla soppressione dei Tribunali. La riforma, come ampiamente dimostrato, non garantirà né risparmio di denaro pubblico né maggiore efficienza, ma creerà solo notevoli disagi. Non ci arrenderemo mai all'idea di vivere in un paese in cui l'interesse di pochi prevale sull'interesse della collettività. Pertanto, noi avvocati del foro di Sulmona continueremo a lottare in tutte le sedi a tutela dei diritti dei cittadini e auspichiamo una reazione d'orgoglio da parte della politica».