SBOTTA DA ORBI

L’Aquila, Cialente caccia il suo capo di gabinetto e attacca i giornalisti: «come la mafia»

«Frequenta i miei avversari politici, ho perso la fiducia»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4367

L’Aquila, Cialente caccia il suo capo di gabinetto e attacca i giornalisti: «come la mafia»

Cialente e Pietrucci




L’AQUILA. E’ finito nel peggiore dei modi l’’amore’ tra il primo cittadino Massimo Cialente e il suo capo di Gabinetto, Pierpaolo Pietrucci, 37 anni.
«Non mi fido più di lui», ha spiegato il sindaco che non sembra disposto a perdonare o mettere la retromarcia. «E’ tutto un equivoco», sostiene il suo ex fido collaboratore, al fianco di Cialente da sei anni, attualmente consigliere della Provincia de L’Aquila, consigliere comunale del Comune di Montereale e, si dice, prossimo candidato alle regionali.
Eppure la rottura sembra insanabile. Le parole del sindaco sono nette, trancianti, in alcuni casi anche violente. Ce l’ha pure con i giornalisti, già attaccati nei giorni scorsi in maniera generica e indiscriminata: Cialente ce l’ha contro qualcuno in particolare ma non fa nomi, attacca tutti, spara nel mucchio: hanno atteggiamenti mafiosi, dice. Chi, come, dove, perchè? Sarebbe opportuno essere precisi visto le gravissime accuse...

«FREQUENTA I MIEI AVVERSARI»
La colpa di Pietrucci sarebbe quella di aver frequentato «gli avversari» del sindaco, inteso come certi giornalisti. Avversari politici, certo, ma Cialente avrebbe preferito un altro atteggiamento: più distacco, più freddezza perché «Petrucci può andare a braccetto con chi vuole ma non come mio capo di Gabinetto».
Ieri una giornata convulsa dopo la strappo che si sarebbe registrato martedì sera. Il sindaco era a Preturo per la conferenza stampa sull’aeroporto di Preturo mentre Pietrucci è entrato ufficialmente in ferie. Una pausa tecnica per vedere se si possono ancora ricomporre i cocci?
Poi in serata, quando la notizia si era ormai diffusa, il sindaco rientrato da Roma si è sfogato su Facebook.
«Il fatto che i miei più stretti collaboratori, quelli più stretti in assoluto», scrive Cialente, «si incontrino con i miei più duri avversari mi sta bene se lo fanno come privati cittadini. Non possono farlo se sono Direttore Generale o Capo di Gabinetto».
Il sindaco spiega che aveva chiesto «ripetutamente» a Petrucci di evitare «questi atteggiamenti che sono retaggio di un modo oscuro di fare politica in questa città dove il gossip e la calunnia tentano di assurgere a valenza politica, quando invece sono armi di pressione, a volte mafiosa».
Nonostante le raccomandazioni, però, continua il sindaco, «Pierpaolo Pietrucci non ha inteso accogliere il mio ripetuto invito» e avendo perso «la mia fiducia in lui, sono stato costretto a privarmi della sua preziosa collaborazione. Fiducia perchè non posso pensare che informazioni riservate me le ritrovi su qualche giornale, che manipola una parola detta in buona fede, oppure che i miei assessori, sottoposti a veri linciaggi, anzichè poter contare su un sostegno solidale, vedano il mio più stretto collaboratore a braccetto con chi li offende. In questa città esistono ragnatele pesanti, tipiche forse di una certa provincia. Quando diventano strumenti di pressione politica si entra nel patologico. Noi siamo per guarire da questa patologia. L'ho più volte spiegato, anche a Pierpaolo. Non intendo impedirgli di fare le sue scelte nei rapporti personali o politici, ma non può farlo come mio Capo di Gabinetto».

«UN EQUIVOCO»
Lo stesso Pietrucci rivendica il suo diritto di parlare con chi crede, si sfoga anche lui su Facebook e pure lui fa esplicito riferimento alla mafia: «da vecchio studente di giurisprudenza ho imparato dal Procuratore Generale Nicola Trifuoggi che la mafia si riconosce prima di tutto dai comportamenti, a cominciare dall'annientamento di chi diventa scomodo, che a farlo fuori sia una pallottola di lupara o la macchina del fango».
«I giornalisti (categoria alla quale appartengo essendo iscritto all'Ordine)», va avanti, «frequentano il Comune ed io parlo con loro, come con tutte le altre persone, sia fuori che dentro , cosa che rientra nei doveri del Capo Ufficio di Gabinetto».
Per Pietrucci dunque la ‘scusa’ di Cialente («troppo esigua») non regge «l’enormità delle conseguenze» ma ha un’altra idea: « talvolta, quando i giovani smettono di fare numero e rivendicano il diritto di parola e anche di dissenso, contro i poteri forti, diventano scomodi e vittime del "tiro al piccione"», parole con riferimenti nemmeno troppo velati all'ostracismo del Pd verso Matteo Renzi.

L’EDITORIALE DI BEPPE VESPA
In Comune si sostiene che il sindaco non abbia gradito un articolo de L’Editoriale di Beppe Vespa sull’aeroporto di Preturo, pensando che certe informazioni siano state passate da Pietrucci.
«Pietrucci ha parlato con chi non avrebbe dovuto parlare», scrive Alessandra Cococcetta su L’Editoriale, «ci dicono si riferisse ancora una volta ai giornalisti di questa testata, ai quali avrebbe detto delle cose, sull’aeroporto su cui è competente Moroni e che avrà finanziamenti pubblici, nonostante la gestione sia privata, ignorando che c’è una delibera di Giunta e un bilancio di previsione con tutte le cifre ufficiali, non capiamo quindi cosa possa temere Cialente e cosa ci sia dietro, visto che di segreto, in quelle carte, c’è ben poco».

CIALENTE SCATENATO
Come detto il sindaco ha il dente avvelenato contro i giornalisti. Lui non fa nomi ma spara contro tutti. Sabato aveva pubblicato un post di fuoco e stanotte, dopo la vicenda del suo capo di gabinetto, ha pubblicato nuovamente tutto.
Parte da lontano, ancora una volta dai modi di agire della mafia che «cerca sempre di intimidire. L'intimidazione ha varie forme, ma è sempre un segnale mafioso. E' sempre vigliacca, perchè nascosta, subdola, mascherata. Può essere un proiettile che ti arriva a casa, può essere un avvertimento amichevole, puo essere un incidente che ti capita ecc. ecc.»
In Italia, fa notare il sindaco, «vi è quello dell'attacco a mezzo dei media, giornali, siti, testate varie, che ti cominciano ad attaccare per settimane, forse anche mesi, te, il tuo compagno di partito, la tua famiglia. E' un gioco facile. Ti arriva una richiesta di un qualcosa, più o meno esplicitata. Tu dici no e parte la guerra. Pensate a cosa hanno fatto i giornali di Berlusconi ai suoi avversari, es. Fini. Capita a volte che questi giornali o sedicenti tali», continua parlando genericamente, «siano anche diretti (o vi scrivano) pregiudicati, gente senza scrupoli, che di questo vive. (L'ordine dei giornalisti lo sa, ma tace per paura più che per corporativismo). Spesso dietro vi sono personaggi che per anni in una città od uno stato hanno goduto di privilegi, complicità, facendo ciò che volevano. Qualcuno a volte si mette paura e cede, o peggio si tiene buoni comunque questi squallidi personaggi, dandogli o illudendoli di essere forti. Io credo che ad una delle più belle frasi che conosco : "chi ha paura muore ogni giorno" si debba aggiungere "chi non ha paura uccide ogni giorno il mafioso". Una forza democratica che intende guidare un paese o una città, e che voglia realmente combattere i furbi e le ingiustizie debba partire da qui».
a.l.