LA SENTENZA

Assunzioni temporanee in sequenza: è vietato se è un escamotage. Condannata Asl

Corte d’appello segna un precedente pericoloso per le casse pubbliche.

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Cristina Di Renzo

Cristina Di Renzo

 

PESCARA. La Asl di Pescara è stata condannata dalla Corte d’appello dell’Aquila a risarcire con 50 mila euro un’infermiera che era stata assunta a tempo determinato nel 2005 e che poi con intervalli di 20 giorni era stata sempre richiamata in servizio fino al 2011.

E poi mai più.

Si tratta di una sentenza che rischia di sbancare le casse della Asl pescarese e non solo, visto che lavoratori a tempo determinato, licenziati e poi riassunti dopo 20 giorni ce ne sono a centinaia. In primo grado, il giudice del lavoro di Pescara aveva respinto le richieste di risarcimento dell’infermiera, motivando la sentenza negativa con il fatto che toccava al dipendente dimostrare il danno subìto.

La Corte d’appello ha ribaltato completamente la prospettiva ed ha sentenziato che il danno è proprio la mancata assunzione a tempo indeterminato, cioè – come si dice tecnicamente – è “in re ipsa”, perché si realizza nello stesso fatto che l’assunzione definitiva non è avvenuta mentre sono continuate in sequenza e senza motivazioni particolari le assunzioni a tempo determinato. Ma questo la Asl non lo può fare, né a Pescara né altrove perché – come dice l’avvocato Cristina Di Renzo del Foro di Chieti – «la reiterazione di cinque assunzioni è avvenuta non per esigenze temporanee ed urgenti, ma attraverso formule generiche prive di qualsiasi riferimento alle ragioni dell’assunzione stessa». L’avvocato non lo dice, ma sembra di essere di fronte al solito giochetto di tagliare i costi del lavoro dipendente con queste formule che la Pubblica amministrazione non dovrebbe utilizzare.

Tanto che la Corte d’appello ha condannato la Asl a risarcire i danni all’infermiera, quantificati in 50 mila euro come danno per la perdita di un posto di lavoro fisso, come stabiliscono i principi guida della Corte di giustizia europea. «La sentenza ha una chiave sanzionatoria – continua l’avvocato Di Renzo – ma anche un effetto dissuasivo per i funzionari e per i manager che non dovevano assumere e licenziare, perché queste assunzioni non erano destinate a soddisfare esigenze temporanee ed eccezionali, ma permanenti ed istituzionali. Il che alla fine serviva ad eludere l’assunzione a tempi indeterminato».  Si tratta, come si può capire, di una sentenza innovativa di cui dovranno tener conto tutte le amministrazioni pubbliche: i contratti anomali a termine o la successione anomala di contratti a tempo determinato danno origine ad un obbligo di risarcimento per la pubblica amministrazione.

Sebastiano Calella