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L'AQUILA SI GIOCA IL LOLLI

Da Roma qualcuno trema: sarebbe un pericoloso precedente

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Giovanni Lolli

Giovanni Lolli



ROMA. Avvisare Giovanni Lolli: la mobilitazione avviata su siti web e social network per riportarlo a tutti i costi in Parlamento sta sortendo l'effetto contrario.

Da più parti arriva la sollecitazione a trovare un posticino alla Camera per il primo dei non eletti in Abruzzo alle ultime elezioni politiche. La richiesta era spuntata fuori già all’indomani della bocciatura e si è riaffacciata prepotentemente nelle ultime ore.
Ma ai vertici del Pd non risultano gradite le pressioni esercitate sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanni Legnini per indurlo alle dimissioni da deputato e far posto così allo stesso Lolli. Per una questione di stile. Ma anche per una questione politica: dovesse passare il principio delle dimissioni da parlamentare dei membri del governo, nel Pd si costituirebbero le basi per un pericoloso precedente sgradito a tutti i deputati e senatori chiamati da Enrico Letta a ricoprire incarichi da ministro e sottosegretario. E tra i tanti ci sono dirigenti di primaria grandezza, come Enrico Franceschini, ministro per i rapporti con il Parlamento.
Per questo e non solo si mostra infastidito Guglielmo Epifani, che si appresta a visitare l'Aquila. 


Al segretario del Pd sono giunte voci della campagna pro-Lolli e delle pressioni esercitate da tempo su Legnini. Circolano tra Montecitorio e palazzo Madama anche i racconti sulla ipotesi di dimissioni che sarebbero state illustrate al sottosegretario dallo stesso Lolli e dalle altre star aquilane del Pd, la senatrice Stefania Pezzopane e Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila. Sollecitazioni da archiviare senza la minima considerazione, ha sentenziato Epifani. Che di Legnini, al pari di altri dirigenti di primo piano del partito, come l'ex capogruppo al Senato Anna Finocchiaro e il suo successore Luigi Zanda, è un grande estimatore.
Lolli è Lolli, vecchio comunista ed esperto di sport. Ma Legnini è Legnini, avvocato e grande conoscitore (uno dei pochi nel Pd) del bilancio dello Stato e di tutti i suoi segreti. Il fatto che Letta lo abbia voluto a palazzo Chigi affidandogli la delega sull'Attuazione del programma, oltre a quella delicatissima per l'editoria che espone il governo al confronto diretto con tutti i grandi gruppi italiani proprietari di giornali e televisione, la dice lunga sulla considerazione che Legnini si è ormai conquistata ai vertici del partito. 


Non un comprimario qualsiasi, dunque, ma un uomo ormai indispensabile per il Pd. Questo pare essere diventato oggi Legnini. Con buona pace di Lolli, ma anche di quei politici abruzzesi che come Luciano D'Alfonso cominciano ad autocandidarsi (nonostante gli impicci giudiziari) per la carica di governatore in Abruzzo. Si voti in inverno o a primavera, con le primarie o senza, in pole position per il momento sembra esserci un solo cavallo di razza: l'avvocato Legnini da Roccamontepiano. Agli altri non resta che attendere. 

g.d.n.