IL PORTO DELLE RABBIE

Abruzzo. Dragaggio Pescara, operatori portuali denunciano: «qui non è cambiato nulla»

In attesa del nuovo Prg e di risposte chiare

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Abruzzo. Dragaggio Pescara, operatori portuali denunciano: «qui non è cambiato nulla»




PESCARA. La marineria pescarese è tornata in mare da un mese esatto: i pescatori sono tornati al lavoro, il mercato ittico ha riaperto i battenti ma non tutti i problemi sono stati risolti.
La situazione è ancora drammatica per gli operatori portuali, le agenzie marittime, le imprese portuali, i piloti ormeggiatori, gli spedizionieri doganali, i cantieri navali, i servizi antincendio ed antinquinamento, i ricevitori dei prodotti petroliferi. Per loro in questi ultimi trenta giorni nulla è cambiato. La nebbia fitta sul futuro è ancora lì e non riesce a diradarsi. In più adesso hanno perso anche il ‘megafono’, ovvero la rabbia e la tenacia dei pescatori che per mesi sono scesi in strada chiedendo risposte certe e lavori immediati.
«Siamo allo stremo», confessano gli operatori portuali, «e per noi la situazione non è cambiata assolutamente. Quando la marineria ha potuto far ripartire i propri pescherecci, per l’informazione e per l’opinione pubblica i problemi dello scalo portuale sono terminati. Tutto si è risolto per il meglio. Si può tornare a mangiare il pesce…e por molti va bene così».


Gli operatori, però, sono ancora in attesa: aspettano notizie sul dragaggio della darsena portuale e sull’eventuale prolungamento degli ammortizzatori.
Ma soprattutto attendono novità sul Piano regolatore portuale, ancora bloccato nei cassetti della Regione. Solo il Prg, infatti, permetterebbe di rivedere l’intero assetto del porto e risolvere alla radice i problemi di insabbiamento dovuti agli errori dell’ultimo progetto realizzato.
«Le aziende in crisi operanti nel porto a cui sono stati promessi degli indennizzi non hanno percepito alcunché», denunciano ancora, «ed è una notizia ormai che ha fatto il giro dei quotidiani nazionali che la Società Armatrice delle navi cisterna che operavano il trasporto petrolifero è fallita anche a causa della mancata operatività del nostro scalo. Pensate avevano acquistato una petroliera (nome Tigullio) da decine di milioni di euro per poter approvvigionare i depositi di Pescara e dopo un anno non ha potuto più onorare il contratto per mancanza di adeguato pescaggio».
Probabilmente nessuno avrebbe mai immaginato che un porto, in Italia, sarebbe stato abbandonato a se stesso.
«La zona portuale», protestano ancora gli operatori, «è ormai nel pieno degrado e deserta. Comune e Provincia hanno smantellato ciò che rimaneva: le tensostrutture che prima procuravano ombra ai turisti, la stazione Marittima è in abbandono totale da anni».

«Questa cosa è veramente una beffa clamorosa per tutta la città di Pescara», lamentano gli operatori. «Forse saranno i segnali che le ns. amministrazioni vogliono abbandonare il destino dello scalo pescarese? Che almeno abbiano il coraggio di uscire allo scoperto e dirlo apertamente».
Il clima è di quelli surreali: il piazzale del porto è divenuto sede del Luna Park e ritrovo dei pensionati che vi hanno piazzato sedie e tavolini.
La vocazione turistica e commerciale dello scalo ormai è soltanto un lontano ricordo.
Alessandra Lotti