LA SENTENZA

Sanitopoli. Corte d’Appello: Pace e Trozzi condannati. L’avvocato Pietro Anello assolto

Ribaltate in parte le sentenze di primo grado del processo col rito abbreviato

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Sanitopoli. Corte d’Appello: Pace e Trozzi condannati. L’avvocato Pietro Anello assolto

Giovanni Pace

 

 


ABRUZZO.  La Corte d'Appello dell'Aquila (presidente Manfredi, giudici Flamini e Tascone) ha parzialmente riformato la sentenza di assoluzione del gup del tribunale di Pescara e ha quindi condannato l'ex presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Pace, e l'ex vice presidente della Fira, Vincenzo Trozzi, rispettivamente a due anni e a un anno e quattro mesi per il reato di concussione per induzione, nell'ambito della vicenda su presunte tangenti nel mondo della sanita' abruzzese.
La Corte d'Appello ha pero' confermato l'assoluzione di Pace e Trozzi dal reato di associazione per delinquere e ha inoltre dichiarato prescritto il reato di abuso.
I due inoltre dovranno risarcire, come danno morale, 100 mila euro alla Regione.
 L'avvocato Massimo Cirulli, difensore di Pace e Trozzi, ha annunciato che fara' ricorso in Cassazione. Il ricorso in appello era stato presentato dai pm del processo Sanitopoli, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio, che in sede di rito abbreviato davanti al gup di Pescara avevano chiesto quattro anni per Pace e tre anni e sei mesi per Trozzi.

  Sempre la Corte d'Appello ha invece assolto l'avvocato romano Pietro Anello.
In primo grado, in sede di giudizio abbreviato, l’avvocato Anello era stato condanno alla pena 4 anni di reclusione per i reati di associazione per delinquere, abuso di ufficio e truffa aggravata, mentre era stato assolto dal reato di corruzione. Era stato altresi condannato a risarcire il danno in favore della Regione Abruzzo e delle Asl abruzzesi calcolato in una provvisionale di euro 1.250.000.
Contro la sentenza avevano proposto appello i difensori, Antonio De Michele di Termoli e Titta Madia di Roma ed i pm di Pescara contro l’assoluzione pronunciata dal gup per il reato di corruzione.
Con la sentenza la Corte di Appello ha rigettato l’appello dei pm ed ha accolto quello della difesa, assolvendo Anello da tutti i reati per i quali vi era stato condannato in primo grado, con la formula più ampia "per non aver commesso il fatto”.

«La sentenza della Corte di Appello», dicono i difensori, «è tanto più rilevante in quanto i reati addebitati ad Anello si erano ormai prescritti, per cui nonostante l’avvenuto decorso del tempo la Corte ha ritenuto doveroso entrare nel merito stabilendo che il professionista non aveva commesso i reati che gli erano stati addebitati».
Secondo l'accusa l'ex presidente avrebbe ottenuto dall'ex titolare della clinica Villa Pini, Vincenzo Maria Angelini, quale contributo elettorale, una presunta tangente da 100 mila euro, ricevuta poi materialmente da Trozzi nella sede della Fira, la finanziaria regionale abruzzese.
Sempre per l'accusa, l'ex patron di Villa Pini, Vincenzo Maria Angelini, avrebbe pagato, tra ottobre e dicembre 2004, ad Anello, 250 mila euro per ottenere una perizia favorevole.

In quel periodo Anello si stava occupando, per conto della Fira, degli aspetti tecnico giuridici riguardanti la prima cartolarizzazione.
Per il giudice di secondo grado però evidentemente le cose non sono andate così. L’avvocato romano, voluto da Giancarlo Masciarelli, al centro delle cartolarizzazioni esce per ora pulito dopo la prima condanna.
Si attendono le motivazioni che arriveranno in 90 giorni per capire il merito della decisione. Molto tempo prima (il 20 luglio) arriverà invece la sentenza di primo grado per maxiprocesso Sanitopoli che in qualche modo cristallizzerà la prima verità giudiziaria sulla vicenda delle tangenti presunte nella sanità abruzzese.