IL PROCESSO

Terremoto. L’Aquila, crollo via D’Annunzio, «cedimento per deficit»

Depositata la perizia di Gabriella Mulas

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Terremoto. L’Aquila, crollo via D’Annunzio, «cedimento per deficit»




L'AQUILA. «L'edificio aveva un deficit importante di capacità portante, se non ci fosse stato non avrebbe avuto il cedimento dei pilastri a tutti i piani».
Lo afferma la professoressa Gabriella Mulas, docente del Politecnico di Milano, che ha depositato la sua perizia nell' ambito del processo in corso per il crollo dell'abitazione in via D'Annunzio la notte del 6 aprile 2009, che causò la morte di 13 persone.
Si tratta di uno dei filoni ancora aperti della maxi inchiesta della procura della Repubblica sui crolli di oltre 4 anni fa, che ha già portato a una serie di sentenze, per lo più di condanna. In particolare due sono gli imputati, entrambi accusati di omicidio colposo plurimo e lesioni in riferimento a presunti errori nella ristrutturazione del palazzo.
Si tratta dell'ingegnere aquilano Fabrizio Cimino, 50 anni, e Fernando Melaragno, 63, molisano di Forli' del Sannio.
Alla base dell'accusa la perizia del pm in cui si sostiene che il palazzo, essendo stato realizzato in cemento armato, non sarebbe dovuto implodere dopo il sisma del 6 aprile ma avrebbe dovuto comunque resistere come e' avvenuto per altri edifici molto più vecchi. In particolare sotto la lente di ingrandimento sono finiti i lavori manutenzione del 2002.
Ai due imputati si contestano la mancata esecuzione di prove di carico e la mancata valutazione di adeguatezza statica e sismica dell'intero edificio situato in zona Villa comunale. Ma per Braga i lavori eseguiti dagli imputati erano relativi alla protezione di 8 dei 36 pilastri dell'edificio per i quali non occorrevano nuovi calcoli strutturali.
Il documento redatto dal perito nominato dal giudice per dirimere la diversità di vedute tra accusa e difesa dovrà ora essere sviscerato dal giudice di questo procedimento, Giuseppe Grieco, per confermare o confutare le tesi del pubblico ministero Fabio Picuti. Al termine dell'udienza di ieri il giudice ha aggiornato il processo al prossimo 5 novembre, quando ci saranno le domande degli avvocati difensori.
Nella vicenda relativa al crollo della palazzina è coinvolta un terzo soggetto: Filippo Impicciatore di 81 anni, di Perano (Chieti). Egli e' imputato in quanto fu uno dei costruttori dell'edificio realizzato nel 1961 insieme ad altre persone che sono decedute e che pertanto non entrano nel processo penale a prescindere dall'aspetto risarcitorio. Siccome e' residente in Venezuela non e' stato possibile notificargli l'atto. La sua posizione resta stralciata.