LA SENTENZA

Manifesti Pdl e Lega contro rom, giudice: «comportamento discriminatorio». Ma nessun risarcimento

Guarnieri: «soddisfatti, basta ai pregiudizi»

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Manifesti Pdl e Lega contro rom, giudice: «comportamento discriminatorio». Ma nessun risarcimento




PESCARA. Il giudice del Tribunale civile di Pescara, Stefania Ursoleo ha sciolto oggi la riserva sulla decisione circa la vicenda dei manifesti nei confronti della comunità rom.
I cartelloni sono stati pubblicati e diffusi dopo l'omicidio di Domenico Rigante, il 24enne tifoso del Pescara, ucciso con un colpo di pistola il primo maggio 2012 nel capoluogo adriatico.
Nel provvedimento, il giudice dichiara «il carattere discriminatorio della pubblicazione e diffusione delle dichiarazioni» rilasciate dal Pdl e dalla Lega Nord Abruzzo nei confronti della comunità rom pescarese e ordina «la cessazione di tali comportamenti discriminatori».
Sempre il giudice però non ha accolto la richiesta di risarcimento del danno, pari a 25mila euro, avanzata da tre rom e due associazioni (Rom Sinti@Politica Abruzzo e Asgi-associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione). Nel provvedimento, il giudice sottolinea che «al di là dell' episodio di cronaca nel cui contesto temporale si sono collocate le pubblicazioni in contestazione, è evidente che la dichiarazione propagandistico-elettorale contenuta nel manifesto del Pdl accumuna i Rom di Pescara ai delinquenti, sicché appare indiscutibile la portata offensiva di quella dichiarazione».
La vicenda vede coinvolti il Pdl, nella persona del coordinatore provinciale Lorenzo Sospiri, e la Lega Nord Abruzzo, nella persona di Marco Rondini, ex commissario regionale e responsabile di un sito internet. Due gli episodi contestati. Al Pdl quello riguardante l' affissione a Pescara di un manifesto con la scritta il partito "mantiene gli impegni. Fuori dalle case popolari rom e delinquenti", mentre alla Lega si contesta un comunicato stampa riguardante l'allontanamento degli zingari da Pescara.
I due partiti si sono sempre difesi sostenendo che «non vi è stato alcun atto di discriminazione», in quanto «gli sfratti eseguiti non furono soltanto a carico dei rom, ma anche di altre famiglie che occupavano abusivamente appartamenti nel quartiere Rancitelli».

«ACCERTATO FINE SPECULATIVO»
«E’ importante rilevare», commentano gli avvocati Alessandro Dioguardi e Andrea Cocchini che hanno difeso il Popolo delle Libertà, «come gran parte della motivazione del provvedimento giudiziario sia improntata a censurare il disinvolto comportamento dei signori Guarnieri, Spinelli e Di Rocco che hanno proposto una infondata (e come tale riconosciuta dal Tribunale) azione di risarcimento senza allegare circostanza alcuna che fosse idonea a comprovare l'asserito danno. Il medesimo discorso può essere riferito anche alle altre associazioni ricorrenti», vanno avanti i due legali, «e alcun risarcimento è stato riconosciuto dal Tribunale che sul punto ha totalmente rigettato le domande risarcitorie dei ricorrenti, censurando il fine scopertamente speculativo e "di incremento patrimoniale della iniziativa" che questa Difesa aveva compiutamente esposto in corso di causa».

GUARNIERI: «SEGNALE IMPORTANTISSIMO»
«E’ un segnale importantissimo. Da oggi chi discrimina i rom commette reato e rischia di essere condannato», ha commentato il presidente della Fondazione Romanì, Nazzareno Guarnieri.
«Siamo soddisfatti - evidenzia Guarnieri - perché viene evidenziato un principio fondamentale: basta ai pregiudizi, che in Abruzzo vanno avanti ormai da troppo tempo. La discriminazione è reato e questa sentenza lo ha ribadito chiaramente».
Guarnieri, impegnato da tempo nel costruire un percorso di sensibilizzazione finalizzato a favorire l'integrazione, auspica che «ora, anche alla luce di questa sentenza, la classe politica locale promuova quell'indispensabile processo di integrazione che da soli non siamo in grado di portare avanti».