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“Calcio malato”, associazione a delinquere, evasione e riciclaggio: il nuovo buco nero in serie A

La nuova inchiesta di Napoli fa paura e svela scenari sempre più inquietanti

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“Calcio malato”, associazione a delinquere, evasione e riciclaggio: il nuovo buco nero in serie A




ROMA.  Gestione allegra dei bilanci, operazioni finanziarie illecite, evasione fiscale internazionale, false compravendite di giocatori realizzate attraverso fatture false con l'obiettivo di spalmare i debiti: l'inchiesta della Gdf e della procura di Napoli scoperchia l'ennesimo buco nero del pallone italiano, tracciando un quadro che non risparmia nessuno, dai top team alle squadre minori.
Qualcuno, quando nove mesi fa gli uomini delle Fiamme Gialle si sono presentati negli uffici della Figc e del Napoli per acquisire i documenti relativi ai contratti del 'Pocho' Lavezzi - ceduto dagli azzurri al Psg - e del quasi sconosciuto attaccante argentino Cristian Chavez, aveva liquidato la vicenda con un'alzata di spalle, ritenendola una questione marginale e circoscritta. 


Ma partendo da quell'attività, invece, l'inchiesta si è allargata a dismisura, coinvolgendo quasi la totalità dei club di serie A e ipotizzando reati tutt'altro che minori: associazione a delinquere, evasione fiscale internazionale, riciclaggio, emissione di fatture false.
Segno che gli investigatori hanno trovato materiale assai interessante che potrebbe inguaiare, oltre alla dozzina di procuratori già coinvolti, calciatori e società. E la decisione di chiamare il blitz di oggi "calcio malato" ne è la prima conferma.
«C'è un fenomeno pressoché generalizzato» nel calcio professionistico, dicono infatti gli investigatori, ed è la «progressiva e esasperata» lievitazione degli oneri relativi agli ingaggi dei calciatori, strettamente connessa alla necessità per le società, soprattutto quelle di prima fascia, di assicurarsi i migliori calciatori. Tutto ciò ha fatto sì che, nel tempo, si determinasse una situazione di «squilibrio gestionale sul piano economico-finanziario» che potrebbe aver spinto le società a compiere una serie di illeciti fiscali. 


L'analisi dei documenti acquisiti oggi consentirà di avere le risposte agli interrogativi; quel che è certo, dicono investigatori ed inquirenti, è che gli squilibri finanziari sono ben evidenti nonostante l'aumento degli incassi derivanti dalle partite, dalle sponsorizzazioni e dai diritti televisivi.
 E questo qualcuno dovrà spiegarlo. Nella "Richiesta di consegna documenti" recapitata ieri mattina alle società, i pm parlano di «reiterate condotte finalizzate all'evasione dell'imposta sui redditi» e, «più in generale» di «condotte elusive delle regole di imposizione tributaria, in relazione all'attività professionale» dei calciatori, curata dai procuratori. Sostenendo che nel corso delle indagini «è emerso un complessivo e articolato sistema di relazioni finalizzato alla sottrazione all'imposizione fiscale di significative risorse finanziarie, provenienti dalla conclusione di rapporti contrattuali di calciatori professionisti».


 Diversi sono i profili della gestione dei club su cui si concentra l'attenzione della procura e della Finanza: si va dalla ricostruzione dei rapporti tra società, procuratori e calciatori alle modalità di trasferimento di questi ultimi; dall'esame dei contratti alle modalità d'inserimento nei bilanci dei giocatori; dalle operazioni di compravendita e rinnovo alla gestione dei diritti d'immagine e dei diritti televisivi; dall'attività di scouting ai compensi per i calciatori qualificati come 'fringe benefit'. Per ricostruire tutti questi profili i finanzieri non si sono limitati all'acquisizione dei contratti tra giocatori e club e tra club e procuratori: hanno chiesto alle società di consegnare eventuali scritture private, corrispondenza, estratti conto bancari, contabilità, fatture. Dall'analisi di quelle migliaia di pagine si saprà se il calcio riuscirà ad uscire pulito o dovrà affrontare l'ennesimo scandalo.