AUTOPSIA DI UNA SENTENZA

Sentenza D’Alfonso. Ecco il documento sull’area di risulta dimenticato dal tribunale

Le censure del pm sulla valutazione di un documento ritenuto decisivo

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Varone di Carlo

Pm e giudice



PESCARA. Fatti, date e un documento: poche informazioni da tenere a mente per comprendere la «svista» del collegio giudicante che ha mandati assolti tutti gli imputati nel maxiprocesso Housework.
Tutti assolti con l’ex sindaco Luciano D’Alfonso, l’imputato eccellente che in primo grado ha incassato l’en plein.
Nel processo più importante dopo Sanitopoli tra le varie imputazioni c’erano anche le accuse che riguardavano la seconda gara per l’area di risulta vinta in solitudine dalla Toto spa. Anche su questa vicenda il tribunale presieduto dal giudice Antonella Di Carlo ha stabilito che non sono stati commessi reati e che non vi è alcun atto illegittimo.
Le censure che il pm Gennaro Varone pone al riguarda nel suo durissimo atto di appello alla sentenza sono pesanti e allo stesso tempo semplici.
«L’assoluzione dalle accuse di corruzione su questa vicenda», scrive Varone nel suo appello, «è tra le meno comprensibili. Con sbrigatività pungente, che vorrebbe dar segno di evidenza (ma, di fatto, con una reale incapacità di cogliere elementi di prova decisivi), si fa passare per valutazione critica l’apodittica esposizione di convincimenti dichiarati, ma non spiegati; ovvero frettolosamente motivati, con affermazioni smentite dai fatti; ovvero illogici».

LE DATE
La recente storia parla di due gare bandite per la riqualificazione dell’Area di Risulta dell’ex stazione ferroviaria di Pescara: la prima fu indetta con bando pubblicato il 1° agosto 2005. Il 22 aprile 2006 la giunta municipale prendeva atto della comunicazione con la quale il rup (ing. Di Biase) comunicava che la gara era andata deserta.
La seconda gara fu indetta con bando pubblicato il 6 luglio 2006.

CHE COSA DICE LA SENTENZA DI PRIMO GRADO
La sentenza di primo grado afferma che i rilevanti benefit in denaro e le notevoli elargizioni corrisposti dai Toto (Carlo ed Alfonso) al sindaco D’Alfonso, avrebbero spiegazione nei rapporti personali pregressi («datati») e costituirebbero, conseguentemente, «mere donazioni in spirito di amicizia».
Non corruzione dunque ma amicizia così come hanno sostenuto in aula i difensori di D’Alfonso.
Inoltre la sentenza dice che non vi fu alcuna illegittimità nella seconda gara dell’Area di Risulta in particolare, non sarebbe provato che i Toto poterono concordare il contenuto del bando (attraverso il geometra Leombroni) con l’apparato amministrativo del Comune, poiché -sostiene il Tribunale- gli appunti sequestrati a Leombroni si riferirebbero al periodo in cui quest’ultimo, nonostante le dimissioni (rassegnate dall’agosto 2005), egli continuò a prestarsi al comune in qualità di consulente esterno (sino al 15/12/2005).
Non sono state prese in considerazione nemmeno le remunerazioni verso Paolini, autista di D’Alfonso ma stipendiato da Toto Spa.
Altro fatto accertato dalla sentenza è che D’Alfonso scrisse alle imprese pescaresi (in data 12/04/2007) per chiedere il motivo della mancata partecipazione alla gara (la quale aveva visto Toto unico concorrente) e che ciò sarebbe inequivocabile «prova di buona fede».

LE ARGOMENTAZIONI DEL PM
Secondo il pm, però, sarebbero stati semplicemente tralasciati o interpretati male dei documenti sequestrati allo stesso Leombroni e regolarmente acquisiti in dibattimento.
Al dibattimento si è scoperto che Leombroni lavorasse inizialmente per Toto fin dalla sua giovinezza e che poi divenne funzionario presso la Provincia di Pescara sotto la presidenza di D’Alfonso, Leombroni transitò al Comune di Pescara, quale Dirigente i Lavori Pubblici, quando D’Alfonso ne divenne sindaco; per proseguirvi il suo incarico sino al 30/07/2005, quando, bruscamente, si dimise e (dopo essere brevemente rientrato in Provincia) fu assunto nuovamente dalla Toto SpA.
Ora a Leombroni sono stati sequestrati appunti (in parte, vergati a mano; in parte stampati al pc) contenenti proiezioni dell’offerta relativa alla seconda gara per l’area di risulta.
Secondo l’accusa questi documenti ritrovati sono sempre stati la prova tangibile che Leombroni conoscesse in anticipo i meccanismi del bando, anzi che li avesse addirittura suggeriti lui al Comune.

QUANDO SONO STATI SCRITTI I DOCUMENTI?
«Tali appunti sono stati certamente redatti in un momento intermedio tra il primo ed il secondo bando di gara; e ciò per varie, decisive, ragioni», scrive Varone, «la prima è da rinvenirsi nel tenore stesso degli appunti. Infatti nel documento n. 16 si fa riferimento al “precedente bando” (quindi la fase del primo bando era superata e si andava verso il secondo); ed anche all’”eventuale gestione” degli stalli nella ZCS (dunque, il secondo bando non era stato ancora pubblicato, perché in esso la gestione degli stalli non è eventuale, ma certa). Se gli appunti furono, dunque, stilati tra i due bandi di gara, la loro redazione va collocata, certamente, dopo il 22 aprile 2006, data in cui la GM prendeva atto, come si è detto, che la prima gara era andata deserta. Conseguentemente è illogica ed erronea l’affermazione che si legge a p. 166, 6° capoverso sentenza, secondo la quale ”gli appunti sequestrati si collocano in un periodo in cui, nonostante la scadenza dell’incarico, era rimasto a completare sua l’attività”».
L’incarico di Lembroni era scaduto il 15/12/2005; la prima gara sull’Area di risulta fu bandita nell’agosto 2005 e venne dichiarata deserta nell’aprile 2006.
«Quindi, tra l’agosto 2005 ed il 15 dicembre 2005 Leombroni non aveva alcuna attività “da completare”, per il Comune di Pescara, con riguardo al 1° Bando sull’Area di Risulta», scrive Varone.

LA DATA STAMPATA
Altro fatto rilevante è che alcuni di questi documenti riportano una data stampigliata «5 maggio 2006», ovvero «9 maggio 2006».
Il secondo bando venne pubblicato il 6 luglio 2006.
«Quindi, l’affermazione del Tribunale, secondo la quale gli appunti risalirebbero al periodo in cui il Leombroni continuò a lavorare per il Comune, è smentita documentalmente. Essendo impossibile che nel 2005 si annotino appunti datati … maggio 2006», dice Varone.

APPUNTI DELLA GARA SU FOGLI DELLA TOTO SPA
Ma c’è di più: alcuni appunti manoscritti di Leombroni risultano annotati su fogli (riciclati) intestati “Lavori di costruzione e gestione del porto di Gabes”; lavori che la Toto stava eseguendo nel marzo del 2006.
«Quindi è chiaro che», scrive Varone, «Leombroni stilò quegli appunti tra i due bandi di gara e mentre lavorava per Toto: essendo impossibile che, lavorando per il Comune (sia pure in ultrattività), Leombroni abbia usato carta … della Toto!!»
Negli appunti i dati inseriti riguardano l’equilibrio economico dell’offerta tenendo presente alcuni dati fermi.
«Nel foglio n. 16 del reperto Leombroni», scrive Varone, «compie un’analisi economica su un investimento previsto in circa euro 47.000.000 (nel bando di gara l’investimento è dichiarato in euro 48.820.000: dunque i due dati sono sovrapponibili). Ebbene: l’entità dell’investimento era nota soltanto a chi (a maggio 2006) conosceva il secondo bando prima della sua pubblicazione (luglio 2006), poiché l’importo complessivo dell’appalto fu ampiamente rimodulato dopo la prima gara».

STESSI APPUNTI TROVATI IN COMUNE
«Viene (o dovrebbe venire) spontaneo chiedersi, in particolare», scrive Varone, «per quale ragione, un aspirante partecipante svolga (o possegga, che è lo stesso) previsioni prodromiche alla formulazione di un bando di gara (?), anziché … della propria offerta di gara. La risposta a questa domanda la si trova visionando l’”Allegato 2” al Piano Economico e Finanzario (datato 26 giugno 2006 a firma ing. Luciano Di Biase): l’intestazione è identica; sennonché, trattandosi di un atto della pubblica amministrazione, in questo caso, coerente con la qualità del soggetto che la formula. Confrontando i due atti (l’allegato 2 al PEF e il doc. 27-30 di Leombroni) si nota che persino le quantità economiche sono sovrapponibili, salvo qualche piccolissima differenza».
Ultimo particolare che secondo il pm sarebbe sfuggito al tribunale è che anche durante una perquisizione ad Antonio Dandolo, direttore del Comune, sono stati rinvenuti documenti identici.
I fogli sequestrati a Dandolo e quelli sequestrati a Leombroni riportano l’intestazione “Area di Risulta Valutazioni Economiche e Finanziarie preliminari alla formulazione del bando di gara”. «La stessa intestazione del predetto Allegato 2 al bando. A dimostrazione del fatto che Leombroni e Dandolo hanno lavorato a quattro mani».


Alessandro Biancardi

AREA DI RISULTA Sequestro Leombroni