L'INCHIESTA

Abruzzo/ Spese Provincia Chieti: oltre i gioielli c'è la grana da 5mln dei versamenti mancati

L'inchiesta della finanza fa luce sul metodo di spesa dei soldi pubblici

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Abruzzo/ Spese Provincia Chieti: oltre i gioielli c'è la grana da 5mln dei versamenti mancati

il Consiglio provinciale




CHIETI. C’è un esposto anonimo e molto dettagliato alla base dell’inchiesta condotta dalla Gdf di Chieti sulle spese della Provincia di Chieti. Un esposto che sembra partito dall’interno degli uffici provinciali per la particolare conoscenza dei meccanismi contabili che poi sono stati riscontrati dalla Gdf e che hanno portato alla segnalazione delle operazioni sospette.
Il tutto con l’autorizzazione della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica, alle quali i finanzieri avevano riportato i risultati delle prime sommarie indagini che avvaloravano le denunce anonime intanto pervenute.
Nasce così questa complessa indagine anticipata mesi fa da PrimaDaNoi.it.
Partita in sordina per scoprire le inadempienze amministrative della giunta Coletti sull’Inpdap e sull’Irap segnalate dall’esposto anonimo, la storia si è allargata e si è conclusa con la scoperta dell’uso non proprio istituzionale dei fondi messi a disposizione dei Gruppi politici per la loro attività e con la sorpresa dell’utilizzazione anomala della carta di credito in dotazione al presidente Tommaso Coletti.  
Le spese sospette di tutti i gruppi vanno dal 2005 al 2012, per un totale di quasi 40 mila euro, dai complessivi (per più anni) 5 mila euro del Pdl ai 780 di Sel, ai 599 euro di Rifondazione comunista, ai 4.600 dell’Italia dei valori ed ai 3.600 del Pd.

Ma sono presenti anche Udc, Mpa, Costituente di centro, lista Theatina per la libertà e Gruppo misto che ha superato di poco i 10 mila euro di spese.
Siamo sicuramente lontani dalle cifre che hanno fatto inorridire gli elettori di altre zone d’Italia, resta però l’impressione che i Gruppi hanno speso “solo” 40 mila euro perché solo questi soldi erano a disposizione.
Inoltre è netta la sensazione che altre spese, come  l’acquisto di telefonini da 500 euro ed oltre, non solo non erano giustificate da esigenze di servizio (non avendo i consiglieri provinciali problemi di reperibilità), ma potevano essere effettuate anche con telefonini molto meno cari. Senza dire che non essendo stati inventariati, è probabile che a fine legislatura questi smartphone di ultima generazione finissero nella disponibilità privata di qualcuno.
Stesso discorso per le cene elettorali che sarebbero state quasi tutte organizzate a fine anno (per utilizzare i fondi a disposizione e non restituirli?) e a volte in qualche pub che però non aveva sale a disposizione per convegni politici.

Quanto alla carta di credito (quasi 10 mila euro di spesa) del presidente Coletti, la Provincia non ha fornito - o non aveva - documenti giustificativi o rendiconti o scontrini, ma ha presentato solo gli estratti conto, da cui si è risaliti agli esercizi commerciali dove sono stati effettuati gli acquisti.
Anche qui le spese – del presidente e di quattro collaboratori – potrebbero trovare giustificazione nell’urgenza di preparare qualche dono (gioielli e qualche lingottino d’oro) ad ospiti illustri e non previsti, ma desta qualche perplessità la presenza di ipermercati, ristoranti famosi, enoteche romane e negozi di biancheria intima. Inoltre i collaboratori del presidente hanno speso quasi 4 mila euro con la carta di credito, mentre la gioielleria di Chieti scalo che ha fornito gli oggetti preziosi a volte è stata pagata con rimesse della Provincia e a volte no (oggi è ancora in attesa del saldo).
Come detto, le cifre a due o tre zeri suscitano scalpore per la qualità delle spese.

L’allarme maggiore viene invece dai mancati versamenti a sei zeri – cioè milionari - dei contributi previdenziali Inps (oggi Inpdap) ai dipendenti in servizio e dell’Irap sui lavoratori precari “affittati” dalle agenzie interinali. Per il primo “buco” si tratta di circa 3 mln, più le sanzioni da 700 mila euro, che l’Inps ha richiesto e che non sono stati ancora riconosciuti come debito fuori bilancio e che forse non potranno essere riconosciuti come tali.
Il tutto nasce dal fatto che per le calamità naturali del gennaio 2003, fu concessa alla Provincia una dilazione in 176 rate a partire dal febbraio 2005. Rate che però non sono state mai versate. A questo “buco” va aggiunta l’Irap degli anni dal 2004 al 2009, con alcuni versamenti prescritti ed altri recentemente pagati con “adesione” da 800 mila euro alle richieste dell’Agenzia delle entrate.
Sebastiano Calella