DEMOCRAZIA DIMENTICATA

Diritto all’oblio, il prete pedofilo chiede di essere dimenticato (dal web)

C'è il precedente di PrimaDaNoi.it e molti tra paura e ignoranza cancellano

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Diritto all’oblio, il prete pedofilo chiede di essere dimenticato (dal web)


LA RETE. La storia è semplice. Un prete del nord Italia viene accusato di pedofilia.
Nel 2009 viene condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per «molestie sessuali e psicologiche su minori».
A seguito di processo canonico penale amministrativo è stato infatti riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori e l’arcivescovo della città ha emesso e notificato una sentenza che prevede per il sacerdote la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico
Fino al 2017, in pratica, dovrà stare in regime di vigilanza «per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico». Poi la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, «valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati»
Ora però l’avvocato del prete chiede che il web dimentichi quella vicenda e che la Rete venga ripulita da tutte le notizie che lo riguardano. Immancabili annunci di querele e richiamo alla privacy hanno già raggiunto decine di siti web. Come comportarsi? Cancellare o lasciare lì le notizie, tutte vere.

Sul diritto all’oblio si crede che non ci sia ancora una legge chiara mentre invece la legge che c’è benchè non specifica per il web c’è ed è chiarissima. Questo non ha impedito ad un paio di giudici abruzzesi di pronunciarsi in maniera più che originale (sulle decisioni pende il ricorso in Cassazione).
Il precedente di PrimaDaNoi.it corre sul web e molti editori proprio per la mannaia abruzzese per evitare rogne cancellano senza pensarci.
Si tratta di sentenze che formalmente appellandosi ad una sola sentenza della Cassazione che legittima un certo tipo di diritto all’oblio a determinate e specifiche condizioni di fatto stravolgono quella pronuncia e applicano una parte della legge sulla privacy disapplicandone un’altra parte.

Oggi proprio quelle sentenze abruzzesi che ci hanno nostro malgrado coinvolto hanno spinto alcuni siti web a cancellare le notizie sul prelato condannato per pedofilia proprio per la paura di incorrere in una sanzione e alla libera interpretazione dei magistrati, in assenza di una legge specifica sul web (nel caso ve ne fosse bisogno).
 Eppure sul caso c’è una sentenza della Corte di Cassazione 5525 del 2012 abbastanza importante che sostiene che la pubblicazione degli articoli è lecita quando la pubblicazione di dati personali senza consenso «è scriminata dal diritto di cronaca» e obbliga ad aggiornare gli sviluppi delle vicende narrate e non certo a cancellarle.
Sia chiara una cosa molto importante: in qualunque caso persino quando si accerta il legittimo diritto all’oblio –in nessun caso, ribadiamo- nessun giudice ha mai sentenziato la cancellazione degli articoli (tranne i due casi fotocopia ortonesi).

Eppure la battaglia del prete pedofilo contro internet sta portando buoni frutti. Le notizie stanno scomparendo pian piano ovunque.
Alcuni internauti si sono addirittura accorti che anche Wikipedia, (la più grande enciclopedia on line) starebbe censurando: alla voce ‘Casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica’ sarebbero scomparsi i nominativi di sacerdoti condannati (o che hanno ottenuto il patteggiamento) per reati pedopornografia e pedofilia o che hanno pubblicamente ammesso comportamenti del genere.
Dal confronto delle due pagine (quella con i dati ‘sensibili’ ancora reperibile qui  e quella attualmente on line) c’è una bella differenza.

Anche questi sono gli effetti di due pronunce isolate di provincia: effetti devastanti... a causa del web.

+++ LA SEZIONE DEDICATA ALLE SENTENZE