SANITA'

Domani raccolta di firme per salvare l’ospedale di Guardiagrele

La Asl continua a tagliare, anche se di fatto la chiusura non c’è

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Domani raccolta di firme per salvare l’ospedale di Guardiagrele




GUARDIAGRELE. Una raccolta di firme dei cittadini a difesa dell’ospedale è stata organizzata dal gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune” per domani mattina domenica alle 11 in piazza Santa Maria maggiore.
L’iniziativa è in appoggio ad un nuovo ricorso contro la chiusura “fantasma” del locale ospedale che ufficialmente risulta ancora aperto, ma che di fatto si sta “spegnendo”.
 Infatti si registra un’assoluta impermeabilità della Asl e della Regione alle sentenze e alle ordinanze della magistratura che imporrebbero maggiore cautela nella cancellazione di questo presidio ospedaliero.
«L’aggravante – spiega l’avvocato Simone Dal Pozzo con termini da processo – è che l’amministrazione comunale ha sposato acriticamente questa impostazione della Asl. Infatti la scorsa settimana in consiglio comunale il sindaco ha proposto, in sede di esame del Prg, l’accoglimento di una osservazione che si opponeva all’ampliamento dell’ospedale sul presupposto che ormai questo non funziona più. Tradotto significa che il sindaco ha abbandonato al suo destino l’ospedale, con buona pace di tutti quegli esponenti del centrodestra che avevano promesso in campagna elettorale ben altro impegno».
 Il ricorso supportato dalle firme dei cittadini mira all’annullamento dei recenti atti della Asl di Chieti con i quali viene confermata e ulteriormente aggravata la situazione della rete assistenziale e ospedaliera della provincia. Si tratta delle delibere con le quali sono state nuovamente approvate la rimodulazione delle Unità operative e la distribuzione dei posti letto negli ospedali provinciali, che passano a 1075, ben 116 posti letto in meno di quelli che lo stesso decreto sulla spending review consentirebbe. 


Nel nuovo Piano della Asl non c’è assolutamente traccia, a fronte di tagli e riduzioni, di servizi che possano dare risposte concrete ai bisogni della popolazione, soprattutto delle zone interne, come più volte evidenziato nelle varie pronunce dei tribunali amministrativi. In sostanza i giudici hanno sempre detto che l’ok ai tagli potrebbe essere corretto solo se contestualmente alla riduzione della spesa ospedaliera ci fosse un adeguato incremento dei servizi sul territorio.
 Tanto che, per esempio all’ospedale di Tagliacozzo, un’ordinanza del Tar ha imposto la riapertura del Pronto soccorso. Ma forse proprio la mancata ottemperanza di quella ordinanza (quel Pronto soccorso è ancora chiuso) spiega la linea del manager Francesco Zavattaro e del commissario Chiodi che continuano – come se niente fosse – ad attuare il Programma operativo 2010 sul quale pende ancora il giudizio della Corte Costituzionale. 


«Noi ci opponiamo con fermezza a questa programmazione – spiega Dal Pozzo – perché desertifica la sanità pubblica della nostra provincia nelle zone interne con il pretesto di ridurre i costi e di razionalizzare i servizi. Questi tagli continui di fatto ledono i livelli essenziali di assistenza e mentre si pubblicizza il pareggio di bilancio ed il rientro dai debiti, non si dice che il tavolo di monitoraggio romano ha rilevato l’enorme e grave ritardo nell’organizzazione della rete dell’emergenza-urgenza».
 Ma c’è di più, secondo il Gruppo “Guardiagrele il bene in comune”: i nuovi organici, fondandosi sulla programmazione commissariale, saranno certamente sottodimensionati e impediranno persino la programmazione di turni di lavoro nelle corsie ospedaliere. E così, sebbene ufficialmente la Asl dica che è in attesa dell’esito delle sentenze definitive, intanto prevede la soppressione della geriatria e di fatto della medicina con il trasferimento altrove dei posti letto.
«Ci sono stati incontri dell’amministrazione comunale con la Direzione generale e il nostro gruppo non è stato neanche informato. Inoltre della commissione istituita nel dicembre 2010 per salvare l’ospedale non c’è più traccia - conclude l’avvocato Dal Pozzo - non possiamo che prenderne atto e darne informazione alla cittadinanza».
s. c.