LAVORO IN CRISI

Iac Chieti, sindacati in allarme: «si teme fallimento, 67 dipendenti a rischio»

Cgil e Cisl lanciano appello a tutte le istituzioni

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IAC CHIETI SCALO

 

 
CHIETI. Grave crisi alla Iac di Chieti: «si rischia la chiusura», denunciano le segreterie provinciali di Chieti Femca Cisl e Filctem Cgil.

L'azienda storica teatina, la Industria Adriatica Confezioni (IAC), detentrice, tra gli altri, del famoso brand Rodrigo (rappresenta circa l’80% del fatturato), è precipitata in una crisi finanziaria «irreversibile».
La comunicazione che le segreterie provinciali di Femca Cisl e Filctem Cgil insieme alla Rsu hanno ricevuto dal nuovo amministratore delegato, «è terrificante», raccontano i segretari Di Natale e Petaccia.
«A seguito di un debito importante», riferiscono le sigle sindacali, «e una previsione di fatturato per l'anno in corso praticamente dimezzato, le banche non hanno più permesso accesso al credito utile alla sopravvivenza per le attività ordinarie. In sostanza, la Industria Adriatica Confezioni rischia il fallimento».
L'azienda è in regime di Cigs, Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria: ad oggi, su 67 dipendenti nel sito abruzzese, circa la metà stanno utilizzando l'ammortizzatore sociale.


Si paventa la possibilità di un concordato preventivo per scongiurare il fallimento, ma, ad oggi, «salvo un ipotetico acquirente più volte enunciato ma mai concretizzato, si profilano tutte le condizioni per l'ennesima chiusura di una realtà storica realtà nella Valle del Pescara», denunciano i sindacati.
«Il futuro di 67 dipendenti è seriamente a rischio»: le segreterie di Femca Cisl e Filctem Cgil fanno appello alle istituzioni per trovare soluzioni che facciano “vivere” la storica “Camiceria”, così come viene comunemente chiamata dai cittadini, e si facciano carico di questa ennesimo scippo
nella realtà teatina.


L’Industria Adriatica Confezioni è sul mercato dal 1961: all’epoca si chiamava Marvin Gelber, dal nome dell’ingegnere americano che fondò a Chieti la più grande azienda manifatturiera di camicie in Europa grazie all’alleanza con il gruppo tedesco Shulte & Dieckhoff, produttore di oltre 15 milioni di camicie e 20 tonnellate di tessuto di cotone su base annua.
Nei periodi d’oro contava 2.200 dipendenti e rappresentò, fino ai primi anni 70, quasi la metà dell’intero reddito industriale della provincia.
Nel 1972 entrò in scena la Gepi, la holding pubblica costituita dal governo italiano per aiutare le aziende depresse, che acquisì una partecipazione di maggioranza.
Nel luglio 2003 l’Azienda entrò a far parte del Gruppo SAITT guidato dall’imprenditore Gilberto Rossi