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Abruzzo/Qualità delle acque, la rabbia dei balneatori: «danno di immagine enorme»

Tomei a Regione e Comuni: «subito un'azione che ridia credibilità al nostro mare»

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mare spiaggia ombrelloni

 

ABRUZZO. «Mentre le piccole imprese turistiche della nostra regione si ingegnano quotidianamente per poter sopravvivere, in una situazione di crisi gravissima, sull'Abruzzo si abbatte un incalcolabile danno di immagine provocato dalla diffusione dei dati sulla qualità delle acque di balneazione».

«E adesso la Regione, assieme alle amministrazioni comunali costiere interessate, deve darci una risposta immediata sul proseguimento della stagione balneare».
Lo afferma da Bruxelles - dove si trova per una serie di incontri con le istituzioni dell'Unione europea dedicati ai problemi delle concessioni balneari marittime - il responsabile nazionale di Cna Balneatori, Cristiano Tomei, secondo cui «ci troviamo di fronte, per quel che riguarda soprattutto l'aspetto legato alle foci dei fiumi, come nel caso del tratto compreso, a Pescara città, tra via Balilla e il porto, ad una questione vecchia di anni. Senza che si sia cercato davvero di metterci riparo; e lo stesso discorso vale per gli altri punti critici, individuati dal ministero della Salute, in alcuni dei principali centri costieri, come quelli della costa teramana o teatina».

«Eppure - accusa ancora Tomei – nelle scorse settimane era stata la stessa Agenzia per il controllo ambientale, l'Arta, a mettere in guardia le istituzioni sul rischio di una autentica stangata, ma invano. E così, in piena stagione estiva, sono arrivati dati che marchiano l'Abruzzo in modo devastante, con un primato negativo».

 «A questo punto – conclude - chiediamo alle maggiori istituzioni, Regione e Comuni soprattutto, di intervenire drasticamente per modificare questo stato di cose. E riconsegnare all'Abruzzo, già nel corso delle prossime settimane, quella immagine turistica che merita per le sue bellezze naturali e per l'impegno degli operatori».   
I dati evidenziano come detto risultati negativi per l’Abruzzo che insieme al Lazio occupa gli ultimi posti della classifica nazionale mentre Emilia e Veneto sono ai vertici. C’è da dire che complessivamente comunque l’Italia nella classifica europea occupa i vertici e complessivamente le sue acque sono tra le migliori.

Rimane da capire che cosa non ha funzionato in Abruzzo e cosa ha caratterizzato questo risultato, perché la catena dei controlli non ha funzionato e perché nei punti incriminati vi sono ancora fonti di inquinamento. Tra le altre cose proprio quelle zone sono le solite degli scorsi anni e ben conosciute da sempre.
«Danno incalcolabile» dicono i balneatori: mentre si spende e spande per il marketing turistico ed il rilancio delle aziende impiegando centinaia di milioni di euro, una imperdonabile inerzia ci fa fare passi indietro. 

COSTANTINI: «SUBITO CONSIGLIO STRAORDINARIO»
Il consigliere regionale Carlo Costantini chiede un consiglio straordinario «affinché la giunta regionale si assuma la responsabilità di varare un piano straordinario sugli impianti di depurazione abruzzesi». 
«La causa principale – ha dichiarato Costantini (Mov139)- va ricercata sì nell’alto grado di cementificazione della costa, nel pessimo stato di funzionamento dei depuratori abruzzesi, nella mancanza di scelte decisionali in grado finalmente di implementare una corretta e virtuosa gestione del ciclo idrico integrato, ma anche nel permanente stato di emergenza dei nostri fiumi che giustifica interventi atti a salvaguardare soltanto limitati tratti delle aste fluviali, delle zone costiere o dei bacini lacuali, invece di rendere attuabile e concreta una visione complessiva che consideri il territorio come un unicum regionale».
COSTANTINI: «SUBITO CONSIGLIO STRAORDINARIO»

Il consigliere regionale Carlo Costantini chiede un consiglio straordinario «affinché la giunta regionale si assuma la responsabilità di varare un piano straordinario sugli impianti di depurazione abruzzesi». «La causa principale – ha dichiarato Costantini (Mov139)- va ricercata sì nell’alto grado di cementificazione della costa, nel pessimo stato di funzionamento dei depuratori abruzzesi, nella mancanza di scelte decisionali in grado finalmente di implementare una corretta e virtuosa gestione del ciclo idrico integrato, ma anche nel permanente stato di emergenza dei nostri fiumi che giustifica interventi atti a salvaguardare soltanto limitati tratti delle aste fluviali, delle zone costiere o dei bacini lacuali, invece di rendere attuabile e concreta una visione complessiva che consideri il territorio come un unicum regionale».