ECONOMIA

Bankitalia, nel 2012 l’economia abruzzese si è indebolita ancora

Disoccupati aumentati del 30%

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2390

NEGOZI CHIUSI




ABRUZZO. Nel 2012 l'attivita' economica in Abruzzo si e' fortemente indebolita.
La produzione dell'industria manifatturiera regionale e' diminuita di oltre il 5 per cento, per effetto della contrazione della domanda interna e del rallentamento di quella estera. La flessione dell'attivita' produttiva e' stata marcata in alcuni dei settori di maggiore specializzazione dell'industria manifatturiera abruzzese, tra cui quello dei mezzi di trasporto e il metalmeccanico. Il comparto alimentare ha invece registrato una lieve espansione (1 per cento). Sono alcuni dati contenuti nel rapporto di Bankitalia sull'economia in Abruzzo illustrato stamane a L'Aquila. Gli investimenti delle imprese sono calati, in linea con le tendenze osservate a livello nazionale.
La propensione a investire e' apparsa frenata dall'incertezza sull'evoluzione del quadro economico e dagli ampi margini di capacita' produttiva inutilizzata, oltre che dagli accresciuti vincoli finanziari. La crisi ha acuito i divari di performance sia tra i diversi settori produttivi, sia tra le singole imprese all'interno di ciascun settore. Le recenti indagini della Banca d'Italia confermano come anche in Abruzzo performance migliori siano state conseguite dalle aziende che hanno adottato strategie di internazionalizzazione e di innovazione. Il grado di diffusione dell'attivita' innovativa tra le imprese della regione appare in linea con il dato nazionale.


 Circa quattro aziende su dieci hanno innovato i propri prodotti o i processi produttivi nel triennio 2008-2010. Tuttavia, le risorse destinate dalle imprese alle attivita' di ricerca e sviluppo sono nel complesso di entita' contenuta, pari allo 0,4 per cento del PIL regionale, a fronte dello 0,7 per cento registrato a livello nazionale. Anche la propensione al deposito di brevetti, marchi e design industriali si colloca ben al di sotto della media del Paese, pur risultando piu' elevata rispetto al Mezzogiorno. Nell'edilizia, le attivita' legate alla ricostruzione degli immobili danneggiati nell'area del sisma hanno attenuato la contrazione dei livelli produttivi.
Nel comparto residenziale, l'attivita' ha risentito del forte calo delle compravendite immobiliari, dimezzatesi rispetto al picco raggiunto nel 2006. Il ristagno degli investimenti in fabbricati da parte delle imprese ha inciso negativamente sull'attivita' edilizia nel comparto non residenziale. Nel terziario l'attivita' produttiva si e' contratta, risentendo della flessione della domanda di servizi da parte delle imprese e del calo dei consumi delle famiglie, frenati dalla dinamica negativa dei redditi e dalle forti incertezze sulle prospettive economiche e occupazionali. Il valore aggiunto del settore dei servizi e' nel complesso stimato in calo dell'1,2 per cento in Abruzzo, una flessione analoga a quella registrata in Italia. Nel 2012 le esportazioni regionali sono diminuite in valore del 4,8 per cento, riflettendo il calo delle vendite nei paesi dell'Unione europea (-7,2 per cento). 


Nel comparto dei mezzi di trasporto - il principale settore di specializzazione dell'export abruzzese - le vendite all'estero sono tornate a contrarsi (-8 per cento), dopo due anni di ripresa sostenuta. Tra i comparti del made in Italy - rileva il rapporto - le esportazioni sono diminuite nel settore del tessile e dell'abbigliamento (-8,7 per cento) e in quello del legno e dei prodotti in legno (-17,8 per cento); hanno ristagnato nel settore alimentare. Con il protrarsi della crisi, la redditivita' delle imprese abruzzesi e' diminuita, collocandosi su livelli storicamente bassi; le condizioni di indebitamento e di liquidita' sono ugualmente peggiorate. E' aumento il numero di imprese che escono annualmente dal mercato a causa delle situazioni di crisi aziendale. Lo scorso anno le condizioni del mercato del lavoro in Abruzzo hanno mostrato segnali di progressivo deterioramento. L'occupazione ha mediamente tenuto, anche per effetto dell'accresciuto ricorso alla Cassa integrazione guadagni.
Allo stesso tempo, e' fortemente aumentato (circa il 30 per cento rispetto al 2011) il numero di persone in cerca di occupazione. Il tasso di disoccupazione e' di conseguenza salito dall'8,5 al 10,8 per cento. Valori notevolmente piu' elevati del tasso di disoccupazione si osservano per le classi di eta' piu' giovani. A dicembre del 2012 i prestiti bancari a soggetti residenti in Abruzzo sono diminuiti dell'1,3 per cento. I finanziamenti alle imprese si sono ridotti pressoche' in tutti i settori di attivita' e in tutte le classi dimensionali. Anche i prestiti alle famiglie hanno rallentato, in particolare nella componente dei mutui per l'acquisto di abitazioni; il calo degli acquisti di beni durevoli ha inciso negativamente sulla dinamica del credito al consumo. La contrazione del credito e' proseguita nel primo trimestre dell'anno in corso. La dinamica dei prestiti al settore privato riflette sia la contenuta domanda di credito, in considerazione dell'attuale fase del ciclo economico e dell'elevato grado di incertezza, sia le condizioni di offerta praticate dal sistema bancario, che permangono restrittive, anche alla luce dell'indebolimento dei bilanci delle imprese. Nei dodici mesi terminanti a dicembre del 2012, i tassi di interesse bancari a breve termine praticati alle imprese della regione sono lievemente aumentati, dal 7,1 al 7,3 per cento. L'incremento e' stato piu' accentuato per le aziende di piccole dimensioni. Nel 2012 la qualita' del credito e' ulteriormente peggiorata, per effetto della recessione e della crisi di alcune rilevanti imprese del settore manifatturiero. Nel settore delle imprese, le nuove sofferenze sono aumentate dal 3,0 al 6,3 per cento dei prestiti, collocandosi sui livelli piu' elevati dall'inizio della crisi. L'incidenza delle nuove sofferenze sui prestiti alle famiglie consumatrici e' rimasta stabile, all'1,5 per cento. Nel 2012 sono tornati a crescere i depositi detenuti dalle famiglie abruzzesi (4,3 per cento, da una riduzione dello 0,4 per cento nel 2011); vi hanno contribuito le politiche di offerta delle banche volte a sostenere la raccolta. E' diminuito l'investimento in titoli di Stato e in azioni, mentre sono leggermente aumentati gli acquisti di quote di fondi comuni che investono in valori mobiliari.