SANITA' AL RISPARMIO

Crisi: gli italiani ‘tagliano’ pure sul pronto soccorso

Il costo dei ticket dei codici bianchi frena i pazienti

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Crisi: gli italiani ‘tagliano’ pure sul pronto soccorso




ROMA. Un milione di accessi in meno ai Pronto soccorso in un anno 'grazie' anche, probabilmente, all'attuale crisi economica che sempre più pesantemente sta colpendo i cittadini.
Il dato in controtendenza, da un'elaborazione dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), segnala infatti che gli accessi sono passati dai 14.479.595 del 2011 ai 13.433.427 del 2012. E ad una sorta di 'cura dimagrante' sono state sottoposte anche le Asl, il cui numero, come registra uno studio della Federazione delle Asl e ospedali Fiaso, si è ridotto del 23% in dieci anni. Stando ai dati trasmessi dalle Regioni al sistema informativo Emur del ministero della Salute per il 2012, dunque, si registra 1 mln di accessi in meno ai PS, come evidenzia il presidente Agenas, Giovanni Bissoni, nella presentazione del rapporto Monitor. Ma come si spiega il nuovo trend? E' un dato «importante, anche se è troppo presto per dire che siamo di fronte ad una vera inversione di tendenza», chiarisce Bissoni, e «potrebbe piuttosto trattarsi di un effetto dell'attuale crisi economica».
Due, chiarisce, sono infatti le possibili spiegazioni: «La prima, la più ottimistica, è che sono migliorati e sono stati rafforzati i servizi territoriali. La seconda è invece legata, appunto, alla crisi». 


In passato, sottolinea il presidente Agenas, «i Pronto soccorso hanno spesso rappresentato una 'porta di accesso' per le visite specialistiche che altrimenti il cittadino avrebbe dovuto effettuare a pagamento. Ora, tranne che per le emergenze, è comunque chiesta al cittadino una compartecipazione, e questo potrebbe avere spinto molti a rinunciare a tale 'canale di accesso' alla specialistica».
Insomma, a causa della crisi anche il ticket previsto per i codici bianchi al Pronto soccorso diventa, per molti, una spesa comunque da evitare, e questa potrebbe essere una ragione alla base dei diminuiti accessi registrati nel 2012. Una riduzione numerica, come emerso dallo studio della Fiaso, ha poi riguardato anche le Asl: in dieci anni il loro numero si é ridotto del 23%, con una accelerazione soprattutto negli ultimi 5 anni, specie nelle regioni in Piano di rientro. E oggi se ne contano 'solo' 145, frutto di una vera e propria cura dimagrante immaginata con la riforma del Servizio sanitario nazionale del '92, che ha introdotto il passaggio dalle vecchie Unita' sanitarie locali (Usl), sostanzialmente ancorate ai Comuni, alle attuali aziende sanitarie locali (Asl). In un documento, la Fiaso ha sottolineato pregi e difetti sia del formato aziendale 'maxi' che di quello ridotto, ottenuto per effetto appunto degli accorpamenti degli ultimi anni, concludendo che la dimensione ideale della Asl è quella che rispetta il territorio, «dai confini duttili, tracciati dalle convenienze aziendali anziché espressione di disegni politici».
La 'cura dimagrante' non ha invece interessato le Aziende ospedaliere, visto che il loro numero, rileva la Fiaso, é rimasto sostanzialmente invariato: 81 erano nel '95, 80 sono nel 2012.