L'UDIENZA

Abruzzo/Sanitopoli. Nella foto (sfuocata) delle mazzette Del Turco c’è

Finisce oggi la requisitoria dei pm

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Abruzzo/Sanitopoli. Nella foto (sfuocata) delle mazzette Del Turco c’è

La foto: nel cerchietto Del Turco




PESCARA. Nella foto sfuocata scattata dall’autista di Angelini all’ex patron di Villa Pini che entra a casa Del Turco c’è una macchia di colore.
Secondo i pm Giuseppe Belleli e Giampiero Di Florio quella macchia è l’ex presidente Del Turco all’interno di casa sua che riceve Angelini con la famosa busta con le banconote.
E’ questo il momento più “scenico” del corposo riassunto dell’inchiesta Sanitopoli e delle risultanze del processo che si avvia al termine.
Il lavoro dei pm è stato particolarmente ostico e laborioso poichè hanno dovuto riorganizzare un processone che ha alle spalle una inchiesta durata anni e più di centomila pagine di atti e documenti da “far parlare”.
E’ un mosaico immenso spesso offuscato che deve riacquistare ora il suo massimo splendore affinchè i giudici del collegio -presieduto da Camillo De Sanctis- possano emettere una sentenza che sia la più giusta possibile, qualunque essa sia.
E recuperare le tessere sparse in oltre sette anni di lavoro non è facile e la fatica è tanta.
Assenti anche oggi gran parte dei 24 imputati che hanno preferito non ascoltare per l’ennesima volta le accuse mosse a loro carico.
Questa mattina la requisitoria di Giampiero Di Florio è ripresa proprio affrontando il tema delle mazzette che Angelini avrebbe consegnato a Del Turco e al suo staff.

«TUTTO TORNA ED E’ COERENTE»
«Se contestualizziamo le attività legislative sanitarie o il riordino dei piani sanitari o ospedalieri in Abruzzo e l'attività del potere politico, ci sono straordinarie coincidenze che confermano la validità delle accuse di Angelini - ha detto in udienza Di Florio -. Prelievi in contanti, telepass per Collelongo sia di Angelini sia di Del Turco, tutto coincide, tutto torna. Angelini ha sempre un movente per dare delle tangenti e le sue dichiarazioni sono affidabili anche quando dice di aver incontrato Del Turco o gli altri, anche quando non porta materialmente soldi con sé».
Il pm ha suggerito alla Corte di mettere in fila tutte le prove cartacee e ignorare le accuse di Angelini «perché tanto tutto torna lo stesso. Non c'é una sbavatura. E quando non ci sono i riscontri telepass che coincidono vuol dire che le tangenti sono state date o a Roma o a Pescara».
Insomma tutto collima secondo l’accusa.
E sullo schermo allestito all'aula 1 questa mattine sono state proiettate, tra l'altro, anche le foto delle famose mele scattate il 2 novembre 2007 a Collelongo.
Il pm ha evidenziato che la foto e' stata scattata 6 minuti dopo che Angelini e' uscito da casa di Del Turco: «Angelini non e' andato a Trasacco a comprare le mele, è salito in macchina e ha fatto le foto». Di Florio ha poi aggiunto: «dal 14 luglio 2008 sono passati tanti anni, ma non c'e' una lettura alternativa di questa ricostruzione che noi abbiamo fatto, la cui bontà è stata confermata dai periti del tribunale. Avete agli atti una ricostruzione diversa? No. Si sa solo che nella busta non c'erano le mele, ma le noci e forse qualche castagna. Dicono - ha ironizzato il pm - che tre noci al giorno fanno bene, non le mangio, non lo so se hanno il mallo».
La foto mostrata comunque sembra importante poiché dimostrerebbe che Del Turco era a casa, contrariamente a quello che è stato detto in aula dalla difesa secondo cui quel giorno c’era la festa del patrono e Del Turco era fuori casa e soprattutto Angelini non sarebbe potuto arrivare fin sotto casa con l’auto perché il traffico era interdetto.
Il pm Bellelli si è poi prodotto in considerazioni più logiche secondo cui comunque è inopportuno che un ex governatore riceva un imprenditore della sanità: «che cosa ci andava a fare Angelini? Perché Del Turco lo riceveva… ben 27 volte?».
Bellelli ha ricostruito prove e testimonianze evidenziando come sia agli atti che Angelini andasse a Collelongo, come molti testimoni abbiano confermato la preparazione di mazzette e viaggi, che Cesarone attraverso la moglie avesse contattato Angelini per parlargli dopo che aveva saputo che questi stava collaborando con la magistratura.
«Poi abbiamo l’esempio di Antonella Bosco che ci dice come deve comportarsi un politico con un imprenditore», ha detto Bellelli, «dice che lo ha ricevuto una volta appena eletta non da sola e che gli ha detto che se si fosse comportato secondo le regole Angelini non avrebbe avuto problemi. Angelini non è più andato da Bosco perché ha capito che non era aria. E’ andato da Del Turco perché? Perché Del Turco non si è comportato come la Bosco?»

LE PROVE LOGICHE
Si è più volte fatto riferimento alle prove logiche emerse nel processo. Si tratta di una serie di indizi che farebbero pensare “logicamente“ ad una certa ricostruzione che dunque sarebbe la più probabile “logicamente”. Una ricostruzione che non ha prove schiaccianti ma che –secondo i pm- non può essere ignorata dai giudici «che non sono meri notai ma sono chiamati a valutare criticamente le prove e a certificare fatti».
«Non esiste un codice di procedura penale per i politici che vorrebbero che una concussione non sia punibile o che la corruzione non sia corruzione perché non è stato trovato il denaro», hanno ribadito i magistrati più volte riferendosi alla sontuosa campagna mediatica che ha accompagnato tutto il processo.
«Se io non trovo il denaro a due rapinatori ma trovo altre prove questi sono forse innocenti?», ha chiesto Bellelli che ha poi elencato una serie di operazioni anche bancarie non trasparenti sui conti di Del Turco.
«Noi non abbiamo mai detto che dai conti si poteva evincere la tangente», hanno detto i pm, «sarebbe stato da stupidi, ci si cautela in mille modi anche se qualcuno pure ha più volte versato ingenti somme di denaro non giustificato sul suo conto. Ci sono però una serie di situazioni anomale che lasciano pensare».
Bellelli ha fatto riferimento ad alcuni assegni circolari scoperti per alcuni giorni consegnati a Del Turco per l’acquisto di una delle case o dei bonifici effettuati a carico della convivente per acquistare un'altra casa.

«DEL TURCO HA DISPONIBILITA’ DI INGENTI QUANTITA’ DI CONTANTI»
Per provare che le capacità dell’ex governatore ad occultare eventualmente ingenti cifre sono reali Bellelli ha poi citato di sfuggita un documento finito nel processo per caso che attesterebbe la «riemersione» il 31 gennaio 2002 di 560 milioni di lire in contanti.
«Il documento è agli atti ed è un fatto che Del Turco avesse disponibilità di quel denaro in contanti», ha detto Bellelli, «denaro in nero da far riemergere, proveniente o da un conto estero o da una eredità…. non lo sappiamo…»
E di cose strane ne sono state elencate ancora, come i contanti di Quarta con i quali faceva acquisti o come l’operazione di vendita dell’auto -acquistata sempre da Quarta- ad Abruzzo Engineering di cui era il vertice assoluto continuando ad utilizzarla normalmente.
Sono state poi analizzate le posizioni di Aracu e Conga, posizioni alcune confermate e alcune addirittura aggravate rispetto alle accuse iniziali. 

Alessandro Biancardi