LA PROTESTA

Abruzzo/Emergenza cinghiali nel Teramano: agricoltura in ginocchio

«La Regione riconosca lo stato di emergenza»

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CINGHIALE





TERAMO. Il problema cinghiali e i danni da fauna selvatica attanagliano la provincia di Teramo dal 2003.
Da dieci anni, racconta la Cia Teramana, la situazione è diventata insostenibile per il mondo agricolo dell’area collinare e montana. Le cause sono diverse: mancati abbattimenti, grande capacità di proliferazione della specie, aree protette estremamente vaste dove l’attività di riduzione della specie non è consentita.

Nel 2006 è iniziata una serie di interlocuzioni con gli enti preposti alla gestione della specie: Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga e Ente Provincia. Tutti sostenevano le ragioni degli agricoltori ma nulla è stato fatto in termini di azioni concrete per contrastare il fenomeno.

A fine 2006, la Confederazione Italiana Agricoltori ha raccolto 5.000 firme di agricoltori e cittadini indirizzata agli enti preposti in cui si chiedeva un piano condiviso per una corretta gestione del cinghiale sul territorio che mirasse a ristabilire, in tempi brevi, il giusto rapporto specie – territorio. Era stato richiesto anche un sistema degli indennizzi che tenesse conto dei danni reali subiti dagli agricoltori e tempi ragionevoli di erogazione dei risarcimenti, così come la protezione alle colture e agli allevamenti con recinzioni elettrificate e fisse, gratuite per i possessori dei fondi.
La petizione non ha sortito nessun effetto positivo e nel settembre 2007, con tutte le altre organizzazioni professionali agricole, si è arrivati ad una grande manifestazione di protesta e di proposta con 100 trattori e 1000 persone a Teramo.

LA CACCIA SELETTIVA BLOCCATA DALLA MAGISTRATURA
Poco dopo è partita la caccia selettiva fuori dal periodo canonico di caccia e con l’addestramento di circa 450 sele-controllori. «Nel 2008 tutto ciò è stato attivato con evidenti risultati», ricorda la Cia. Nel 2009 i recinti di cattura sono stati bloccati dalla magistratura per maltrattamento animali e la caccia selettiva è stata effettuata solo in un piccolo periodo. Nel 2010 non c’è stata caccia selettiva, nonostante le richieste e nemmeno l’attivazione dei recinti di cattura che nel frattempo potevano essere riutilizzati vista l’assoluzione piena dell’Ente Parco da parte della magistratura.
Negli anni successivi è riesplosa con violenza il problema dei danni cagionati alle culture per via del mancato controllo della specie e con l’aggravante di una proliferazione di altre specie di selvatici anch’essi responsabili dei danni alle culture agricole e degli allevamenti.
«La Provincia, in questi ultimi anni non è stata capace di attivare nessuna azione decisa per il controllo del fenomeno», denuncia la Confederazione. Oggi il problema è senza controllo e gli agricoltori tornano a chiedere aiuto alla Provincia.

LE RICHIESTE ALLA PROVINCIA
Si chiede un programma immediato di caccia selettiva che miri a ristabilire, in tempi brevissimi, il giusto rapporto specie – territorio e le relative responsabilità; un sistema degli indennizzi che tenga conto dei danni reali subiti dagli agricoltori e tempi ragionevoli di erogazione dei risarcimenti; la protezione alle colture e agli allevamenti con recinzioni elettrificate e fisse, gratuite per i possessori dei fondi.

LE RICHIESTE AL PARCO
Richieste vengono rivolte anche al Parco: «si attivino immediatamente i recinti di cattura presenti già nel territorio provinciale e il posizionamento di altri nei Comuni che ne sono sprovvisti; attivare altre forme di contenimento della specie come già largamente utilizzate in altre aree protette; protezione alle colture e agli allevamenti con recinzioni elettrificate e fisse, gratuite per i possessori dei fondi».

LE RICHIESTE ALLA REGIONE
Alla Regione Abruzzo si chiede invece di riconoscere e sancire lo “stato di emergenza” e di stabilire la densità ottimale e quindi il giusto rapporto specie-ambiente-terrotorio degli animali selvatici.
Inoltre si chiede di individuare gli strumenti idonei per il controllo della densità ottimale e metodi di difesa e prevenzione oltre che indennizzi.
«Gli agricoltori della provincia di Teramo», va avanti la Cia, «non sono più disposti a sopportare l’inerzia, l’incapacità e la non volontà della Provincia di Teramo ed Ente Parco nazionale Gran Sasso Laga di affrontare adeguatamente il fenomeno, come oramai si fa benissimo in tante realtà italiane. Dopo decenni di tentativi nel cercare soluzioni oggi costatiamo, nostro malgrado, che non esiste volontà di risolvere il problema, pertanto il mondo agricolo metterà in atto una forte e decisa mobilitazione, a far si che vi sia la giusta attenzione ed azione da parte della Provincia di Teramo ed Ente Parco rispetto alla corretta gestione del controllo della specie»