ACQUA E VELENI

Sasi, bollette dell’acqua non pagate, sigilli a 10 mila contatori

La Sasi deve recuperare circa 10 milioni di euro

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Sasi, bollette dell’acqua non pagate, sigilli a 10 mila contatori





LANCIANO. Battaglia della Sasi contro i morosi per recuperare circa 10 milioni di euro.
La lotta va avanti da anni, i cattivi pagatori, secondo l’ente, sarebbero sempre gli stessi. Il loro numero non è esiguo: si tratta di circa 10 mila persona. E adesso si passa alle azioni di forza tanto che la Sasi ha deciso di mettere i sigilli ai contatori di chi non onora i propri debiti.
Prima della disattivazione, però, l’utente viene sollecitato con una raccomandata dove non c’è solo l’ammontare non versato ma anche una aggiunta di 100 euro per le ‘spese legali’.
Contestano i metodi adottati dalla società acquedottistica Amanda de Menna e Ines Palena del comitato Acqua bene Comune: «Certamente è dovere di un buon amministratore recuperare le morosità ma non è però accettabile che non si provi neanche a distinguere la cosiddetta morosità “incolpelvole”, quella dovuta ad esempio agli effetti della crisi che da più di 3 anni condanna una grossa fetta del nostro paese a vivere ormai sull’orlo della povertà».

Il comitato chiede come mai la Sasi, a differenza di altre società di gestione dei servizi idrici in Italia, non abbia applicato una politica di distacco parziale (al 75% ad esempio) anziché totale del servizio, garantendo in questo modo alle utenze comunque un quantitativo base di acqua, per poter dare alle famiglie condizioni minime di igiene e di decoro.
«Ci chiediamo anche come mai la SASI abbia incaricato un pool di avvocati per la riscossione dei crediti, anziché procedere con i propri uffici, e che pertanto i cittadini debbano, oltre a pagare il dovuto, caricarsi anche i circa 100 € di “spese legali” »
Il comitato chiede ai sindaci di convocare subito un’assemblea dei soci e di dare «chiaro indirizzo politico al cda, affinché il recupero delle morosità sia accompagnato dal mantenimento di un quantitativo minimo di acqua per le utenze private, che siano valutate fasce di esenzione basate su reddito e soprattutto che non siano caricate sugli utenti le “spese legali”.Su quest’ultimo punto ci riserveremo un approfondimento per eventuali azioni legali».

«Non c'è nulla di più odioso del taglio dell'acqua, diritto essenziale di ogni essere umano», commenta anche Marco Fars, segretario regionale di Rifondazione Comunista. «Stupisce che questo avvenga con un'operazione così vasta che non distingue "furbi" e persone in difficoltà. C'è sicuramente da indagare su come si possa arrivare a una morosità così diffusa ma va almeno distinta quella incolpevole. Tenere conto delle fasce di reddito e della situazione economica delle persone è doveroso».