MACERIE DI POLITICA

Abruzzo/Terremoto L’Aquila, quando Cialente diceva: «i soldi ci sono»

Il capoluogo ancora al centro di propaganda, mistificazioni e polemiche... e la ricostruzione non c'è

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L'AQUILA RAGAZZI NELLA NOTTE






L’AQUILA. Si è tolto la fascia tricolore, ha fatto togliere la bandiera italiana dagli edifici pubblici, ha ‘sfidato’ il prefetto de L’Aquila al suono di «stiamo crepando, mi cacci, come i mafiosi».
Poi ha rifiutato anche di rinfilarsi la fascia, speditagli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il sindaco della città terremotata, Massimo Cialente, da giorni porta avanti la sua battaglia, quasi in solitaria. Tutto questo per riuscire ad ottenere dal Governo Letta (un governo ‘amico’ anche se bipartisan) 1,2 miliardi per la ricostruzione pesante.
Ieri la senatrice Stefania Pezzopane, dopo il via libera della commissione Ambiente e Lavori Pubblici, ha sostenuto che il sindaco abbia fatto bene e a tirare la corda e ad alzare la voce con Roma.
L'Assemblea Cittadina dell'Aquila, invece, non la pensa proprio così e ricorda quando Cialente, insieme al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca (tecnico ma area Pd) festeggiavano.
Lo hanno fatto fino al 21 marzo scorso. Poi qualcosa è cambiato. E la città, per l’ennesima volta da quel 6 aprile 2009, si è dimostrata il palcoscenico ‘ideale’ per la campagna elettorale.


«I due», ricorda Anna Pacifica Colasacco, esponente dell’Assemblea cittadina, «sbandieravano ai quattro venti che i soldi per la ricostruzione del centro storico dell'Aquila e degli altri comuni del cratere c'erano, ed in abbondanza». Entrambi si riferivano alla delibera con cui il Cipe sbloccava 2,45 miliardi di euro.
Barca disse ai giornali che con quelle risorse si sarebbe dato «un forte impulso alla gestione ordinaria delle attività di ricostruzione» e che, sempre grazie a quelle risorse, sarebbe ripartita in maniera «sistematica» la ricostruzione del centro storico e degli altri comuni del cratere, «sia nella parte privata che pubblica». Era qualche giorno prima di Natale, in piena foga elettorale.
Entusiasta anche il sindaco («sono felice, ma quanta fatica», disse)
Ma già all’epoca si registrarono pareri contrari. La stessa Assemblea cittadina fece notare che i soldi non bastavano ,
smontò pezzo per pezzo quelle che venivano definite «le propagandistiche affermazioni del ministro, ben avallate dal sindaco Massimo Cialente», dimostrando, dati e cifre alla mano, l'assoluta inadeguatezza delle risorse e la farraginosità tecnico-burocratica delle schede parametriche nonché il difficile ed oscuro impiego delle risorse umane, acquisite con il famoso concorsone e con i vari concorsini, o direttamente dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione.
Giorgio De Matteis disse «Barca ci lascia un bel casino».

Due realtà opposte che si fronteggiavano, con Cialente dalla parte di chi sosteneva che ci fossero i soldi. In mezzo l’avvicinamento delle urne elettorali.
Dalle fila del Pd nessuna protesta, nessun dubbio sulla mancanza di fondi.
Contestazioni si registrarono anche il 21 marzo scorso con l’assemblea cittadina contro «le farneticanti promesse» sull'immediato avvio della ricostruzione mentre Barca dava la colpa «al malocchio» e alla sfiducia degli aquilani.
«Contestammo le affermazioni del Ministro, caldamente supportate dall’onnipresente Gianni Letta», ricorda Colasacco, «che invocava piena ed incondizionata fiducia nel Governo ed ascriveva agli aquilani la responsabilità della mancata ricostruzione, ravvisabile nella palesata sfiducia, in merito allo stanziamento ed alla congruità dei fondi». 


Sono quattro anni che i cittadini denunciano la mancata ricostruzione del centro storico, di gran parte della periferia e delle frazioni: «siamo consapevoli», dicono, «delle responsabilità da ascrivere sia al Governo Centrale, per le scelte miracolistiche e mass mediatiche, sia alle amministrazioni locali, per la mancanza di autonomia rispetto a decisioni imposte dall'alto e di esercizio di un reale ruolo politico. Cittadini costretti ad assistere ad un gioco delle parti, con sterili accuse reciproche che nulla hanno apportato alla costruzione di autorevolezza e azione. Ancora oggi la Provincia non è stata in grado di risolvere il dramma dell'avvenuto deposito al Genio Civile e la Regione Abruzzo ha avviato il ragionamento sulla Legge Regionale per la Ricostruzione solo pochi giorni fa, con ingiustificabile e gravissimo ritardo».

LA GIRAVOLTA DI 360 GRADI DI CIALENTE
Poi la svolta, il 23 marzo, quando una serie di Comitati cittadini, con la piena adesione dell'Assemblea, ha organizzato la manifestazione "La festa della non ricostruzione", che vedeva ironicamente come ospiti d'onore Barca, Berlusconi, Bertolaso, Gianni Letta, Chiodi e Cialente, quali artefici della rinascita aquilana. A ridosso della denuncia pubblica dell'Assemblea cittadina circa il bluff delle risorse finanziari realmente disponibili e della Festa della non-ricostruzione «il sindaco ha cominciato la sua giravolta di 360 gradi», denuncia l’Assemblea, «cominciando ad affermare prima in modo sommesso, e via via con toni sempre più accesi e barricadieri, la necessità di ulteriori stanziamenti per almeno un miliardo l'anno, con cifre e tempi che cambiavano di giorno in giorno».


Da lì, dunque, il copione è cambiato, con le due carriole esibite a Roma come trofei di guerra, («quelle stesse carriole», fa notare Colasacco, «che avevano manifestato più di una volta contro lo stesso sindaco e la Giunta»), la riconsegna della fascia tricolore, l'ammaina bandiera, la minaccia di dimissioni dell'intera Giunta.
«Tutte amenità», va avanti l’Assemblea, «partorite dalla fertile mente del Primo Cittadino che sono appena sfociate nella ventilata riproposizione dei moti aquilani per il mantenimento del Capoluogo di Regione. A fronte di questa pirandelliana realtà, l'Assemblea cittadina ritiene più che opportuna una mobilitazione generale, tesa a garantire l'effettiva rinascita di una comunità ridotta allo stremo e di uno sfregiato territorio, nel frattempo devastato dalle migliaia di casette abusive e da altre vistose speculazioni edilizie».
Il comitato chiede, però, che questa volta in testa ai cortei ci siano i cittadini aquilani, delle frazioni e dei paesi del cratere. In coda, tutti i rappresentanti istituzionali.
Anche quelli che interpretano i numeri e le cifre soggettivamente.
Forse le tante promesse, la propaganda, le chiacchiere servono a celare una verità che nessuno vuole far emergere: l'incredibile incapacità di chi dovrebbe amministrare e governare.