LA SENTENZA

Chieti. Traffico rifiuti pericolosi, 5 anni e mezzo a Walter Bellia

Stessa pena per l'avvocato Minichilli. Al fratello Angelo Fabrizio Bellia 3 anni e mezzo. Assolti in 11

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Il presidente Walter Bellia

Il presidente del Chieti Calcio Walter Bellia

 

 




CHIETI. L'imprenditore Walter Bellia è stato condannato dal Tribunale di Chieti a cinque anni e sei mesi per traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni della Regione Abruzzo e frode processuale.
Con l'imprenditore, titolare della società Seab che opera nel campo del trattamento dei rifiuti, e anche presidente del Chieti Calcio, sono stati condannati l'avvocato Maurizio Minichilli, consulente legale Seab, con la stessa pena, Giuseppe Chiavaroli, addetto commerciale Seab, a quattro anni e sei mesi, e il fratello di Bellia, Angelo Fabrizio, a tre anni e sei mesi.
Assolti altri 11 imputati. Il tribunale non ha riconosciuto il reato di associazione per delinquere. Walter Bellia è stato presente a tutta la durata dell' udienza assistito dal legale Vittorio Supino. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2007 e il 2008.
Il meccanismo truffaldino consisteva nell'acquisire rifiuti pericolosi, in particolare dalla Sicilia e dal Petrolchimico di Gela, oltre che dalla provincia di Siracusa, nell'impianto Seab di Chieti scalo regolarmente autorizzato.

Qui i rifiuti dovevano essere trattati per renderli inerti e poi smaltirli regolarmente.
Il che non avveniva: i rifiuti rimanevano pericolosi e viaggiavano verso le discariche pugliesi e abruzzesi con certificati compiacenti.
I quantitativi smaltiti in due anni sono pari a 150 mila tonnellate, per un guadagno illecito stimato di circa 3 milioni di euro.
L'indagine è nata dopo alcuni controlli casuali nelle discariche ed è stata condotta dai Carabinieri del Noe, Nucleo operativo ecologico di Roma e di Pescara, con l'aiuto dell'Arma territoriale abruzzese e pugliese. 


Il pm aveva chiesto quattro anni per il responsabile della Seab - ditta che avrebbe dovuto inertizzare i rifiuti -, Walter Bellia, e l'avvocato pescarese consulente dell'azienda, Maurizio Minichilli; due anni e sei mesi per Giuseppe Chiavaroli.
Fulcro delle attività illecite, presso cui confluivano dall'intero territorio nazionale centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e non, era un impianto di trattamento rifiuti operante nella zona industriale di Chieti Scalo, regolarmente autorizzato dalla Regione Abruzzo.

Durante le indagini sono stati messi sotto controllo: l'impianto di gestione rifiuti - trattamento di Chieti; 3 ditte di trasporto rifiuti della Campania, Toscana ed Abruzzo; 3 laboratori analitici in Abruzzo e Puglia; 6 impianti di smaltimento in Puglia, Toscana e Abruzzo; 5 inceneritori ubicati in Italia ed in Germania.
L’indagine venne soprannominata ‘Operazione 4 mani’ «per indicare l'abilità», spiegarono gli inquirenti il giorno degli arresti, «con cui in Abruzzo apparivano rifiuti normali e dalla Campania sparivano rifiuti pericolosi e nocivi».