INQUINAMENTO

Veleni Val Pescara, M5S: «bonifica lontana, la Regione dorme e non stanzia soldi»

Espletato bando per la ricerca di discariche abusive

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CHIETI. Sarebbero ai blocchi di partenza i lavori di caratterizzazione ambientale della Val Pescara nella zona tra il centro commerciale Megalò e il IV Salto Enel a S. Martino.
L’annuncio è arrivato dal Comune di Chieti: nei giorni scorsi è stata espletata la gara d’appalto (base d’asta euro 258.085,12 iva esclusa) quindi a breve dovrebbe cominciare la signolare ‘caccia al tesoro’. Un tesoro fatto di discariche abusive, eventuali rifiuti interrati e possibili vie di dispersione delle fonti di contaminazione. La seconda fase prevedere progetti di bonifica, ove necessario.
Il progetto è stato voluto dall’assessorato all’Ambiente al Comune di Chieti. Sulla questione il deputato Gianluca Vacca (M5S) e gli attivisti del MoVimento 5 Stelle, in particolare il gruppo di lavoro “Ambiente e Rifiuti” del MeetUp Amici di Beppe Grillo Chieti, nelle ultime settimane hanno effettuato numerosi accessi agli atti presso i competenti assessorati del Comune di Chieti e della Regione Abruzzo e secondo quanto emerso dalle carte la strada è ancora tutta in salita.
«Dalla documentazione sino ad oggi raccolta ed esaminata», commenta Vacca, «si evince che siamo ancora ben lontani dall’avvio delle procedure di bonifica di aree ad alto rischio per la salute dei cittadini».

NEL 2007 IL PRIMO CAMPANELLO D’ALLARME
Il primo campanello d’allarme è squillato nel 2007 quando, con l’ordinanza 281, l’allora sindaco di Chieti, Francesco Ricci, vietò la captazione di acqua per scopi potabili o irrigui dal sito dell’ex Conceria Cap. Sono passati sei anni e, di fatto, nonostante le dichiarazioni di intenti, ancora oggi non è dato sapere a chi tocchi fare la bonifica del sito (l’area interessata appartiene in parte ad un privato ed in parte al Consorzio Industriale) né il Comune si è attivato esercitando i poteri sostitutivi che gli competono.

ALTRO ALLARME NEL 2008
Nel settembre 2008 la Riveco General Sider Spa presenta al Comune analisi da cui risulta che nella falda sotterranea erano presenti “metalli quali nichel, cromo, alluminio, piombo e idrocarburi con concentrazioni importanti e con la presenza di fonti di contaminazione ancora attivi”. «Sono passati quasi cinque anni e non si hanno notizie di analisi o interventi di alcun tipo», commenta ancora Vacca.
Nell’ottobre 2008 il sindaco di Chieti emette l’ordinanza 542 con cui vieta il prelievo di acqua per uso potabile e irriguo in una zona che si estende dal Megalò fino al IV Salto Enel di San Martino ed ordina altresì interventi urgenti di bonifica, a carico dei privati proprietari o, in sostituzione, del Comune, su cinque aree in cui si trovano discariche esaurite o abusive.
«Quando e con quali soldi le bonifiche “urgenti” saranno eseguite non è dato sapere», sottolinea il deputato del Movimento 5 Stelle, «dal momento che la Regione Abruzzo non ha ancora stanziato la sua parte di fondi per effettuare le analisi di cui sopra».

NEL 2010 SPUNTA IL SIR
Nel marzo 2010 la Giunta Regionale abruzzese, con LA delibera 121, istituisce il “sito di interesse regionale (S.I.R.) denominato Chieti Scalo” e successivamente emana le linee guida a supporto del Comune di Chieti per la realizzazione delle indagini di caratterizzazione ambientale per verificare lo stato di qualità ambientale delle aree del SIR e per le relative procedure di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale. L’area SIR si estende, ai margini del fiume Pescara, dal Megalò a San Martino e ricomprende i siti su cui il Comune si accinge a fare i piani di caratterizzazione oltre che il sito ex conceria. Le linee guida regionali prevedevano la predisposizione, da parte del Comune di Chieti, di un elenco dei siti produttivi ricadenti all’interno del SIR da trasmettere alla Regione. I titolari dei siti individuati avrebbero l’obbligo di fare le analisi sui rispettivi siti in modo da poter approntare un piano complessivo di bonifica.
«Ad oggi, sono passati tre anni», va avanti Vacca, «il Comune di Chieti non ha ancora predisposto l’elenco e lamenta di non poterlo fare essendo impossibilitato a comparare i propri dati con quelli in possesso dello Sportello Unico delle Attività Produttive e del Consorzio Industriale, i quali, sebbene sollecitati, non hanno ancora provveduto ad inviarli».

«LA REGIONE DORME»
«A distanza di tre anni», continua il deputato del Movimento 5 Stelle, «siamo ben lontani dall’avvio delle procedure di analisi dei terreni e delle falde e lontanissimi dall’avvio delle procedure di bonifica di aree ad alto rischio per la salute dei cittadini. La Regione dorme, ignara come Aligi ne La Figlia di Iorio, e si guarda bene dall’esercitare poteri sostitutivi. I divieti di captazione delle acque non bastano. Le aree inquinate dello Scalo vanno delimitate e bonificate urgentemente perché esse distano, in alcuni casi, 50 metri dal fiume Pescara e dunque è altissimo il rischio che le sostanze inquinanti arrivino al fiume ed entrino comunque nel ciclo alimentare. L’inerzia di Regione e Comune non hanno giustificazione considerando i rischi a cui sono sottoposte le popolazioni residenti»