LAVORO IN CRISI

Abruzzo/Metro, licenziamento per 26 dipendenti. Protesta con blocco stradale

Sindacati: «società indisponibile a utilizzo ammortizzatori sociali»

Redazione Pdn

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CHIETI. Presidio con blocco stradale dei lavoratori dell'ipermercato Metro di San Giovanni Teatino, ieri mattina davanti alla sede della Provincia di Chieti.
I dipendenti hanno così protestato contro la decisione della società Metro Italia Cash & Carry Spa di licenziare 26 degli 84 dipendenti del punto vendita. Contestualmente, all'interno dell'edificio, si è svolto un incontro istituzionale nel corso del quale l'azienda si è detta indisponibile all'utilizzo degli ammortizzatori sociali.
Al vertice hanno preso parte, tra gli altri, l'assessore provinciale al Lavoro, Claudio D'Amario, un funzionario del settore Lavoro della Provincia, rappresentanti della Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UilTucs-Uil, assieme alle rsa del punto vendita.
Gli esponenti istituzionali presenti hanno tentato di mediare con i vertici aziendali, spingendo per il ricorso agli ammortizzatori sociali, fortemente sostenuto dai sindacati, ma la società ha ribadito il suo 'no' ed ha proposto alle parti sociali di firmare un accordo. I sindacati, però, hanno rifiutato in quanto «volevano proporci la cassa integrazione, ma senza rotazione, cioé nulla».
«A questo punto - afferma il segretario della Fisascat-Cisl, Davide Frigelli - organizzeremo nuovi scioperi ed incontri a livello nazionale, perché pare che il 'format' adottato qui dalla Metro verrà applicato anche in punti vendita di altre città e questo vuol dire licenziamenti immediati anche altrove. Faremo ulteriori tentativi - aggiunge -ma l'azienda sembra ferma sulle sue posizioni».
Sindacati di categoria e lavoratori rilanciano, inoltre, l'appello inviato nei giorni scorsi alle istituzioni locali, affinché si impegnino per trovare una soluzione alla vicenda. Diversi rappresentanti sindacali di altre Metro italiane sono giunti a Chieti, per partecipare al presidio e sostenere i colleghi di San Giovanni Teatino. L'area interessata dalla manifestazione, per evitare che si verificassero problemi, è stata presidiata dalle forze dell'ordine. Intanto l’azienda spiega che la profonda differenza in termini di consumi e potenziale tra il Nord e il Sud dell’Italia comporta la necessità di lavorare «su format differenti, per rispondere in modo sostenibile ai variegati contesti socioeconomici locali».

LA SOCIETA’ : «PUNTIAMO ANCORA SUL TERRITORIO»
Intanto dall’azienda si spiega che il lancio del nuovo concept Metro Piazza Affari, a seguito della trasformazione del punto vendita di Sambuceto, fa seguito ad un re-investimento da parte del Gruppo per rilanciare uno store destinato in modo strutturale ad ulteriori perdite economiche, non più sostenibili. «Nonostante il contesto difficile, in cui la concorrenza sta abbandonando il territorio, Metro crede che quest’area possa ancora avere un futuro, ma per sostenere il nuovo scenario – nell’interesse di tutti – è stato necessario adattare il modello di business al territorio».

«Mentre gli altri Cash and Carry di zona hanno chiuso battenti noi abbiamo scelto di restare, di crederci ancora», spiega Maurizio Casalotto Cossu, direttore risorse umane. «Ma per garantire un futuro sostenibile a un punto vendita che da anni era in perdita ci siamo dovuti adoperare per rivedere profondamente il modello. Questo ha comportato la cancellazione, ove necessario, di alcune attività e, conseguentemente, un certo numero di esuberi strutturali. L’azienda ha ricercato da subito un accordo con le rappresentanze sindacali e in questo scenario ci siamo resi fra l’altro disponibili a sostenere con un incentivo economico tutte le persone che si erano dichiarate disposte ad entrare volontariamente in mobilità. Questo avrebbe limitato significativamente l’impatto sociale. Ma la rigida posizione che il sindacato ha tenuto ancora oggi (ieri per chi legge, ndr) in occasione della riunione conclusiva tenutasi presso la Provincia di Chieti, continuando a porre il vincolo imprescindibile della rotazione tra i lavoratori, ha ostacolato lo sforzo aziendale di minimizzare l’impatto sociale. Noi riteniamo che sia stata persa un’occasione: in caso di accordo, infatti, i lavoratori avrebbero potuto beneficiare non solo dell’eventuale cassa integrazione, ma anche dell’incentivo economico che l’azienda aveva offerto per sostenere quanto più possibile il reddito del personale in esubero».