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Abruzzo/Il Cam vara il piano per risorgere: debiti ai Comuni ma la Regione non controlla

Botticchio diffida il commissario Caputi

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Abruzzo/Il Cam vara il piano per risorgere: debiti ai Comuni ma la Regione non controlla

Pierluigi Caputi




 

 


AVEZZANO. Due strade parallele che non si incontrano.
Il Cam e l’Ato sembrano due entità estranee tra loro che, specie nell’ultimo periodo, non si sono più né viste né sentite.
Eppure l’Ato unico commissario straordinario Pierluigi Caputi, dovrebbe essere il controllore del Cam, la spa che cura il servizio acquedottistico da qualche anno e che nella sua storia può vantare alcune inchieste penali che bene racconterebbero il perchè si siano formati debiti milionari che ora finiscono in capo ai Comuni e dunque ai cittadini.
Come accaduto già in passato alla denuncia che pareva una bomba atomica del commissario Caputi di inadempienze plurime è seguito un silenzio tombale da parte delle istituzioni e di buona parte dei partiti.
Ma la burocrazia corre e all’orizzonte si intravede quella rivoluzione del settore che l’amministrazione regionale vuole attuare (obbligata dalla legge) al più presto.
In agguato c’è l’Ersi, il nuovo organismo da costituire,  ma per arrivare a concretizzare la nuova creatura bisogna “mettere a posto “ i debiti delle società come il Cam per l’appunto.


E allora giù polemiche a fiumi e ricordi che affiorano.
Il Martello del Fucino, “foglio volante” attento osservatore delle vicende locali da sempre scruta carte e protagonisti, proprio nell’ultimo numero rievoca la fulminea vicenda della lettera dell’ingegnere Giacomo Morgante che nel 2007 era prolifico in fatto di denunce  (già si parlava di sperperi e mala gestione). La missiva di allora si inseriva in un articolato e offuscato contesto “politico” che opponeva appunto Morgante a Tedeschi pure a capo del Cam per alcune annualità.
Negli anni seguenti sono scaturite indagini della procura di Avezzano alcune delle quali, dopo molti anni, sono appena approdati all’udienza preliminare e per molte accuse un processo –è facile prevederlo- non si farà mai.
In quelle carte gli investigatori hanno ricostruito per filo e per segno come sono stati spesi i soldi del Cam e con quale "oculatezza" la gestione dal 2003 al 2007 è stata portata avanti. 


Intanto nell’ultima assemblea dei soci del Cam S.p.A., il nuovo amministratore delegato Ciarlini, ha prospettato ai comuni la necessità di adottare un «Piano strategico 2013-2026», con il quale cominciare a porre in essere un’opera di salvataggio.
A parte il merito e le finalità che a molti appaiono irraggiungibili ora quel piano dovrà essere approvato dai Comuni che si dovranno fare carico del fardello accumulato nel tempo. Il piano tuttavia non sarà sottoposto al vaglio dell’Ato unico, cioè del commissario, cioè della Regione.
Dunque ognuno per conto suo. Come dopo tutto quello che è uscito dalla bocca e dalla penna del puntuale Caputi?
Così ancora una volta è Franco Massimo Botticchio, del Martello del Fucino che prende carta e penna e invia «formale diffida» a Caputi.
Il cittadino Bottichio richiama il commissario per ricordargli che l’Ato è un ente di controllo e questo deve esercitare il «controllo analogo» cioè sindacare conti e scelte delle spa a totale capitale pubblico come il Cam, cosa che invece nel caso del «nuovo piano strategico» non sarebbe svolta.
Anche perché sono molti i punti nel merito del piano che potrebbero essere sindacati. Il Cam infatti vorrebbe prolungare di almeno 10 anni la gestone così da poter spalmare debiti e rientro in un periodo più consono. C’è poi una ipotesi di «concordato preventivo in continuità», una «ipotesi di ricapitalizzazione del debito a 15mln di euro più la trasformazione del debito netto dei comuni». 


Caputi ora dovrà intanto rispondere al cittadino Botticchio e poi esercitare il suo potere in capo al Cam anche arrivando a revocare la concessione per poter svolgere la gestione del servizio idrico.
Insomma possibile che la Regione non debba valutare questo piano strategico del Cam e poter capire in che modo la società pubblica vorrebbe risorgere dalle sue ceneri?
Sempre il Martello del Fucino sulle vicende passate (ma come si è visto più che attuali) riporta una frase pronunciata in un consesso pubblico dal consigliere comunale di Cerchio, Giuseppe Ciotti: «se i pm della Procura di Avezzano si fossero preoccupati meno di tutelare l’immagine dell’ex presidente del Cam, in realtà, molto offuscata dalle vicende del Consorzio, ed interessati di più di questioni che emergevano da documenti e articoli di giornali, forse sarebbe stato salvaguardato il diritto di critica dei consiglieri comunali e la libera informazione».
Oggi però la Regione non vuole vedere e domani potrà dire di non sapere.