INSANITA'

Abruzzo/Tagliacozzo, il Tar nomina un commissario per riaprire il Pronto soccorso

Il Comitato salva ospedale: «ma la situazione peggiora invece di migliorare»

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Abruzzo/Tagliacozzo, il Tar nomina un commissario per riaprire il Pronto soccorso



CHIETI. Il Tar Abruzzo ha nominato il presidente della Cri regionale “commissario ad acta” per l’ottemperanza alla precedente ordinanza che imponeva la riapertura del Pronto soccorso dell’ospedale di Tagliacozzo e che non era stata mai applicata.
Ma anche in questi giorni – la decisione del Tar è dell’8 maggio - non solo le cose sono restate come prima, ma addirittura rischiano di peggiorare, se è vero l’allarme lanciato da Rita Tabacco, animatrice del Comitato salva ospedale: «Si è avuta notizia certa che dal 17 giugno il laboratorio analisi funzionerà solo dalle 8 alle 14. Il pomeriggio e la notte non ci sarà più la reperibilità dei tecnici e se un malato avrà bisogno, si effettueranno solo le analisi di base con le macchinette (tecnicamente: Poct) del Pronto soccorso. Se poi servono altri controlli, visto che i tecnici non ci sono, i malati saranno trasportati in ambulanza ad Avezzano o altrove. Il che provocherà notevoli disagi e tempi lunghi, che ci riserviamo di segnalare attraverso le vie legali».
 Insomma pare di essere non a Tagliacozzo (Aq), Abruzzo, Italia, ma in qualche struttura extraterritoriale, dove le leggi e le ordinanze del Tar non si applicano, come quella di un anno fa quando i giudici amministrativi (e dopo anche il Consiglio di Stato) si sono pronunciati per la riapertura del Pronto soccorso, spingendosi anche oltre per imporre la ripresa dell’attività, sospesa dai provvedimenti del Commissario Chiodi. Come si legge nell’ordinanza per l’ottemperanza alla sentenza inapplicata, il Tar aveva non solo intimato l’obbligo di riapertura «con piena funzionalità» di questa struttura, ma aveva specificato quali servizi dovevano essere ripristinati h24.

In più aveva concesso 20 giorni di tempo per attrezzare la struttura come deciso nell’ordinanza, accogliendo in pieno le ragioni del Comitato salva ospedale e le istanze degli avvocati difensori Simone Dal Pozzo, Paolo Novella e Livia Ranuzzi. Del che sia il commissario Chiodi sia Giancarlo Silveri, il manager Asl dell’Aquila, si sono completamente disinteressati, e stando almeno alle dichiarazioni della rappresentante del Comitato anche il nuovo commissario ad acta non sembra lavorare per la piena funzionalità del Pronto soccorso.
Insomma una conferma sul campo di quello che ha sostenuto il sub commissario Giuseppe Zuccatelli, quando ha spiegato che uno dei problemi della sanità abruzzese sono «i manager incontrollabili».

 Ma forse c’è di più in questa vicenda dell’ospedale di Tagliacozzo. Si tratta infatti della dimostrazione ulteriore che la tutela dei diritti della popolazione nelle zone interne è stata possibile in Abruzzo non per merito della gestione commissariale, ma grazie al Tar. Anche la  Corte dei Conti, in questi giorni, ha preso atto del fatto che la gestione dei piani di rientro sta mettendo in seria difficoltà l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e che, quindi, la sola prospettiva del riordino dei conti è non solo sbagliata, ma persino pericolosa.
«Il caso Tagliacozzo – spiega l’avvocato Dal Pozzo - offre indicazioni preziose su come in concreto deve funzionare l’assistenza. Da una parte boccia la desertificazione delle zone interne, che è stata causata dalla chiusura dei piccoli ospedali senza la contestuale creazione di una rete di servizi sanitari sostitutiva. Dall’altra ci dice che per difendere il diritto alla salute era necessario commissariare il commissario, perché di questo in fondo stiamo parlando».
Sebastiano Calella