CRISI E INDUSTRIA

Abruzzo/Sixty, forse verrà pagata subito la cassa integrazione

Accordo in vista con una banca per anticipare l’erogazione

Redazione Pdn

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Pierluigi Pennetta

Pierluigi Pennetta





CHIETI. Sixty: la cassa integrazione arriva, non arriva, forse arriva.
C’è infatti uno spiraglio di soluzione in questa ennesima vicenda di crisi industriale che si scarica sui dipendenti e che ha colpito questa nota azienda della moda e del made in Italy, un tempo fiore all’occhiello della zona industriale di Chieti.
E’ in dirittura d’arrivo la trattativa con una banca locale che potrebbe anticipare l’erogazione mensile ai dipendenti, anche con l’intervento ed il contributo di Confindustria. Sarebbe la conclusione positiva del lavorìo dei due commissari liquidatori ai quali il Tribunale di Chieti ha affidato la gestione del “concordato in continuità”, cioè quell’alternativa al fallimento prevista dalla nuova legge fallimentare e che consente di continuare la normale attività lavorativa, pur in misura ridotta e con meno dipendenti.
«Se con questo accordo la cig verrà pagata il merito non è nostro – ci tiene a precisare l’avvocato Pierluigi Pennetta, che con il commercialista Lucio Raimondi è stato incaricato dal Tribunale di seguire lo sviluppo del concordato – ma sicuramente abbiamo dato un contributo. Il nostro dovrebbe essere solo un ruolo di controllo, ma d’accordo con il Tribunale ci siamo mossi per affrontare questa emergenza della cig. Siamo andati personalmente a Roma - al Ministero del lavoro e a quello dello sviluppo economico - per sbloccare l’impasse e ci siamo riusciti. Ma c’è di più: come tutti sanno, con la procedura concorsuale la cig è più rapida, ma servono comunque 4-5 mesi per riscuotere i soldi. Allora abbiamo suggerito di utilizzare le appropriate convenzioni dell’Abi (l’associazione bancaria) e la possibilità di un accordo con l’Associazione industriali di Chieti, per consentire da subito l’erogazione dei 700 euro mensili ai dipendenti. E questo potrà avvenire attraverso una Banca convenzionata, con cui l’azienda sta trattando».
 In questo modo potrebbe trovare presto soluzione quel lungo braccio di ferro tra sindacati e Sixty, che aveva registrato anche la sospensione della cig straordinaria tra marzo ed aprile, in attesa del concordato. Intanto adesso che è stata chiesta la cig ordinaria, la società ha pagato i 20 giorni di sospensione, anche se è tuttora irrisolta la questione dell’anticipazione del tfr che i sindacati chiedevano all’azienda di pagare. Cosa che non sembra possibile e che ha rischiato di pregiudicare anche la richiesta della cassa integrazione, che però ora la Sixty ha firmato sbloccando la trattativa.

Insomma questa applicazione da parte del Tribunale di Chieti (fortemente voluta dal presidente Geremia Spiniello) delle nuove alternative al fallimento sembra dare i suoi frutti possibili, che non sono miracolistici, ma che riescono ad accompagnare le aziende fuori dalla crisi cercando contemporaneamente di tutelare al massimo possibile i dipendenti ed i creditori.
Quanti posti di lavoro saranno salvati?
«Di fronte ad una chiusura per fallimento ed alla messa in mobilità di tutti i lavoratori, già è un successo che con il concordato oggi lavorano ancora circa 50 dipendenti – chiarisce l’avvocato – se poi saranno di più non dipende da noi o dal Tribunale, perché sarà il mercato a dire l’ultima parola: noi faremo tutto il possibile per difendere l’occupazione e per salvare la Sixty».

 C’è questa consapevolezza in azienda? Che clima si vive tra i dipendenti rimasti al lavoro?
«Tutti ricorderanno che prima c’era un clima di forte contrapposizione con l’azienda: dipendenti e sindacati erano sul piede di guerra contro la società, con tanto di esposto alla Procura delle Repubblica perché si accertasse la regolarità della gestione societaria, della vendita dei marchi ecc. – ricorda l’avvocato Pennetta – noi siamo arrivati dopo, ma debbo dire che oggi il clima è buono, fattivo e collaborativo. Tutti stiamo lavorando in attesa dell’omologa da parte del Tribunale. Certo con 400 mln di debiti e 100 mln ipotizzati di attivo (compresi i beni) la situazione non è semplice. Però si ha la netta sensazione di un clima di maggiore fiducia anche da parte dei creditori chirografari (che sono i soli a votare e quindi a decidere sull’esito della proposta concordataria) per i quali c’è un’ipotesi di riscuotere un 15 % e forse di più, secondo l’esito della liquidazione dei beni. Il fatto positivo è la presenza di un’offerta irrevocabile di acquisto di circa 15 mln. Il che, con la vendita degli altri beni, potrebbe soddisfare completamente i creditori privilegiati, che sono i dipendenti, e gli altri al 15-20%».

 Si tratta di una stima ottimistica, oppure è frutto della conoscenza del piano presentato per il concordato?
«Il piano è costruito bene – conclude Pennetta – perché è molto prudenziale sui ricavi della liquidazione e mette sullo stesso piano tutti i creditori nelle due categorie (privilegiati e chirografari). E questo rende semplici le previsioni, senza peccare di ottimismo. Almeno se si pensa che l’alternativa, fino a poco tempo fa, era il baratro del fallimento, cioè la chiusura dell’attività, la messa in mobilità di tutti i dipendenti e la svendita dei beni. Senza dire - in questo caso - dell’ulteriore indebolimento del tessuto produttivo di Chieti. Per fortuna il Tribunale si è dimostrato sensibile anche a questo aspetto».


Sebastiano Calella