LA SENTENZA

Pp2. Colpo di scena: Tar annulla permesso a Pescaraporto srl

Il Comune ora paga le spese. Acerbo esulta: «avevamo ragione noi»

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PP2 PROGETTO PESCARAPORTO

La zona dell'intervento

 

PESCARA.  Il tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo ha accolto il ricorso dell’Hotel Regent ma bocciato per difetto di legittimazione quello del consigliere comunale Maurizio Acerbo (Rc) .

Ma la vittoria per chi contestava il progetto sul lungomare nord è arrivata comunque perché il ricorso del titolare dell’albergo, (che si trova a circa 500 metri dall’area interessata dal permesso di costruire, e titolato a ricorrere «in relazione sia alla vicinitas, che al possibile sviamento della clientela», dicono i giudici) alla fine si è trascinato dietro anche il ricorso di Acerbo.
Annullato dunque il permesso di costruire firmato il 5 ottobre 2012. L’intervento prevedeva la demolizione di alcuni manufatti fatiscenti e la realizzazione di tre edifici (alti 21 metri), dei quali uno destinato ad uso turistico-alberghiero. Doppia mazzata per il Comune di Pescara che oltre alla sconfitta dovrà farsi carico anche delle spese legali e di giudizio (circa 4 mila euro).
Nella sua bocciatura il Collegio ha smentito quanto dedotto dal Comune che «ha affermato erroneamente la vigenza di una norma di piano», si legge nella sentenza, «che in realtà era stata da tempo modificata».


E poi ancora: «la pianificazione della zona non avrebbe potuto essere stravolta e snaturata in ragione della dichiarata applicazione del decreto sviluppo. E’ pur vero, infatti», si legge ancora nella sentenza, «che tale norma prevede il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva rispetto a quella preesistente come misura premiale, anche con la possibilità di modifica della sagoma, e che tale beneficio può essere ottenuto “anche con interventi di demolizione e ricostruzione”,  ma tale premialità non può essere ottenuta (nella forma della attribuzione di volumetria aggiuntiva con demolizione e ricostruzione) in una zona nella quale l’edificazione è subordinata alla approvazione di un piano particolareggiato».
«Interpretata nel senso fatto proprio dall’Amministrazione», si legge ancora, «si verrebbe, infatti, a stravolgere l’assetto ordinato dell’edificazione, specie in una zona strategica come quella ora all’esame». I giudici rilevano anche che «lo stesso art. 5 nella parte in cui al comma 11 attribuisce alla Giunta, invece che al Consiglio, il potere di approvare i piani attuativi al fine di snellire le procedure, riconosce implicitamente che le misura premiali presuppongono l’approvazione di un piano attuativo, che non può essere omesso prima di rilasciare i titoli edilizi».


ACERBO: «AVEVAMO RAGIONE»
«Anche se il mio ricorso come avevamo preventivato e' stato impallinato dalla contraerea per difetto di legittimazione», commenta il consigliere comunale di Rifondazione, Maurizio Acerbo, «i motivi in esso contenuti sono stati ritenuti fondati dal TAR accogliendo quello dell'Hotel Regent».
«Il rilascio di quel permesso», va avanti Acerbo, «non era un "atto dovuto" come hanno sostenuto autorevoli esponenti del Pdl e se avessero voluto ascoltare i miei numerosi interventi che avevano preceduto il rilascio si poteva evitare questa figuraccia. Purtroppo un misto di arroganza ignorante e di volontà di ingraziarsi i costruttori ha spinto il Pdl a snobbare i miei rilievi».
Oggi ad Acerbo resta solo un rammarico: «dispiace è che in altre zone della città - vedi via Carducci - il mancato ricorso al Tar di residenti legittimati dalla vicinitas ha consentito finora di mandare avanti interventi frutto anch’essi di un’interpretazione piuttosto fantasiosa del “decreto sviluppo”. Invito il PDL a livello comunale (e regionale) a un ravvedimento operoso sulle questioni urbanistiche. L’annullamento del permesso di costruire dovrebbe spingere finalmente a un confronto con la città e il Consiglio Comunale sul P.P.2. senza altri blitz da azzeccagarbugli. a sentenza inequivocabilmente conferma quanto avevo sostenuto per mesi inascoltato».
a.l.