SANITA'

Abruzzo/Asl Chieti: «meno ospedale e più territorio» nell’Atto aziendale

Anche nelle altre Asl molta assistenza viene spostata nei Distretti

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Abruzzo/Asl Chieti: «meno ospedale e più territorio» nell’Atto aziendale




CHIETI. Meno ospedale e più territorio nell’Atto aziendale della Asl di Chieti: così è stata presentata l’ultima e forse definitiva stesura del documento che disegna le attività sanitarie sul territorio.
Se ne è parlato anche in un incontro alla Provincia di Chieti, dove il manager Francesco Zavattaro ha illustrato al presidente Enrico Di Giuseppantonio queste ultime novità. Che tanto nuove non sono, viste che si è trattato di adeguare  «la dotazione di unità operative ai parametri standard individuati nel 2012 dal Comitato per i Livelli essenziali di assistenza» si legge in una nota esplicativa, dove si chiarisce che questa scelta di incentivare la presenza sul territorio delle unità operative «traccia un orientamento nuovo nelle attività assistenziali perché sposta fuori dalle corsie alcune attività tradizionalmente ospedaliere: la cura, superata la fase acuta della malattia, non trova ormai più nella degenza la risposta più efficace e appropriata».
 Per la Asl di Chieti «assumono quindi una vocazione territoriale le unità operative complesse di Oculistica, Dialisi, Endocrinologia, Geriatria, Servizio trasfusionale, Genetica e Radiognostica, le cui attività saranno sensibilmente più sviluppate nell’ambito dei Distretti».
 Ma ci saranno novità anche in ospedale, ha comunicato il manager: «è il caso, per esempio, del nuovo approccio al politrauma che sarà sviluppato all’ospedale di Chieti, grazie anche al coinvolgimento degli specialisti in chirurgia maxillo-facciale e neurochirurgia del “Renzetti” di Lanciano».
 L’Atto aziendale dunque fissa a 105 il numero di unità operative complesse, di cui 64 sanitarie ospedaliere e 41 non ospedaliere, «una suddivisione che rispecchia fedelmente il nuovo orientamento e segna una leggera restrizione sul fronte ospedaliero e una crescita su quello territoriale».
 Si attestano, inoltre, a 93 le unità operative semplici e a 45 quelle semplici a valenza dipartimentale, «con ulteriori novità nell’organizzazione interna e nella valorizzazione delle professionalità». 


In realtà questo processo di riorganizzazione sta avvenendo non solo a Chieti, ma anche nelle altre Asl in quanto era già previsto sia da un decreto del sub commissario Baraldi sul personale e sui primari, sia dal Comitato Lea nazionale (come correttamente ha segnalato Zavattaro). In quel decreto veniva imposto un rapporto tra primari e posti letto in ospedale e tra primari e popolazione nei Distretti: la soglia minima ospedaliera era 17 posti letto, quella della popolazione era di poco superiore ai 9 mila abitanti. A questo standard si sono dovuti adeguare i manager nei rispettivi Atti aziendali e qualcuno teme anche che si tratti di una “riverniciatina” solo sulla carta. Cioè si dubita fortemente che i primari che sono in servizio in ospedale andranno a far funzionare gli ambulatori nei Distretti.
Il rischio è che tutto continui come prima, con gli ospedali di fatto trasformati in grandi poliambulatori, come dimostra un fatto a tutti visibile che spiega questa trasformazione: la mattina i parcheggi attorno a tutti gli ospedali sono a dir poco congestionati, mentre di pomeriggio sono vuoti. E così oggi, con il recepimento di queste prescrizioni negli Atti aziendali, le “carte” sono a posto perché finalmente recepiscono almeno  “esteticamente” i contenuti del decreto Baraldi. Sul quale tutte le Asl si trovano dunque in  anticipo sul ritardo.


Sebastiano Calella