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Pescara Pp2. Acerbo: «Il Comune usa i soldi dei cittadini per sostenere il potente privato»

Ieri prima udienza di merito

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Pescara Pp2. Acerbo: «Il Comune usa i soldi dei cittadini per sostenere il potente privato»





PESCARA. Si è discusso ieri al Tar di Pescara il ricorso di Maurizio Acerbo e dell’Hotel Regent contro la società Pescaraporto.
Le parti si sono costituite in giudizio. I lavori sono fermi perché la società costruttrice, della famiglia dell’avvocato Giuliano Milia e dei costruttori Mammarella, ha deciso di sospendere l’intervento fino a quando il Tar non si pronuncerà nel merito dei ricorsi.
Tutto ruota intorno al permesso di concessione edilizia rilasciato dal Comune nell’area Pp2, ovvero il lungomare Papa Giovanni XXIII tra il ponte del Mare, l’ex Cofa e il porto turistico http://www.primadanoi.it/news/cronaca/534079/Tre-palazzi-da-21-metri-sul.html .
Si tratta della zona nei pressi del porto turistico dove dovrebbero sorgere tre palazzi di sette piani (circa 21 metri di altezza) destinati ad attività commerciali, parcheggi e anche un hotel. 


Il Comune di Pescara si è costituito in giudizio in difesa della società con la disapprovazione di Acerbo: «se al momento del rilascio dei permessi l’amministrazione Mascia avevano sostenuto che il provvedimento era di competenza del dirigente e che loro nulla potevano fare pur essendo contrari non si capisce perchè la Giunta Comunale abbia deliberato di costituirsi in giudizio e di incaricare un professionista esterno (l’avvocato Tommaso Marchese per 4.700 euro, ndr) per difendere un permesso che aveva detto di condividere».
L’assessore Marcello Antonelli spiegò infatti che il Comune si sarebbe attenuta semplicemente alla norma contenuta nel Decreto sviluppo del governo Monti che consente ai privati di bypassare i Piani particolareggiati dei Comuni. Il tutto sarebbe avvenuto sulla base di una direttiva del dirigente competente D’Aurelio.
Ma per Acerbo il comportamento dell’amministrazione comunale sarebbe «incoerente» e si riferisce non solo al Pdl ma anche alla lista Pescara Futura di Carlo Masci che «aveva espresso su quel progetto in deroga al piano particolareggiato giudizi critici simili ai miei. Eppure in giunta hanno votato la delibera per la resistenza al ricorso e la nomina dell'avvocato esterno».


Poi hanno dichiarato che il Comune avrebbe fatto marcia indietro ma alle parole non sono seguiti fatti.
«Insomma», fa notare Acerbo, «il sottoscritto paga di tasca propria per difendere il PP2 del Comune che invece difende con i soldi dei cittadini l'intervento di potenti privati. Comunque vada una cosa è certa: Rifondazione ha difeso l'interesse pubblico, il centrodestra quello privato».
Il sindaco Mascia nelle scorse settimane aveva parlato di «atto dovuto»: «non c’era discrezionalità di scelta perché il nostro dovere è quello di difendere comunque le ragioni del Comune a fronte di un atto tecnico, e non politico, di cui il dirigente ha difeso la legittimità in un’ampia, lunga e dettagliata relazione. Non c’è alcuna presa di posizione politica in quello che è stato un atto dirigenziale, che non è stato certo frutto della scelta di una maggioranza la quale, nello specifico, non aveva e non ha alcuna competenza nel rilascio di quel permesso a costruire».
La situazione di fatto vede da una parte il consigliere di Rifondazione che contesta un provvedimento del Comune che ritiene illegittimo e dall'altra il Comune con la ditta privata che difendono il provvedimento stesso.
Come finirà?