CHIMICA

Abruzzo/Mistero Solvay, in attivo ma chiede la cassa integrazione: sindacati contro

Recente fusione del gruppo con la Ineos per un piano di espansione. Tranne che per Bussi

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Abruzzo/Mistero Solvay, in attivo ma chiede la cassa integrazione: sindacati contro





BUSSI SUL TIRINO. La Solvay è in crisi e chiede la cassa integrazione ma in una recente riunione era stato annunciato l’attivo per il terzo anno consecutivo. Come stanno allora davvero le cose?

La presunta incongruenza è segnalata dai sindacati che lo scorso 21 maggio 2013 nella sede di  Confindustria di Pescara si sono incontrati con La Solvay Chimica Bussi  rappresentata da Giorgio Favro, Gianluca Giannetti; Bruno Aglietti assistiti da Pasquale Pinnetti di Confindustria. Per la parte sindacale c’erano Domenico Ronca, Giovanni D'Addario (Filctem-Cgil) Donatino Primante, Massimiliano Razzaia (Femca-Cisl) Giovanni Cordesco (Uiltec-Uil).
Le parti dovevano incontrarsi proprio per discutere la richiesta di cassa integrazione avanzata dall’azienda chimica.
Durante l'incontro la delegazione aziendale ha rappresentato le motivazioni che hanno portato all'apertura della procedura di Cigs.  Tali motivazioni così come espresse dall'azienda, non hanno per niente convinto le organizzazioni sindacali, anche perché, per ammissione della Solvay stessa,  in una riunione fatta con i quadri aziendali  aveva comunicato che per il terzo anno consecutivo la Solvay Chimica Bussi chiudeva in attivo.

LA FILIERA DEL CLORO E LA FUSIONE
Il vero elemento di novità che cambia totalmente lo scenario per il sito di Bussi –secondo i sindacati-  è che il 7 maggio 2013 e' stata siglata una lettera di intenti tra Solvay ed  Ineos  per la costituzione di una joint venture al 50% con la quale si vogliono mettere insieme le rispettive attivita' nella filiera del cloro. La nuova società avrà 17 impianti produttivi in nove paesi, con 5650 addetti.  Questa fusione sarà di breve durata perché, da come e' scritto nella lettera di intenti,  la Ineos avrà la possibilità  di rilevare dopo 4 anni e non oltre i 6 l'intera quota di Solvay nella joint-venture.
    L'uscita di Solvay da questo tipo di chimica rappresenta un passo in avanti verso la strategia  più volte illustrata che è quella di abbandonare la chimica di base a favore di una chimica con più alta marginalità con elevati tassi di crescita.
Nella cessione ad Ineos del 50% delle produzioni, Solvay trasferirebbe anche le maestranze dei siti dove oggi si produce cloro e i suoi derivati, con una eccezione:  quella del sito di Bussi, uno dei siti chimici più vecchi d'Italia dove il cloro e i suoi derivati si producono da più di un secolo.
Qui la produzione avviene attraverso un nuovo processo a membrana che ha mandato in pensione il vecchio processo con celle a mercurio che aveva un impatto ambientale devastante. Inoltre nel sito di Bussi è presente una centrale idroelettrica che possiede i certificati verdi.  Tramite quest’ultima centrale idroelettrica si ha la possibilità di avere, a Bussi,  energia a prezzo di costo e,  in altri siti di proprietà Solvay,  la possibilità di avere energia ad in costo basso rispetto al mercato energetico . In più il sito di Bussi ha la ferrovia che entra dentro la fabbrica e lo svincolo autostradale a 300 metri.
«Siamo in presenza di un sito che ha una professionalità consolidata negli anni», commentano i sindacati, «un impianto di nuova generazione, energia prodotta con una propria centrale idroelettrica, infrastrutture che aumentano l'appetibilita' e, tuttavia, non si riesce a capire perchè il sito di Bussi non è stato messo dentro la joint-venture, anche perchè  per ammissione più volte espressa dalla stessa Solvay, per lei Bussi non è un sito strategico (perchè allora non lo cede a Ineos??). Detto questo è chiaro che a Solvay il sito di Bussi non interessa, prima lo chiude e meglio è. Questa esclusione potrebbe sancire la  chiusura totale del polo chimico, visto che oltre ad uscire dalla produzione di cloro in Europa, il 23 aprile 2013 Solvay ha avviato una Cigs per cessazione di attività di due impianti: silicati e chimica fine».
 
    Va ricordato che Solvay ha iniziato la dismissione  dieci anni fa portando il sito da 600 addetti a  150.
Oltre alla  perdita di posti di lavoro negli anni si è inquinato tanto, infatti nel 2007 si è rinvenuta una discarica nella quale negli anni 60/70 si è interrato di tutto. Per questo motivo quel sito è stato identificato come Sito di Interesse Nazionale e per questo dramma nel 2011 il Governo ha stanziato 50 Milioni di euro per la bonifica e la reindustrializzazione.
Per questo i sindacati hanno chiesto un incontro con il governo a Roma per intraprendere un percorso con la loro assistenza dove la Solvay dovrà esporre il nuovo piano industriale in virtù di questa importante novità.