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Abruzzo/Inchiesta rifiuti, Di Stefano, Venturoni e Di Zio rinviati a giudizio

Cade l’accusa di corruzione

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Fabrizio Di Stefano

Fabrizio Di Stefano

PESCARA. La decisione del giudice e' arrivata dopo una camera di consiglio durata 24 ore.

Il deputato del Pdl Fabrizio Di Stefano, l'ex assessore regionale alla sanità e attuale consigliere regionale dello stesso partito Lanfranco Venturoni, e gli imprenditori Rodolfo e Ferdinando Di Zio, sono stati rinviati a giudizio da gup del tribunale di Pescara Luca De Ninis nell'ambito della vicenda riguardante l'inchiesta sui rifiuti, che il 22 settembre 2010 portò all'arresto di Venturoni e Rodolfo Di Zio.
Il gup ha rinviata a giudizio anche l'ex amministratore delegato della società 'Team', Vittorio Cardarella, e la società Deco.
Per gli imputati accusati di corruzione il gup ha però proceduto al proscioglimento da questo reato. Nel caso di Di Stefano, accusato solo di corruzione come aveva ipotizzato anche il pm Gennaro Varone nella sua requisitoria, il reato è stato invece diversamente qualificato in millantato credito o traffico di influenza.
Secondo l'accusa, Di Stefano avrebbe chiesto e ricevuto da Rodolfo Di Zio 20 mila euro, con due bonifici distinti «accreditati in Napoli il 29 maggio e il 3 giugno 2009, al candidato al parlamento Europeo Crescenzio Rivellini, che ne girava 5 mila con proprio assegno a Di Stefano». 

Questo assegno risultò incassato da Di Stefano "in Chieti il 4 giugno 2009, su proprio conto corrente". La difesa del parlamentare, l'avvocato Cirulli, aveva obiettato che l'operato di Di Stefano non sarebbe avvenuto in qualità di parlamentare e quindi non per atto d'ufficio. Già durante la requisitoria Varone aveva in parte accolto la tesi della difesa ipotizzando quindi la posizione di Di Stefano come una influenza di tipo lobbistico e non come parlamentare; ma chiedendo lo stesso, in caso di non accoglimento del reato di corruzione, quello di millantato credito, che di fatto prefigura uno scambio di denaro in cambio della propria influenza per condizionare la pubblica amministrazione.

I reati per cui sono stati rinviati a giudizio gli altri imputati sono peculato, abuso d'ufficio, turbativa d'asta. Il processo a loro carico prenderà il via il prossimo 23 ottobre davanti al tribunale collegiale di Pescara. 
La vicenda giudiziaria ruota attorno alla realizzazione a Teramo di un impianto di bioessiccazione.
«Mi e' stata tolto - ha commentato Venturoni dopo la lettura del dispositivo - un capo di imputazione che riguardava la corruzione, e' rimasto invece il problema della formazione della societa'. Secondo il gup andava fatta la gara, io non sono un tecnico, pero' mi avevano assicurato che non era necessaria . Abbiamo quindi agito in maniera legittima, vedremo nel corso del dibattimento. Mi e' stata tolta la corruzione, che sicuramente non mi appartiene».
Secondo quanto contestato dall'accusa, Venturoni avrebbe messo in atto un piano di svuotamento di funzioni della Team Spa, di cui era presidente, per favorire la Deco spa dei fratelli Di Zio e far ottenere a quest'ultima, senza gara d'appalto, l'affidamento della costruzione e gestione di un impianto di bioessicazione di rifiuti a Teramo.

DI STEFANO: «NON SONO UN CORROTTO, BRUTTA PAGINA SI E’ CHIUSA»
«Non sono un corrotto! Questo ha sancito il Tribunale di Pescara» scrive su Facebook Di Stefano subito dopo che il Tribunale ha comunicato il proscioglimento dall’accusa di corruzione. «Sono felice che dopo tre anni sia stata dimostrata la mia totale estraneità ad un reato infamante come quello della corruzione. Avevo sempre detto che riponevo fiducia nel giudizio della magistratura, così è stato. Ringrazio i miei avvocati Massimo Cirulli e Peppino Polidori che mi hanno non soltanto supportato dal punto di vista legale, ma soprattutto sul versante umano. Ricomincio a fare politica, senza il fardello di questa infamia. Una brutta pagina si è chiusa, oggi ricomincio con più passione di prima».
DI STEFANO: «NON SONO UN CORROTTO, BRUTTA PAGINA SI E’ CHIUSA»

«Non sono un corrotto! Questo ha sancito il Tribunale di Pescara» scrive su Facebook Di Stefano subito dopo che il Tribunale ha comunicato il proscioglimento dall’accusa di corruzione. «Sono felice che dopo tre anni sia stata dimostrata la mia totale estraneità ad un reato infamante come quello della corruzione. Avevo sempre detto che riponevo fiducia nel giudizio della magistratura, così è stato. Ringrazio i miei avvocati Massimo Cirulli e Peppino Polidori che mi hanno non soltanto supportato dal punto di vista legale, ma soprattutto sul versante umano. Ricomincio a fare politica, senza il fardello di questa infamia. Una brutta pagina si è chiusa, oggi ricomincio con più passione di prima».