La denuncia per estorsione della D’Annunzio. L’accusato:«mostrerò i documenti»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La denuncia per tentata estorsione presentata dall’Università per una presunta storia di tangenti sulla sperimentazione dei farmaci ha modificato di colpo il clima interno della d’Annunzio.

CHIETI. La denuncia per tentata estorsione presentata dall’Università per una presunta storia di tangenti sulla sperimentazione dei farmaci ha modificato di colpo il clima interno della d’Annunzio.

L’università è alle prese con le modifiche dello Statuto necessarie per eleggere il successore del rettore Franco Cuccurullo.

Come si ricorderà, l’imprenditore Tullio Raimondo Faiella – denunciato alla Procura dallo stesso Cuccurullo - ha richiesto direttamente al Rettore uscente la restituzione delle presunte tangenti che avrebbe versato ai ricercatori della Fondazione d’Annunzio per la sperimentazione di un farmaco.

La ricostruzione dei fatti è molto complicata e di riscontri non ce ne sono. L’unico documento è la stessa denuncia del rettore che asserisce di aver subito una tentata estorsione.

La richiesta del titolare della Farmaceutici T. S. sarebbe nata per la bocciatura di un suo prodotto da parte dell’Aifa, l’agenzia del farmaco che sovrintende alla regolarità delle medicine in commercio. Quindi, secondo l’imprenditore, la colpa del fallimento sarebbe da attribuire alla Fondazione dell’Università: di conseguenza i soldi da lui spesi dovrebbero essere restituiti, sia quelli ufficiali sia quelli in nero. La vicenda è di competenza della procura e merita di essere chiarita.

E c’è chi parla di giochi di potere, di svendita della d’Annunzio a forze accademiche non abruzzesi, di “muoia Sansone con tutti i Filistei” attribuito al rettore in scadenza, di una vendetta contro il potere universitario romano che in passato avrebbe sterilizzato un’iniziativa dello stesso Cuccurullo.

Voci che circolano insistenti nell’Ateneo e che come detto hanno surriscaldato un clima già teso.

Altri però fanno riferimento al curriculum giudiziario dell’imprenditore napoletano denunciato per far sorgere qualche dubbio sulla dinamica dei fatti, il che farebbe piazza pulita di tutte le dietrologie: il titolare della Farmaceutici T.S. in passato è stato denunciato per truffe milionarie al Sistema sanitario nazionale attraverso il comparaggio con medici e farmacisti, che venivano ricompensati con soldi e prostitute.

A Chieti ci sarebbero state solo tangenti, sarebbe la versione di Faiella: 92 mila euro in tre parti: 50 mila, 25 mila e 17 mila euro elargiti ai ricercatori, secondo i livelli di importanza nella sperimentazione. I ricercatori coinvolti però si sono già rivolti ai legali per tutelarsi ed evitare ricadute negative sui loro nomi. Intanto si sono dichiarati completamente estranei ai fatti così come sono stati narrati dall’imprenditore al rettore: «mi devi dare – avrebbe detto Faiella - non solo i 20 mila euro più iva del contratto per la sperimentazione fallita, ma anche le altre spese».

La richiesta, già irrituale per sua natura (la Fondazione infatti effettua la ricerca, studia il principio attivo, ma non garantisce l’autorizzazione da parte dell’Aifa) è stata condita con alcuni particolari di queste ulteriori spese: non si trattava di vacanze in barca o di sponsorizzazione di congressi, ma di somme versate fuori contratto come tangenti ai ricercatori.

La consegna, sostiene Faiella, sarebbe avvenuta in busta chiusa affidata ad un ricercatore che avrebbe ricoperto il ruolo di “portalettere” a domicilio dei colleghi da corrompere. Un metodo peraltro già usato nelle precedenti vicende giudiziarie in cui il Faiella è sotto inchiesta. Di fronte alle richieste dell’imprenditore, il rettore ha fatto partecipare anche il direttore generale della d’Annunzio al colloquio ed alla fine entrambi hanno deciso di rivolgersi alla magistratura ipotizzando un tentativo di estorsione.

«Ma io non sono pazzo – spiega Faiella, raggiunto telefonicamente da PrimaDaNoi.it – vi pare che io mi presentavo a Cuccurullo con fatture e contratti alla mano per fare una truffa? Il fatto è che molti altri imprenditori ci hanno rimesso i soldi e stanno zitti, altri ancora si sono rivolti alla magistratura. Io chiedevo tempi più brevi, una specie di transazione per recuperare subito i soldi. Forse il rettore si vuole parare il culo, ma con la denuncia si è dato la zappa sui piedi».

Un effetto boomerang sulla d’Annunzio? Faiella promette documenti e rivelazioni.

DIETRO LA DENUNCIA DI OGGI UNA STORIA DI ANNI E SPERIMENTAZIONI SOTTO ACCUSA

La vicenda è dunque più complessa di quello che sembra e si presta ad una serie di interpretazioni, in mancanza di dati certi.

Intanto la storia di questa sperimentazione – lo conferma lo stesso Faiella a PrimaDaNoi.it- è lunga ed il contratto con la Fondazione risale a diversi anni fa. Si trattava di studiare un antimicotico, il Fluconazolo: una delle tante ricerche sui farmaci equivalenti, i cosiddetti generici, di cui bisogna dimostrare l’equivalenza con i farmaci griffati, cioè quelli brevettati e più costosi. Infatti alla scadenza del brevetto su questi farmaci, la loro produzione e commercializzazione sono libere, hanno un buon mercato e muovono milioni di euro. Resta il mistero sul perché sono stati fatti passare tanti anni per rivendicare, a torto o a ragione, crediti più o meno esigibili. Il dubbio che sorge, dopo le prime ricostruzioni interne alla d’Annunzio, è che tutto possa avere origine da una denuncia inoltrata qualche anno fa da una multinazionale per un altro farmaco bocciato: qui c’è stata una richiesta milionaria di risarcimento danni inoltrata attraverso il tribunale, in quanto la bocciatura dell’Aifa sarebbe giunta per difetti e carenze della sperimentazione di questo farmaco all’interno della Fondazione. Forse prendendo spunto da questa vicenda, che poteva essere usata per analogia, il Faiella avrebbe cominciato a contattare i ricercatori coinvolti, rivolgendo loro insistenti richieste di risarcimento basate sul presupposto che la colpa del fallimento era legata alle condizioni non ottimali della ricerca nella Fondazione d’Annunzio.

«NO RIPETUTI» E FAIELLA SI INFURIA

E queste richieste datano dalla fine del 2009. I no ripetuti lo avrebbero infastidito e così il Faiella, a fine estate scorsa, si è rivolto direttamente ad un legale teatino per tentare di recuperare i soldi spesi. Poi più nulla, fino a quando nei giorni scorsi si è presentato direttamente al rettorato per esercitare pressioni e sperare di recuperare le somme che a suo dire avrebbe sborsato. La vicenda, che ora è al vaglio degli inquirenti, rischia però di risultare più grande di una presunta estorsione o di una ordinaria storia di presunta corruzione: sono infatti troppe le incongruenze che vanno chiarite.

C’è infatti un dato molto inquietante che la Procura non può non aver colto. Infatti l’imprenditore avrebbe giustificato le sue presunte tangenti sulle sperimentazioni dei farmaci equivalenti, perché questo sarebbe un sistema nazionale di cui avrebbe fatto parte anche Chieti. “Così fan tutte”, come l’Opera giocosa di Mozart o come il film di Tinto Brass?

Parole che avrebbero allarmato e non poco i vertici della d’Annunzio che hanno deciso di reagire e di far piena luce sull’accaduto ad evitare pericolose strumentalizzazioni a fini elettorali o di potere universitario.

Il rettore potrebbe aver visto in questa iniziativa a scoppio ritardato una trappola o una vendetta dei poteri universitari che si voglio impadronire della d’Annunzio, coinvolgendolo in giochi poco chiari, il direttore generale si sarebbe invece allarmato per essere stato chiamato come testimone di un colloquio imbarazzante su una vicenda il cui scenario eventualmente doveva essere già fin dall’inizio una scrivania della Procura della Repubblica e non certo quella del Rettore.

PER LA D'ANNUNZIO UNA BOMBA AD OROLOGERIA

Insomma la vicenda è esplosa alla d’Annunzio con la puntualità di una bomba ad orologeria: sullo sfondo i contrasti di recente esplosi tra il rettore Cuccurullo ed il general manager Marco Napoleone, il primo sempre più lanciato a livello nazionale nel giocare le sue carte per un incarico di prestigio dopo il suo pensionamento, il secondo più preoccupato che la d’Annunzio sia scippata all’Abruzzo.

Ci sono poi le candidature in pectore di qualche docente di medicina per succedere a Cuccurullo al posto di Carmine Di Ilio, preside di medicina, finora ritenuto il delfino del rettore. Anche lui però di recente è stato vittima della sindrome di accerchiamento o di tradimento che agita tutti gli uomini di potere al termine della loro parabola. Allora il nome nuovo per la successione sarebbe quello del professor Sergio Caputi, finora più noto come fratello di Massimo Caputi, manager nazionale di importanti gruppi economici. Il tutto mentre la commissione per il nuovo Statuto della d’Annunzio arranca e ritardano le dimissioni di Cuccurullo che consentirebbero a Di Ilio di partecipare all’elezione del nuovo rettore (dalle quali sarebbe escluso per ragioni anagrafiche se si votasse dopo il suo 64° compleanno che è imminente). E più il tempo passa, più sono possibili mercanteggiamenti nazionali sul destino dell’università creata dagli abruzzesi.

Qualcuno ha deciso che la d’Annunzio, quasi come una concessione autostradale, deve passare di mano?

Sebastiano Calella 06/04/2011 10.09