LE CARTE DELL'INCHIESTA

Abruzzo/Inchiesta Filovia. Wwf:«Non si può archiviare: commessi reati in piena consapevolezza»

Nella memoria dell’associazione le ragioni per cui il gip non dovrebbe archiviare

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Una delle proteste dei cittadini

Una delle proteste dei cittadini




PESCARA. Sono giorni di attesa per gli indagati dell’inchiesta sulla filovia di Pescara.
La procura vuole archiviare l’indagine mentre le associazioni ambientaliste ed i firmatari degli esposti vorrebbero che si continuasse, approfondendo diversi aspetti ancora oscuri.
E’ un argomento che agita e che interessa molti, non solo quelli coinvolti in qualche modo direttamente o indirettamente ma anche moltissimi cittadini che vorrebbero che i soldi pubblici (specie in questi tempi in cui si chiedono sacrifici) venissero spesi con oculatezza per realizzare opere promesse e davvero utili.
Nella lunga memoria dell’avvocato Gianni Piscione e firmata anche da Dante Caserta del Wwf vengono analizzati tutti i punti dell’inchiesta che o andrebbero approfonditi ulteriormente con una proroga di indagine oppure dovrebbero essere letti in maniera diversa da come li ha letti il pm Valentina D’Agostino.
Secondo l’avvocato almeno per alcuni fatti i reati sono chiari e già provati allo stato delle indagini attuali (come qualche falso o qualche abuso d’ufficio).

«PIENA CONSAPEVOLEZZA»
«Sul punto», si legge nella memoria che si oppone alla archiviazione, «è emersa in maniera inconfutabile che tutti gli indagati erano ben coscienti almeno dal 2008 della necessità di sottoporre a Via il progetto della filovia. Ed è chiaro che la normativa sia stata volutamente elusa in accordo tra le parti».
Questo sarebbe avvenuto, come è emerso chiaramente dalle intercettazioni, «attraverso soluzioni concordate e false rappresentazioni di aspetti tecnici relativi al mezzo, al tracciato e all'opera».
Una condotta quanto meno discutibile avrebbe poi dato luogo all’adozione di, continua la memoria, «provvedimenti amministrativi finalizzati unicamente a garantire la continuazione dei lavori nonostante le criticità emerse ed evidenziate dagli stessi consulenti del pubblico ministero e nonostante la piena consapevolezza di cui ha dato conto della doverosità delle valutazioni ambientali».
Secondo l'avvocato del Wwf riveste notevole importanza il parere del comitato Via del 2008 anche perché -come evidenziato dall'informativa della polizia- i due rappresentanti della Gtm,«Donato Renzetti e Pierdomenico Fabiani intervenuti alla riunione, erano entrambi firmatari delle note con le quali la stessa società di trasporto ha fornito elementi tecnici tali da indurre il comitato Via ad escludere la necessità della valutazione».

IL SOSPETTO DEI SOSPETTI
«Sostanzialmente la stazione appaltante, in stretta sinergia (piuttosto anomala) con l'Ati», scrive la squadra Mobile nella sua informativa, «sosteneva che l'impianto di filovia tra Pescara e Montesilvano era una semplice filovia, per cui non doveva essere sottoposta alla procedura di Via. Dichiarazioni che però contrasta nettamente con la valutazione della commissione di gara nominata dalla stessa Gtm che a suo tempo aveva segnato il maggior punteggio al progetto della Balfour Beatty sulla base degli elementi tecnologici innovativi come ad esempio la guida vincolate materiale del veicolo».
Una incongruenza non spiegata, che lascia immaginare e che invece dovrebbe essere chiarita prima ancora dai diretti interessati in quanto incaricati da un ente pubblico, anche al di là delle pendenze penali. Invece l’incongruenza non è stata mai chiarita né risultano provvedimenti disciplinari per l’errore commesso (o in fase di aggiudicazione di appalto o in fase di valutazione di assoggettamento allo screening) .
Secondo la memoria di opposizione all'archiviazione del Wwf dalle intercettazioni telefoniche emerge che gli indagati avrebbero volutamente dato -in accordo tra di loro- informazioni parziali e fuorvianti allo stesso avvocato Stefania Valeri della direzione di presidenza dell'ufficio affari legali della Regione Abruzzo ma soprattutto anche componente del comitato Via e dunque interessata all'approfondimento degli aspetti tecnico giuridici della questione.
Perché? È provato che il Rup Fabiani in accordo con esponenti della società impegnata nella fornitura della componente elettrica del filobus (i pali) fornì una versione di comodo proprio in merito alle caratteristiche dell'impianto.

SORGI COTROLLORE IPERATTIVO
Nella memoria del Wwf viene evidenziato anche come particolarmente rilevante sia il rapporto dei vari attori con il presidente del comitato Via, Antonio Sorgi, «organo di controllo regionale deputato ad esprimere il parere tecnico vincolante ai fini della compatibilità ambientale dell'opera».
«In quanto controllore», ricorda l’avvocato Piscione, «dovrebbe avere una posizione terza ben distinta dalle altre parti in causa ma così non sembra. Sorgi infatti nel 2008 si limita ad una semplice presa d'atto appiattendosi sulle dichiarazioni falsamente fornite dall'allora presidente della Gtm, dall'Ati, e dal Rup ed anche in epoca successiva Sorgi continuò ad adoperarsi in modo fattivo consigliando al Rup e alle società private le opportune strategie dirette ad evitare la necessità della procedura di sceening».
«Addirittura Sorgi si recava sul cantiere della strada parco dove erano in corso i lavori», si legge ancora nella memoria, «al fine di stabilire insieme a Fabiani come dovevano essere realizzati i lavori di posa in opera dei marker magnetici; concordava persino con il Rup la stesura di una nuova relazione tecnica appositamente modellata per conseguire un giudizio negativo sulla necessità di screening. Ed è ancora frutto di un accordo tra le parti la definizione della strategia da seguire per la riunione del comitato Via del 3 luglio 2012 in occasione della quale venne emanato un provvedimento di messa in mora della Gtm limitato alla diffida a non porre in opera i soli dispositivi che farebbero configurare la guida vincolate materiale».
Perché il super dirigente Sorgi si dà tanto da fare? E’ vero bisogna scongiurare la procedura di infrazione che l’Europa vuole avviare giustamente per la violazione della legge e dunque si cerca di fare di tutto. E’ anche vero però che la causa di tutto sono comunque le medesime parti in causa.

FREQUENZE SOSPETTE
La memoria mette poi i in rilievo anche un aspetto che è quello dell'inquinamento elettromagnetico che preoccupa gli indagati che si adoperano anche in questo caso fattivamente per evitare che la notizia emerga ed infatti in una intercettazione uno degli indagati afferma:
«Qui ammazziamo la gente di "frequenza" … E facciamo in modo che la questione non emerga all'attenzione del comitato Via altrimenti si blocca tutto» con buona pace della salute dei cittadini.
Tali comportamenti per il Wwf «sono tutti dolosamente tesi a violare la normativa in materia ambientale in accordo tra le parti attraverso soluzioni concordate e rappresentazioni false o ingannevoli».
Tali condotte avrebbero prodotto anche «danni ingiusti e al tempo stesso il conseguimento di indebiti vantaggi; in primo luogo, la decisione di non procedere alla sospensione del cantiere che ha avuto l'effetto di consentire ad oggi la realizzazione pressocché definitiva dell'opera. Dunque nonostante fossero pienamente al corrente di tutte le criticità segnalate nel corso degli anni delle associazioni ed dai comitati cittadini, gli indagati si sono adoperati proprio per evitare che venissero acquisite le necessarie valutazioni in merito violando altresì i principi comunitarie nazionali sottesi alla normativa sulla Via ovvero quelli di prevenzione precauzione».

L’ACCANIMENTO DEGLI INDAGATI
«L'accanimento manifestato dagli indagati nel perseguire la celere realizzazione dell'intera opera», si legge ancora nella memoria, «da un lato comporta un sicuro vantaggio di carattere patrimoniale per l'associazione di imprese realizzatrice dell'opera stessa e, dall'altro, un rilevante danno economico ed ambientale a scapito della collettività che avrebbe potuto e dovuto ottenere un sistema di trasporto maggiormente efficiente con un costo notevolmente più basso, sia sul medesimo tracciato che su altro tracciato. Basti rappresentare a questo proposito che il solo sistema di elettrificazione sulla cui opportunità non è stata effettuata alcuna valutazione di legge incide per 16,8 milioni di euro rispetto ai 31 milioni complessivamente disponibili».
Secondo la memoria dunque sarebbero stati commessi una serie di reati di falso, abusi d'ufficio ed infine ci sarebbe anche l'ipotesi di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Anche l'ipotesi sostenuta dagli stessi indagati di voler essere celeri per poter raggiungere l'interesse pubblico quello della realizzazione dell'opera dovrebbe essere valutato -secondo l'avvocato dell'associazione- sotto un diverso aspetto perché «la velocità non implica di per sé il raggiungimento dell'obiettivo pubblico soprattutto se l'intento è quello di eludere obblighi di legge».

Alessandro Biancardi