RICOSTRUZIONE

L’Aquila, Letta non stanzia i soldi. Cialente torna a minacciare le dimissioni

«Zero soldi perché l’Abruzzo non conta niente»

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L’Aquila, Letta non stanzia i soldi. Cialente torna a minacciare le dimissioni




L'AQUILA. «Salvo ultimi ripensamenti, nel decreto emergenza approvato oggi dal Governo L'Aquila non è presente».
La situazione è critica e il sindaco Massimo Cialente incalza il Governo Letta: «In una decina di giorni devono trovare i soldi, se non li trovano vuol dire che la città è stata abbandonata, sarebbe una sentenza di morte. Bisognerà prendere una decisione di responsabilità, penso che parleremo con la maggioranza in Giunta dello scioglimento del Consiglio», ha minacciato.
Prosegue così la mobilitazione del sindaco dopo che la scorsa settimana per accendere i riflettori sulla necessità di finanziamenti ha spedito la sua fascia tricolore alla portineria del Quirinale e fatto rimuovere il tricolore in tutti gli uffici pubblici, ricevendo di conseguenza un decreto del prefetto del capoluogo abruzzese, Francesco Alecci, che gli intima di cessare la protesta pena la possibile sospensione e infine la rimozione dall'incarico. Evidenziando la scarsità di risorse attualmente disponibili, il primo cittadino ha spiegato che «con 300 milioni si ricostruisce in 25 anni, credo che a quel punto non sarà più il caso di avere gli enti locali».
E per il primo cittadino c’è un ‘responsabile’ chiaro: l’Imu: «Appena un mese fa, Catricalà (sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Monti, oggi vice ministro dello Sviluppo economico), che era in contatto diretto con Giorgio Napolitano, aveva trovato il famoso miliardo di euro. Oggi non si trovano 85 milioni. Perché? Perché c'é questa vicenda dell'Imu, che credo, ma è una mia considerazione politica, non è neanche corretta» 


Secondo Cialente, «é giusto non farla pagare a chi non ha una casa e ha un reddito basso, ma chi può permetterselo deve pagarla. Se fossi io il presidente del Consiglio - ha spiegato - non farei pagare l'Imu sulle case che sappiamo essere costruite male. Investirei quei soldi, lasciando l'Imu, in una grande operazione di manutenzione straordinaria. Invece così si dà l'illusione a quanti vivono in zone sismiche, dove le scosse purtroppo sono attese, di non pagare o di pagare una tassa su una casa che probabilmente crollerà loro addosso e che sarà la loro tomba. Questo è un Paese ormai allo sbando da tutti i punti di vista».
E puntuale arriva il paragone con l’Emilia Romagna, colpita dal terremoto dopo L’Aquila ma, a quanto pare, ben più avanti: «Ieri», fa notare Cialente, «Vasco Errani, un vero presidente di Regione, ha convocato una conferenza stampa con tutta la Giunta regionale nella quale ha evidenziato che l'Emilia Romagna ha a disposizione 10 miliardi, ricostruiranno tutto. In proporzione, L'Aquila avrebbe dovuto avere almeno 30 miliardi. Noi non ci siamo».


«Non ci siamo perché contiamo poco», ha aggiunto, «l'Abruzzo conta poco, non c'é stato un Consiglio regionale per la legge - ha sbottato - Diamo questi ultimi dieci giorni di tempo per coprire l'emendamento, se non verrà coperto penso che tutti gli aquilani dovranno tirare le somme, anche se non vedo il clima di qualche decennio fa, quando gli aquilani, forse anche sbagliando, avevano voglia di combattere».
Sempre sulla Regione, dopo aver minacciato lo scioglimento del Consiglio comunale, Cialente ha detto che «stessa cosa dovrebbe fare il presidente della Regione, ma a lui, come a Ricciuti e a De Matteis dell'Aquila non frega nulla», in riferimento alla polemica conferenza stampa di ieri del vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, e del consigliere regionale del Popolo della libertà, Luca Ricciuti.


Ma il sindaco aveva accusato anche i consiglieri regionali del Pd di non aver fatto abbastanza. Replica seccato, però, il gruppo consiliare dei Democratici: «Ci siamo mossi, hanno commentato Giovanni D’Amico e Giuseppe Di Pangrazio, «dai giorni immediatamente successivi al sisma, depositando documenti in Consiglio, interpellando continuamente il commissario alla ricostruzione, i ministri, i vertici nazionali del partito. E suggerendo le nostre proposte che, però, non sono mai state ascoltate. Per questo ci hanno sorpreso le dichiarazioni del sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, che ci pare non rappresentino correttamente il nostro lavoro di Consiglieri regionali, svolto sempre con grande rispetto di tutte le funzioni istituzionali, con particolare riferimento a quelle del primo cittadino del Capoluogo».
Il Gruppo del Pd ha inviato una lettera a Cialente, per chiedere un chiarimento sulle sue esternazioni. «Un chiarimento tra noi - scrivono i Consiglieri - necessario per sviluppare una comune battaglia per la ricostruzione dell'Aquila, luogo simbolico e vitale nella storia della nostra Regione al fine di evitare che questa contrapposizione porti a ricadute negative anche per l'intero Abruzzo».