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Arpa. I dipendenti di “Sistema” contro il Cda e contro la vendita della società

Chiesto in assemblea il ritiro del bando di gara

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Arpa. I dipendenti di “Sistema” contro il Cda e contro la vendita della società




CHIETI. Venti di guerra agitano il panorama di Sistema, l’azienda partecipata Arpa che si occupa dei servizi complementari delle autolinee dalle biglietterie alle pulizie.

La società  è stata messa in vendita tra le polemiche dei dipendenti che temono un drastico ridimensionamento dei livelli occupazionali. Dopo le proteste, l’altro ieri c’è stata una assemblea molto accesa che si è chiusa con l’iniziativa di spedire una lettera ai soci della società in cui si ripercorrono le ultime vicende, si contesta la gestione dell’ultimo Cda e si annunciano iniziative di lotta ancora più dure: «sono già stati fatti due scioperi, forse ne faremo altri – conclude la lettera - una cosa è certa, anzi due: il cda di Sistema deve togliere il disturbo e quindi dimettersi, il bando di gara pubblicato da Arpa deve essere ritirato. Senza questi risultati i lavoratori di Sistema continueranno il loro stato di agitazione».
A ciascun legale rappresentante delle società Aquila, Arpa, Di Fonzo, Gtm, Sangritana e Panoramica è stato inviato un promemoria sull’ultima assemblea del personale dove «avete preso atto della inconsistenza, incapacità, inettitudine del nostro Cda, nominato con il solo compito di distruggere Sistema. Di chi è la responsabilità di queste nomine che hanno creato una situazione drammatica che mette a repentaglio la dignità di 104 famiglie e dei loro figli? Noi ci opporremo a questo stato di cose, ma da voi soci ci aspettiamo un atto di serietà, al di la delle appartenenze, per mandare a casa questo Cda».
 Segue la cronistoria delle vicende interne e dei rapporti molto tesi con il Cda accusato di mobbing, di spostamento immotivato di personale e di uffici, di inutili appelli all’Arpa contro l’atteggiamento «intimidatorio» del vice presidente, di promozioni e di trasferimenti discutibili, di contratto di lavoro nazionale «fatto a pezzi».
 Poi sono iniziate le liti in seno allo stesso Cda: «le urla si sentivano fino al piano superiore (Arpa spa): sembravano scannarsi, in realtà si mettevano d’accordo sulle assunzioni di personale per le biglietterie e per le pulizie».
 E così sono lievitati i costi del personale, anche per promozioni del tutto ingiustificate e «negli ultimi due anni i bilanci di Sistema sono stati chiusi con perdite pesanti».
«I lavoratori ritengono che questo è il risultato di un disegno ben preciso studiato a tavolino».
 Altra nota dolente è «il comportamento di Arpa, il cui Presidente non si è mai degnato di fare visita ai lavoratori di Sistema, mostrando indifferenza, salvo poi affermare che il Cda ha amministrato con oculatezza e competenza».


 Insomma dall’assemblea è emersa la sensazione netta che i dipendenti di Sistema si sentono vittime sacrificali di disegni più grandi di loro, anche se in realtà la vendita viene presentata come un atto dovuto, viste le recenti disposizioni nazionali. Ma il problema resta quello delle garanzie occupazionali sulle quali forse non è stata fatta abbastanza chiarezza e che rende drammatica l’attesa del destino di questa società, la cui privatizzazione non può e non deve essere la foglia di fico che nasconde i licenziamenti.
«Le preoccupazioni dei dipendenti sono legittime e giustificate – spiega Franco Rolandi, Cgil – e lo sono per due motivi: il primo è legato al buon senso, il secondo all’interpretazione della legge. Da una parte è assurdo pensare ad un’azienda unica regionale dei trasporti senza un supporto come Sistema, dall’altra secondo il sindacato non c’è alcun obbligo di vendita. Ed è strano che Arpa abbia deciso la vendita senza aspettare il parere della Corte dei conti. Quindi condivido la richiesta dei dipendenti: Cda a casa e sospensione della vendita».
s. c.