IL FATTO

Abruzzo/Il Comune di Spoltore assolda una «spia» e dà la caccia ai diffamatori del Web

Monitoraggio costante di una addetta ai social network che passerà nominativi all’avvocato dell’ente

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Abruzzo/Il Comune di Spoltore assolda una «spia» e dà la caccia ai diffamatori del Web



 
SPOLTORE. Le nuove tecnologie saranno pure belle, anche utili ma se utilizzate male possono creare danni enormi e possono fornire il “mezzo” per commettere reati.
Il discorso lapalissiano condensato in una recente delibera dell’amministrazione capeggiata dal sindaco Luciano Di Lorito non fa una piega. Partendo da questo assunto le conseguenze sembrano quanto meno originali.
La diffamazione corre sul web e amministratori pubblici e dipendenti comunali sono quelli ritenuti «più a rischio» anche perché internet e i social network «sono pericolosi».
Non c’è solo il presidente della Camera, Laura Boldrini, a condurre la sua campagna contro i presunti diffamatori  del web. Non c’è solo l’ex premier Giuliano Amato ad avercela con il web e le sue conseguenze sociali e democratiche, da noi questa fenomenologia assume sfumature diverse e così il Comune di Spoltore ieri ha deciso di mettere un freno ai contestatori  via Twitter, Facebook o «blog locali».
Il problema è serio, ne sono convinti gli amministratori locali, anche perché, come si legge nella delibera di giunta numero 95 «i nuovi mezzi di comunicazione telematici e di informatici possono rappresentare, se male impiegati, uno strumento atto alla commissione di possibili reati correlabili alla denigrazione dell’onore delle persone ovvero a detrimento dell’attività svolta dall’Amministrazione».
E poi ancora «amministratori ed i dipendenti comunali possono essere tra i bersagli più facili», «in generale questa tipologia di reati è in aumento su base nazionale» e «anche in ambito locale si è avuto modo di registrare come talune affermazioni espressa via internet, valicando il diritto di critica e/o di cronaca possano costituire ipotesi di reati».
Così la giunta Di Lorito ‘assolda’ addirittura una ‘spia’ che dovrà monitorare costantemente la Rete alla ricerca dei diffamatori. Poi insieme all’avvocato dell’Ente si deciderà se procedere o meno alla querela. I costi dell’azione legale, pare di capire, saranno dunque a carico del Comune e non del dipendente o dell’assessore che deciderà di intentare una causa.

 L’incarico di controllare quanto avviene sul web è stato affidato all’addetto stampa dell’amministrazione comunale, che oltre alla redazione di comunicati o la rassegna dei giornali, d’ora in poi dovrà anche «monitorare», si legge nella delibera, i social network per individuare «le pagine contenenti frasi o giudizi potenzialmente lesivi della onorabilità e della integrità morale degli amministratori e dei dipendenti».
L’addetto stampa dovrà poi «sottoporre con frequenza mensile» quanto raccolto al responsabile del settore ‘Servizi alla persona e contenzioso’ per la trasmissione al legale di fiducia dell’ente. A lui la decisione ultima se querelare o meno il presunto diffamante.
«Oltre a non dare risposte concrete», protesta il consigliere comunale Edoardo Diligenti, «l’attuale giunta si permette il lusso  anche di ponderare atti di tale portata. Chi si sente offeso è libero di querelare chiunque a prescindere da atti di giunta o meno e chiunque può  tutelare la propria onorabilità come meglio crede, spero mai arrivando ai rimedi estremi, specie quando si parla di politica e di amministrazione».

Per Diligenti la delibera della giunta Di Lorito «oltre ad essere tristemente originale è anche impropria  e segue logiche politico-culturali, a mio parere, pericolose, repressive. Se si pensa di fare un atto del genere magari spinti dal rancore, dalla rabbia, dall'intolleranza o dal semplice senso di autorità, vuol dire che deve necessariamente ripensare alla propria posizione e al proprio ruolo. E' da quando sono piccolo che sento parlar male del Comune (in senso popolare e magari spesso ingiustamente) ma mai nessuno si era mai messo in testa di fare un provvedimento del genere, d’indole repressiva, che condanna di fatto il dissenso e che limita la libertà. Un provvedimento che serve a poco, a mio parere, e si presenta come intimidatorio».
Il consigliere comunale si chiede poi «chi controllerà i controllori»: «la  punibilità è selezionata in base a chi le esprime? Se sei un amico ti risparmio se non lo sei ti querelo? Chi controlla il controllore? Bisogna ricordare a tutti che essere amministratori significa spesso essere criticati, anche duramente. Chi si sente offeso può tutelarsi come meglio crede».

E c’è chi parla di censura, chi di repressione, chi di intimidazione preventiva, e c’è chi contesta questo modo di essere della politica ancora oggi così refrattaria ad essere controllata dai cittadini che rimangono comunque liberi di esprimere le loro dure critiche verso il “potere”.
Altro aspetto da chiarire: il Comune paga tutte le spese delle cause intentate contro i cittadini diffamatori?
Così facendo si rischia di demonizzare un mezzo quando tutti sanno che gli strumenti sono neutri, né buoni né cattivi, dipende da come si utilizzano.
Se un uomo infila un coltello nell’addome di un’altra persona magari si pensa subito ad un  omicidio e qualcuno propone di mettere al bando i coltelli. Quel coltello però può essere anche un bisturi…
a.l.

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