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Abruzzo/Ruzzo Reti, i precari licenziati insorgono: «avevamo diritto alla stabilizzazione»

Sel: «continua la faida tutta interna al Pdl»

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Abruzzo/Ruzzo Reti, i precari licenziati insorgono: «avevamo diritto alla stabilizzazione»




TERAMO. Quarantuno mesi di contratti interinali consecutivi per 12 operai interinali che oggi, legge alla mano, rivendicano la stabilizzazione.
Ma alla Ruzzo Reti il caos è totale. Nei giorni scorsi Vittorio Scuteri, presidente dell'azienda acquedottistica teramana, si e' dimesso come aveva fatto il suo predecessore - circa un anno fa - Claudio Strozzieri.
La decisione e' scaturita nel corso del consiglio di amministrazione chiamato a discutere del piano di risanamento aziendale chiesto dai sindaci. Scuteri voleva che il piano di risanamento fosse affidato a un tecnico esterno mentre così non la pensavano altri del consiglio di amministrazione. I sindaci dell'assemblea, il 25 maggio, dovranno decidere sulle nuove nomine.
Ma in stand by ci sono anche decine di lavoratori licenziati. Come appunti gli ex precari che oggi firmano un documento congiunto e denunciano la loro situazione. Loro sono stati assunti con contratto interinale con l’agenzia Open-job Metis e adesso si appellano ai sindaci dei comuni partecipati, ai partiti politici e alle forze sindacali denunciando la loro condizione di operai disoccupati «conseguente alla negazione dei diritti acquisiti».
La negazione sarebbe avvenuta per le decisioni di una parte di managment che oggi definiscono «litigioso e senza scrupoli».
«Abbiamo effettuato prestazioni lavorative per la Ruzzo tramite contratti interinali rinnovati in maniera continua», fanno notare, «senza che fosse quindi mai intervenuta alcuna interruzione e per legge avremmo maturato il diritto alla stabilizzazione». Una conferma che arriva anche dalle delibere del cda tra febbraio e marzo 2013 alle quali però, non è stato dato alcun seguito. 


Loro si occupavano del controllo dei depuratori, della riparazione delle condotte, dell’installazione di nuovi allacci, del rifacimento di nuove condotte e denunciano anche che oggi il controllo dei serbatoi, per carenza di personale specializzato «risultano non gestiti in modo regolare».
Si inserisce nella polemica anche il circolo teramano di Sinistra Ecologia e Libertà che da tempo denuncia il «sopruso» perpetrato da parte dell'ala gattiana del Cda del Ruzzo nei loro confronti e nei confronti di tutti gli altri lavoratori licenziati.
«In questi giorni la faida interna al Pdl ha portato alle dimissioni di Scuteri e di Martini (ex Udc entrato nelle file dei fedelissimi di Gatti). La situazione è diventata di fatto ingovernabile, così come voleva il furbo assessore regionale, il quale persegue in maniera palese l'obiettivo della realizzazione di un acquedotto unico regionale a colpi di tagli di personale, carichi di lavoro non sostenibili da parte degli operai e debiti programmatici in vista del fallimento dell'acquedotto teramano. La politica del licenziamento coatto iniziata nel luglio del 2011 nega l'acquisizione di un diritto già da tempo acquisito dai lavoratori: quello dell'assunzione immediata. Non c'è legge e non c'è decreto che possa smentirci: i lavoratori interinali che superano i 24 mesi consecutivi di lavoro sono da considerarsi di fatto dipendenti dell'azienda. E gli oltre 20 licenziati in questi anni avevano tutti maturato questo diritto. Ai coraggiosi operai che oggi firmano questo documento e lo rendono pubblico va tutto il nostro sostegno politico».