L'INCHIESTA

Abruzzo/Inchiesta Filovia, ombre sul progetto e incontri «irrituali» di Michele Russo

La polizia chiese misure cautelari degli indagati. Analizzata anche il ruolo di Taraborrelli

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PESCARA. L’inchiesta sulla filovia di Pescara si avvia verso l’archiviazione.
La pubblica accusa ritiene che non ci siano elementi sufficienti per affrontare un dibattimento. Ma alla fine della sua relazione datata 16 ottobre 2012, sei mesi fa, il capo della Squadra Mobile, Pierfrancesco Muriana, sosteneva che gli elementi da valutare fossero molti, parlando chiaramente di «condotte penalmente rilevanti».
Tanto rilevanti da chiedere al pm Valentina D’Agostino l’emissione di misure cautelari. Non arrivarono mai nè gli arresti nè altra misura minore e oggi la vicenda penale potrebbe chiudersi senza nemmeno approdare al processo.
La decisione finale spetterà al gip e col fiato sospeso restano gli indagati Michele Russo, presidente della Gtm, Antonio Sorgi, dirigente regionale a capo del Comitato Via, Pierdomenico Fabiani, responsabile unico del procedimento e dirigente della Gtm, Maurizio Bottari, Giuseppe Ghilardi della Balfour Beatty.
Ma la proposta di archiviare risulta controversa perché l’associazione Codici, che aveva firmato uno degli esposti, ha avuto accessi agli atti e ha messo sul tavolo una lunga serie di perplessità.
Così in una conferenza stampa a cui hanno partecipato anche i deputati Vacca e Colletti del Movimento 5 Stelle si è parlato approfonditamente delle ombre che si annidano nell’inchiesta che la procura comunque vuole archiviare. Per questa volta -grazie all'attivismo dei movimenti, delle associazioni e del consigliere di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo- sono stati presentati prima esposti e poi opposizioni all'archiviazione e per questo i documenti sono usciti fuori e si è alimentato il dibattito pubblico, altrimenti impossibile. 

Al di là della consistenza o meno degli elementi penali, la politica (a parte i già citati) non si è affatto allarmata per il modo di operare di pubblici ufficiali delle più alte istituzioni, né si sono registrati caustici commenti verso quella commistione creatasi tra pubblico e privato che lascia le istituzioni pubbliche in balia dell’interesse che spesso è appiattito su quello privato.

Il giudice per le indagini preliminari si troverà adesso ad esaminare la documentazione e decidere la morte definitiva dell'inchiesta o fare altri passi.

Sta di fatto che a leggere le quasi 100 pagine dell’informativa finale della Squadra Mobile appare quasi una cosa normale che gli incaricati pubblici si adoperino per il privato, che le carte si aggiustino insieme per ottenere un risultato che fa comodo: evitare lo screening del progetto della filovia alla commissione Via.
Il Rup, responsabile unico del procedimento, Pierdomenico Fabiani dirigente della Gtm, è in costante contatto con la Balfour Beatty e con questi si coordina per risolvere i problemi creati dagli ambientalisti.
C’è agitazione al telefono degli indagati quando si viene a conoscenza della perizia della procura che sanziona l’operato della Regione e del comitato presieduto da Antonio Sorgi e la tensione sale alle stelle quando si viene a sapere della ipotetica infrazione che l’Europa potrebbe aprire.

«OPERA CHE NON SARA’ CONCLUSA E NON SARA’ INNOVATIVA»
Secondo gli investigatori «all’orizzonte paiono profilarsi tutte le premesse per la realizzazione di un’opera che forse non entrerà mai in funzione o che quantomeno non avrà quelle caratteristiche tecnologiche che sulla carta giustificavano i costi enormi dell’appalto. Un ennesimo emblema di sperpero di danaro pubblico, dove in definitiva a risultare perdente sarà ancora una volta la collettività tutta».
«Il difficile compito», si legge nell’informativa finale al pm, «è stato proprio quello di verificare, tra i mille rivoli in cui la pubblica commessa è defluita, le responsabilità penali in capo agli odierni indagati».
Tra i problemi più gravi che si evidenziano ci sono le presunte criticità del manto stradale, specie in zona Montesilvano, che potrebbe riservare sorprese cioè non reggere al peso anomalo del mezzo da 18 metri e dunque sprofondare.
Si tratta di circa due chilometri degli 8 complessivi dell’intero tracciato filoviario dove i lavori già eseguiti stavano facendo emergere che una volta entrato a regime il passaggio del veicolo, con forte probabilità, si sarebbe andati incontro alla questione delle «ormaie» cioè i cedimenti dell’asfalto.
«Chiaramente in un tracciato come quello della strada parco», scrive la polizia, «dove la guida è, o dovrebbe essere vincolata, ovvero il mezzo usa sempre la medesima traiettoria, il cedimento finisce col creare una sorta di canaletta nel luogo in cui rotolano le rotaie. La questione non è di poco conto poiché il contratto di appalto presentava una grave carenza, ovvero non si era definito a carico di chi fossero gli oneri per il rifacimento del manto stradale, ed i lavori in corso avevano evidenziato delle vere e proprie carenze strutturali. Dunque non si trattava di recuperare il solo tappetino di asfalto, usurato chiaramente dai lavori in corso, ma di rimettere in pristino l'intero manto stradale, con costi chiaramente maggiori, certamente non preventivati all’inizio».
Ma c’è di più per diverse ragioni la guida vincolata, cioè il filobus che cammina da solo potrebbe non funzionare mai in modalità automatica e questo gli indagati lo sanno.
«La questione non era di poco conto», scrive Muriana nella sua relazione, «visto che per la prima volta l’impresa, o almeno chi l’ha sempre chiaramente rappresentata, stava apertamente ammettendo che, una volta entrati a regime i passaggi filoviari, la guida vincolata non sarebbe mai entrata in funzione e non si sarebbe potuto sostenere il numero delle corse commerciali in programma, con un consequenziale danno economico per la stazione appaltante e per la collettività, considerato che la GTM è una società a carattere prevalentemente pubblico e che il suo capitale sociale è interamente riconducibile alla Regione Abruzzo».
L’altro problema aperto era che la società consorziata stava fornendo un mezzo lungo 18 metri e 50, difforme da quanto stabilito dal capitolato.

TARABORRELLI
Nella informativa della polizia si ritrovano poi molteplici accenni all’azione di Bellafronte Angelo Taraborrelli, super dirigente e in queste vesti direttore dei lavori della filovia, arrestato alcune settimane fa nell’ambito dell’inchiesta sul dragaggio del porto, dove era Responsabile unico del procedimento.
Su Taraborrelli la polizia scrive: «Le intercettazioni telefoniche hanno evidenziato un ennesimo aspetto anomalo della vicenda e cioè, non solo la strana sinergia tra la stazione appaltante e l’ATI appaltatrice, come finora documentato, ma anche il rapporto, per così dire “particolare”, tra l’ing. Taraborelli Bellafronte Angelo e la ditta Di Prospero. Invero si sono registrate numerose conversazioni in cui Taraborelli e Giacomo Di Prospero sembrano sposare una linea comune che tuteli al massimo la ditta nei confronti sia della GTM che dell’appaltatore Balfour Beatty».

GLI INCONTRI PRIVATI DI MICHELE RUSSO A MILANO
Mentre si affastellavano i problemi da risolvere per scongiurare lo screening del progetto la polizia documentò almeno due incontri tra i responsabili della ditta Balfour Beatty e Michele Russo, presidente della Gtm «per fare il punto della situazione», dicono al telefono.

L’appuntamento venne fissato per il 13 giungo in via Civerchio 4, ovvero presso la sede milanese della Studiopiù di cui Michele Russo è titolare. All’incontro c’erano Russo, anche Giuseppe Ghilardi e Maurizio Bottari.
«Non è certamente superfluo sottolineare l’ennesimo aspetto singolare della vicenda», scrive la polizia, «e cioè che al di là delle singole responsabilità penali, indubbiamente non pare deontologico, o forse si dovrebbe dire che è assolutamente irrituale, che il presidente della Stazione appaltante, che in questo caso rappresenta l’Ente pubblico, si incontri con l’impresa in un posto non formale, “per parlare da soli”, come sostiene Giuseppe Ghilardi con Bottari in una conversazione intercorsa il 29 maggio».
Che si sono detti in quell’incontro “privato”? Naturalmente rimarrà un segreto per i più.
Secondo la polizia, che crede di aver ricostruito almeno in parte le decisioni prese, vi era anche quella di decidere una strategia comune per aggirare la commissione Via e dare giustificazioni all’Europa che intanto chiedeva documenti per evitare la procedura di infrazione.
Il problema rimaneva il presunto utilizzo di fondi che erano vincolati ad un mezzo come il filobus (e per questo soggetto alla valutazione di impatto ambientale che invece non è stata fatta).


Alessandro Biancardi