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Vertenza Aurum, la Real Aromi conferma: «stabilimento abruzzese chiude il 31 luglio»

Braccio di ferro tra società e sindacati

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Vertenza Aurum, la Real Aromi conferma: «stabilimento abruzzese chiude il 31 luglio»







PESCARA. Un incontro si è svolto ieri mattina in Provincia, a Pescara, sulla vertenza che riguarda i 25 addetti della Real Aromi di Città Sant'Angelo (del gruppo Illva di Saronno) che produce l'Aurum.
L'azienda ha annunciato di voler promuovere una riorganizzazione che porterebbe al trasferimento della produzione a Saronno con la conseguente chiusura del sito produttivo esistente da decenni nel pescarese. La Provincia di Pescara e la Regione Abruzzo «intendono fare di tutto per evitare che ciò avvenga e che i 25 dipendenti restino senza lavoro», come hanno ribadito ieri mattina il presidente della Provincia Guerino Testa, l'assessore alle Politiche del lavoro Antonio Martorella e il vice presidente della Regione Abruzzo Alfredo Castiglione.

In rappresentanza dell'azienda c'erano la direttrice del personale, Alide Travaglini con l'avvocato Emanuele Agosti, per Confindustria Pasquale Pignetti e Luigi Di Giosaffatte mentre con i lavoratori, che hanno assistito in massa alla riunione, c'erano il segretario provinciale della Cgil Paolo Castellucci e Patrick Guobadia della Flai Cgil.
L'azienda, rispondendo ad una precisa richiesta formulata in precedenza, ha annunciato di non essere intenzionata a vendere il marchio ad imprenditori locali e ha inoltre spiegato che la decisione presa ha un obiettivo preciso: «ottenere una migliore integrazione e sinergia fra tutte le aziende del Gruppo e relativi vantaggi di condivisione dei know how, facilità di interazione tra le funzioni aziendali ed eliminazione delle duplicazioni nelle varie aziende».
«Tale scelta», spiega sempre l’azienda, «dettata da ragioni logistiche, tecnologiche ed organizzative, garantirà il mantenimento delle produzioni Real Aromi, che rimarranno in linea con gli standard produttivi di alta qualità che ci hanno sempre contraddistinto».
Il Liquore Aurum continuerà ad essere prodotto «seguendo esattamente gli stessi standard originali, che ne caratterizzano da sempre il gusto unico e potrà così godere delle efficienze produttive dello stabilimento di Saronno, con conseguente sviluppo nei mercati internazionali».

31 LUGLIO LA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO
Il piano industriale prevede la cessazione delle attività dello stabilimento di Città Sant’Angelo a partire dal 31 luglio 2013, con conseguente trasferimento degli impianti a Saronno, dove si producono tutti i liquori che il Gruppo distribuisce nel mondo.
Per salvaguardare i lavoratori coinvolti nel trasferimento e ridurre l’impatto sociale, la società spiega che sarebbe stata disponibile a valutare l’interesse dei lavoratori a essere ricollocati a Saronno, prospettando al sindacato l’avvio di un negoziato che prevedesse, fra l’altro, l’utilizzo di ammortizzatori sociali.
«Il percorso proposto dall’Azienda non ha potuto trovare attuazione causa la rigida e intransigente posizione del Sindacato Cgil», spiega ancora la Real Aromi, «che ha dato come unica opzione il mantenimento in loco dello stabilimento, rifiutando di discutere di soluzioni alternative in un'ottica di contrapposizione anziché di collaborazione alla ricerca di soluzioni che salvaguardassero, sia l'interesse dei Lavoratori, sia quello dell'Azienda, impedendo di fatto l’avvio di qualsiasi negoziazione».
Ma anche gli enti locali vanno nella stessa direzione dei sindacati e non accettano che il sito pescarese, «assolutamente in attivo e vitale, venga smantellato». Per questo Provincia e Regione hanno chiesto di conoscere formalmente e per iscritto le motivazioni che spingono l'azienda ad interrompere la produzione in Abruzzo. Un nuovo incontro tra le parti si terrà il 24 maggio, alle 9.30, sempre nei locali della Provincia. In quella occasione siederanno al tavolo i rappresentanti di Provincia, Regione e azienda.

«L'obiettivo delle istituzioni - concludono Testa e Martorella - è capire a fondo la questione e attivare tutti gli strumenti possibili per salvare l'unità produttiva e gli addetti, considerato che si tratta di un nome di assoluto rilievo nel panorama locale e nazionale fortunatamente non interessato alla crisi. Il nostro territorio va rispettato e con esso i lavoratori che hanno consentito al marchio di diventare quello che è».