IL PROCESSO

Abruzzo. Crollo via XX Settembre, angoscia in aula. Parlano i parenti delle vittime

Nuova udienza il 15 novembre

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Abruzzo. Crollo via XX Settembre, angoscia in aula. Parlano i parenti delle vittime




L'AQUILA. «Per noi Giulia è come se fosse ancora viva, è per lei il primo pensiero e per lei l'ultimo, è come se fossimo in attesa di un suo ritorno dall'Aquila».
Sono le parole pronunciate da Giulio Carnevale, padre di Giulia, 21enne studentessa di Ingegneria di Sora (Frosinone), nel corso dell'udienza del processo per il crollo dell'edificio di via XX settembre, avvenuto in seguito al terremoto del 6 aprile 2009.
Oltre a Giulia morirono nel crollo altre otto persone. Tra le testimonianze dei famigliari delle vittime quella dell'avvocato Maurizio Cora, il quale ha perso la moglie e le due figlie. I cinque imputati sono accusati di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni gravi. 


Agli atti anche i nomi di altri quattro imprenditori e costruttori deceduti tra il 1981 e il 2002; si tratta di coloro che realizzarono 48 anni fa il condominio parzialmente collassato. Angoscianti le deposizioni durante l'udienza, con poco spazio per considerazioni tecniche per accertare le possibili responsabilità dei crolli.
«A mio avviso - ha detto Giulio Carnevale - è evidente che nel crollo di palazzo Cioni ha influito la costruzione confinante di palazzo Belvedere e per motivi da me verificati la mattina del 6 aprile 2009, quando sono arrivato davanti all'edificio crollato dove c'era mia figlia, ritrovata due giorni dopo».
«La rotazione anti-oraria del tetto, il ritrovamento del corpo di mia figlia, che viveva al quarto piano in un appartamento confinante con il palazzo Belvedere, sotto le macerie del secondo piano, e il fatto che i frammenti del crollo e anche alcuni mobili della parte distrutta erano presenti tra il primo e il secondo piano della parte rimasta in piedi, inoltre - ha aggiunto Carnevale - il letto di mia figlia piegato a portafoglio e non messo in maniera orizzontale, ma appoggiato contro la parte di palazzo rimasto in piedi. Come se una forza orizzontale avesse spinto sia il pavimento sia il letto contro la parete della parte di palazzo rimasta in piedi». 


Tra i testimoni anche un altro avvocato, Aleandro Equizi, scampato al disastro. Prima di cominciare il giudice Giuseppe Grieco ha sottolineato la natura non tecnica delle deposizioni e ha invitato le difese a tenerne conto e a non esagerare nei loro controesami. Una raccomandazione che ha sortito effetto, visto che non ci sono state domande. Al termine, Grieco ha rinviato l'udienza al prossimo 15 novembre: un rinvio lungo che conferma il momento di super lavoro del giudice, facente funzioni del presidente, attualmente infortunato.
Nella prossima udienza il processo entrerà nel vivo con altre parti offese, ma, soprattutto, con l'ascolto dei consulenti di parte. Si annunciano scintille con l'accusa, rappresentata dal pubblico ministero Fabio Picuti. Già in fase di incidente probatorio, infatti, i periti delle difese hanno presentato un'ipotesi che smentisce quella della Procura: secondo loro non è stata la costruzione di un nuovo fabbricato a far crollare questo palazzo.