Arrestati 5 anarco-insurrezionalisti, perquisizioni anche a Teramo

Alessandro Biancardi

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BOLOGNA. La Polizia di Bologna sta conducendo dalle prime ore di questa mattina in diverse città italiane, tra le quali anche Teramo, 60 perquisizioni nei confronti di esponenti dell'ala anarco-insurrezionalista del movimento anarchico.

I provvedimenti sono eseguiti nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna, svolta dalla Digos del capoluogo felsineo e dalla direzione centrale della Polizia di Prevenzione (Ucigos).

Sono oltre 300 gli uomini della Polizia impiegati nell'operazione che sta interessando, oltre a Bologna, anche le città di Teramo, Ferrara, Modena, Roma, Padova, Trento, Reggio Calabria, Ancona, Torino, Lecce, Napoli, Trieste, Genova, Forlì, Ravenna e Milano.

Gli indagati, spiega in una nota il prefetto Stefano Berrettoni, sono accusati di appartenere a una associazione per delinquere aggravata dalla finalita' eversiva, diretta al compimento di azioni delittuose di natura violenta contro persone e cose, realizzate a Bologna.

Finora sono stati eseguite 12 misure cautelari a carico di noti anarchici: 5 le persone arrestate e per altre 7 sono stati disposti provvedimenti di obbligo o divieto di dimora.

Durante le indagini «sono stati acquisiti elementi di responsabilita' penale su soggetti risultati membri di un sodalizio interessato ad aggredire "antagonisti" politici e sociali, individuati nelle forze di polizia, in centri di potere economico (banche ed altre aziende), in esponenti di opposte formazioni politiche (Lega Nord), in simboli di politiche governative avversate (Centri per l'Identificazione ed Espulsione)», spiegano gli inquirenti.

Nello stesso contesto temporale è stata inoltre data esecuzione al provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Bologna nei confronti di un esponente anarchico in relazione all'attentato ai danni della sede Eni di Bologna il 29 marzo scorso con l'utilizzo di quattro ordigni esplosivo-incendiari.

Ulteriori dettagli saranno forniti in una conferenza stampa in tarda mattinata alla procura di Bologna.

06/04/2011 10.10

SEI IN CARCERE, CINQUE CON OBBLIGO DI DIMORA

Sono sei gli anarco-insurrezionalisti finiti in carcere nell'operazione condotta da Ucigos, Procura e Digos di Bologna. Per altri cinque é scattato l'obbligo di dimora nelle località di residenza e per altri tre ancora il divieto di dimora a Bologna. In totale gli indagati sono 27. Su ordinanza di custodia cautelare richiesta dal Pm Morena Plazzi e firmati dal Gip Andrea Scarpa sono stati arrestati: Stefania Carolei, 55 anni, bolognese; Nicusor Roman, 31, romeno abitante a Bologna; Anna Maria Pistolesi, 36, bolognese; Martino Trevisan, 25, di Bressanone (Bolzano); Roberti Ferro, 25, di Bolzano.

Per l'accusa avrebbero promosso, organizzato e diretto una organizzazione che si ritrovava al centro "Fuoriluogo" (i cui locali sono sotto sequestro penale) di Bologna finalizzata al compimento di violenze, lesioni, danneggiamenti, manifestazioni non organizzate.

Uno stillicidio di episodi che parte dal 2006 con la nascita del Fuoriluogo. C'é poi un fermato perché sospettato di essere l'autore dell'attentato (tre ordigni incendiari) del 29 marzo scorso alla sede Eni. Si tratta del ferrarese Francesco Magnani, 23 anni.

Il fermo nei suoi confronti, deciso dal Pm Luca Tampieri, che si occupa dello specifico episodio, è per l'ipotesi di atto di terrorismo in concorso con altre persone da identificate e detenzione e porto di materiale esplodente.

A suo carico c'é soprattutto l'intercettazione di una telefonata fatta dall'ufficio del padre con una delle destinatarie dei provvedimenti di obbligo di dimora in cui - da quanto è emerso - cercava di spiegare, parlando un po' in codice, la sua intenzione di fare l'azione contro l'Eni («una festa, più grossa del previsto»).

Ma l'interlocutrice non capiva e così si è lasciato andare facendo riferimento ad un attentato incendiario avvenuto in passato ai danni dell'Unicredit e a quanto stava succedendo in Libia. Questo è avvenuto malgrado avessero fatto del sospetto una regola di vita, e per parlare tra di loro cercavano sempre posti appartati.

UNA 'CIMICE' IN FOTOCOPIATRICE

E secondo quanto raccontato quest'oggi dagli inquirenti gli arrestati sarebbero stati traditi anche dalla fotocopiatrice che tenevano nella sede del "Fuoriluogo",

Da un centro anarchico toscano arrivò la fotocopiatrice, che aveva già all'interno una 'cimice' messa dagli investigatori toscani. Così da allora, fino al dicembre scorso quando i frequentatori del centro si sono accorti della cimice, le conversazioni all'interno del Fuoriluogo sono state ascoltate dagli investigatori.

I frequentatori, comunque - secondo le indagini - quando dovevano parlare di qualcosa di delicato cercavano altri posti all'esterno. Seguivano regole in modo quasi paranoico, ha spiegato un investigatore. Però, ad esempio, sono state ascoltate conversazioni di come si organizzavano per compiere danneggiamenti per alcune manifestazioni. Inoltre una telecamera è rimasta puntata costantemente sull'ingresso del Fuoriluogo, da dove sono stati visti partire gruppi organizzati con bastoni e felpe con cappucci. Un ruolo particolarmente importante nel circolo avrebbe avuto Stefania Carolei, la più anziana.

06/04/11 18.33