LA SENTENZA

Abruzzo/L’ex direttore Arta, Gaetano Basti, condannato per peculato

Usava l’auto blu per ritornare a casa

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Gaetano Basti

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CHIETI. L’ex direttore dell’Arta, Gaetano Basti, è stato condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi di reclusione per peculato.
I giudizi hanno inflitto anche l’interdizione dai pubblici uffici e 50 mila euro di risarcimento danni da versare all’Agenzia regionale per la tutela ambientale. Una condanna pesantissima per Basti da parte dei giudici del tribunale di Chieti (presidente Geremia Spiniello).
Il pm, Rosangela Di Stefano, nella sua requisitoria finale aveva chiesto l’assoluzione per l'imputato.
 La colpa di Basti sarebbe quella di aver utilizzato la macchina di servizio, una Alfa Romeo 156, per tornare dall’ufficio di Pescara alla sua abitazione di Ortona. Nel processo è emerso che il compenso dell’allora direttore (che ammontava a 134 mila euro) comprendeva anche i rimborsi spese per i viaggi dall’abitazione alla sede di lavoro e dunque è come se Basti avesse percepito due volte i rimborsi pubblici.
Per questa ragione per i giudici si è configurato il reato di peculato. Una accusa sempre respinta dall’imputato che ha sostenuto che la vettura venisse utilizzata esclusivamente per ragioni di servizio. 

L’inchiesta è nata nel 2006 dopo che l'auto blu venne rubata proprio sotto casa di Basti. Durante le indagini gli inquirenti hanno verificato i tabulati del telepass e  da quelli sono saltate fuori le frequenti uscite al casello di Ortona, dove l’uomo risiede. 
L’avvocato difensore Augusto Civitarese ha annunciato ricorso in appello per ribaltare la sentenza di condanna, soddisfatto invece l’avvocato di parte civile, Francesco Bucceroni, che ha chiesto e motivato fino all’ultimo la sua richiesta di condanna.
Nel processo particolare rilevanza ha rivestito la testimonianza dell'autista di Basti che in un primo momento aveva affermato di non recarsi spesso ad Ortona con l'auto blu dell'Arta poi, però, richiamato dal giudice ha, invece, raccontato che quasi abitualmente la destinazione finale era proprio Ortona dove erano entrambi di casa.
Dunque il processo è partito solo dopo la commissione di un altro reato: quello del furto dell'auto blu che non doveva essere parcheggiata ad Ortona ma a Pescara dove è la sede centrale dell’agenzia regionale.
Una  fatalità incredibile che ha messo nei guai l'ex direttore anche per la meticolosa indagine della Guardia di finanza che ha voluto guardare oltre quel furto.
Nulla invece era mai emerso dai controlli pubblici che pure dovrebbero essere effettuati su tutte le spese. Comprese quelle di telepass e benzina.

a.b.