LA SENTENZA

Abruzzo/ La guerra delle cave: sconfitta bis al Tar per la Regione

In ballo c'erano spese a carico del Comune di Abbateggio invece che della ditta privata

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Abruzzo/ La guerra delle cave: sconfitta bis al Tar per la Regione


ABRUZZO. Sembrano esemplari alcune vicende anche giudiziarie che ruotano intorno al mondo della cave di cui si attende una riforma generale in ambito regionale.
Il caso del ricorso duplice del Comune di Abbateggio al Tar contro la Regione ne è un esempio.
Nel sottosuolo tra Abbateggio e Lettomanoppello vi è una cava gigantesca che ha prodotto milioni di metri cubi di ghiaia e centinaia di milioni di euro di profitto, basti pensare che il perimetro della concessione mineraria, rilasciata in origine alla metà del 1800, copre il territorio di sei differenti comuni.
Nel 2009 la ditta Sama S.r.l. (appartenente al gruppo Italcementi S.p.a.) ha proposto alla Regione Abruzzo una riduzione del perimetro della concessione che sarebbe passata dagli originari oltre 6.000 ettari a poco più di 1.000.
La Regione Abruzzo ha accordato tale riduzione, imponendo al contempo la «messa in sicurezza e ripristino» di alcuni dei siti minerari dismessi presenti nel territorio di Roccamorice.
Nessuna prescrizione invece della Regione per i cantieri minerari presenti negli altri comuni pure interessati dalla coltivazione: solo sul territorio del comune di Abbateggio, sono ancora presenti, quali “pertinenze minerarie”, resti di ponti sospesi, piloni e stazioni di teleferiche, resti di ponti in muratura utilizzati per il transito di carrelli su rotaia, gallerie utilizzate per l'estrazione del minerale oltre che per il transito dei mezzi di servizio, numerosi manufatti una volta adibiti a magazzini, uffici e deposito di detonatori, torri di guardia nonché innumerevoli strumenti necessari ai fini estrattivi. Beni in totale degrado a causa del disuso disturbano il territorio e si rendono incompatibili con questo.


Dunque la Regione Abruzzo, da un lato, ha obbligato la società Sama srl ad adottare e realizzate tutte le misure idonee a garantire la stabilità e la sicurezza del sito minerario denominato “Imbocco Pilone” e rientrante nell’ambito della concessione mineraria S. Valentino; dall’altro, ha obbligato il Comune di Abbateggio, titolare della concessione mineraria denominata “S. Spirito” ad adottare e realizzate tutte le misure idonee a garantire la stabilità e la sicurezza del sito.
Insomma la ditta se ne va ed il Comune deve pagare.
Su questo primo aspetto il Comune di Abbateggio, difeso dall’avvocato Matteo di Tonno, aveva già vinto al Tar l’anno scorso  ma non era bastato visto che è stato necessario adire nuovamente lo stesso tribunale amministrativo per chiedere l’ottemperanza della sentenza.
Nel frattempo, tuttavia, sono intervenuti nuovi atti amministrativi della Regione che ha accolto il progetto proposto della Sama srl per la messa in sicurezza del cantiere minerario “Imbocco Pilone”, ordinandole di portare a compimento i lavori nel termine di 180 giorni ma ha anche ordinato al Comune di Abbateggio di trasmettere una proposta con le misure idonee a garantire il ripristino ambientale e la pubblica incolumità relativamente al sito minerario “S. Spirito”.
Secondo l’amministrazione comunale, però, questi provvedimenti sarebbero in contrasto con la sentenza del Tar.
La nuova sentenza del Tar, emessa lo scorso 6 maggio, ha deciso che già la precedente sentenza aveva stabilito che i due siti minerari di S. Spirito e di Imbocco Pilone dovessero essere oggetto di ripristino ambientale e messa in sicurezza ad opera della Sama srl, rientrando nell’ambito della concessione S. Valentino di cui la medesima ha chiesto la riduzione. 


Dunque il Comune non è tenuto a spendere.
Risultano per i giudici fondate anche le censure relative alla violazione della sentenza nella parte in cui la Regione Abruzzo, «invece di determinarsi in via autonoma e quindi esercitando la “propria discrezionalità” (il che implica un’adeguata autonoma istruttoria e dettagliata motivazione in ordine alle scelte), ha pedissequamente obbligato la Sama srl a provvedere alla messa in sicurezza ed al ripristino ambientale secondo quanto dalla stessa prospettato con propria perizia di parte asseverata presso il Tribunale ordinario di Bergamo e riguardante tra l’altro anche l’esatta ubicazione delle strutture dell’ex cantiere minerario “Imbocco Pilone” da bonificare e mettere in sicurezza».


Condannati la Regione Abruzzo e la controinteressata Sama srl, in solido e in parti uguali tra loro, al pagamento, in favore del Comune di Abbateggio, della somma complessiva di euro 4.000 euro, a titolo di spese processuali.
Non è detto che questa sia l'ultimo atto di una vicenda nella quale un Comune è costretto a difendersi da provvedimenti giudicati poi illegittimi della Regione che in giudizio è dalla parte della ditta privata la quale avrebbe ricevuto vantaggi dagli atti cancellati dal Tar.