IL CASO

Abruzzo/Ricostruzione L’Aquila, Cialente tira la corda: «potrei dimettermi anche oggi»

Le sorti del Comune, come in passato, ancora una volta nelle mani dei Letta

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L’AQUILA. Sembrava solo una provocazione quella della riconsegna della fascia al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Un modo eclatante per gridare allo Stato tutta la sofferenza per una situazione tragica in cui la città vive da oltre 4 anni.
Invece la questione potrebbe precipitare e il sindaco Massimo Cialente potrebbe dimettersi già oggi. Nel pomeriggio è previsto il Consiglio comunale ma stamattina potrebbe esserci la svolta in quanto il primo cittadino verrà informato delle decisioni prese dal Governo.
Parlerà infatti con i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Giovanni Legnini e Patroni Griffi. «Qualora non mi verranno date risposte certe, potrei dimettermi io stesso, oggi pomeriggio e sciogliere il Consiglio Comunale, facendo felici il Governo ed il vice ministro Bubbico che sicuramente hanno ispirato l'ultimatum, da me respinto, del prefetto».

Ieri il prefetto aveva chiesto al primo cittadino di rimettere al loro posto le bandiere tricoloreche in segno di protesta sono state tolte dagli edifici scolastici e dagli uffici pubblici e ha anche paventato il rischio, nel caso in cui non si ottemperasse al decreto, di rimuovere il primo cittadino.
Il sindaco non l’ha presa affatto bene: «scioglierebbero il Comune come si fa con i mafiosi»; ha commentato. Mentre la senatrice Stefania Pezzopane ha parlato di «gesto preoccupante» ed è intervenuta fuori ordine del giorno in Senato per esprimere la solidarietà al primo cittadino.
« E' preoccupante», ha spiegato Pezzopane, «che il Prefetto invece di aiutare a rimuovere le giuste cause della protesta del sindaco, diffidi Massimo e minacci di avviare le procedure per la rimozione, come fosse un mafioso. Stiamo solo difendendo la città dall'incirca e dal l'abbandono».

Quelle di oggi non sarebbero comunque le prime dimissioni di Cialente. Le presentò già il 7 marzo del 2011denunciando il blocco della ricostruzione da parte della struttura commisariale. 
In quel caso disse frasi del tutto identiche a quelle che pronuncia ancora oggi: «Io ce l'ho messa tutta, ho fatto anche quello che toccava ad altri ma adesso non ho la forza di andare avanti».
Il 28 marzo tornò sui propri passi dopo un incontro «positivo» con l’allora sottosegretario Gianni Letta. Oggi le sorti del Comune dell’Aquila, sono probabilmente nelle mani del nipote, il premier Enrico Letta.

 

«Il Governo è arrabbiato con me; mi ha chiesto di avere fiducia», ha spiegato ancora Cialente. «Ho risposto che voglio crederci anche questa volta ma ritengo che dobbiamo vedere cosa succede in una settimana».
Cialente ha infatti ricevuto assicurazioni che entro lunedì o al massimo martedì della prossima settimana, arriveranno i 225mln di euro  stanziati ex delibera Cipe 135 del dicembre 2012.
«Purtroppo, fin'ora, è capitato più volte che le promesse dei politici hanno cozzato con quelle dei vertici perché L'Aquila,  evidentemente, ha dato fastidio. Vediamo ora cosa succede. Sono  convinto, però, che se non partiamo con i cantieri entro giugno,  allora la situazione si farà ancora più drammatica».
Nel corso dell'incontro di stamani, Cialente è stato rassicurato anche sulla seconda tranche di 500 mln di euro ex delibera Cipe 135 del  dicembre 2012, che non dovrebbero seguire il corso della delibera ma  potrebbero arrivare già entro una ventina di giorni.
«Il Vice Ministro Bubbico - ha dichiarato infine Cialente - mi ha  detto, inoltre,  che inserirà L'Aquila nella discussione di un decreto  sull'emergenze ambientali ed altre misure urgenti, il cui percorso  inizierà la settimana prossima in Senato». 
«Mi rendo conto di aver fatto un' altra forzatura, con la protesta  delle bandiere e restituendo la fascia tricolore. Tuttavia, se ci riflettete, per voler ottenere qualcosa, ogni volta siamo stati costretti a forzature. Il blocco dell'autostrada, le carriole; persino le botte a Roma. Eppure ci siamo fidati sempre ed io  oggi, mi aspettavo delle scuse dal Governo per la reprimenda del Prefetto. Le scuse non sono arrivate. Anzi sono stato pregato di rimettere le  bandiere. Aspetto che mi sospendano. Io non torno sui miei passi».
«ASPETTO CHE MI SOSPENDANO»

«Il Governo è arrabbiato con me; mi ha chiesto di avere fiducia», ha spiegato ancora Cialente. «Ho risposto che voglio crederci anche questa volta ma ritengo che dobbiamo vedere cosa succede in una settimana».Cialente ha infatti ricevuto assicurazioni che entro lunedì o al massimo martedì della prossima settimana, arriveranno i 225mln di euro  stanziati ex delibera Cipe 135 del dicembre 2012.«Purtroppo, fin'ora, è capitato più volte che le promesse dei politici hanno cozzato con quelle dei vertici perché L'Aquila,  evidentemente, ha dato fastidio. Vediamo ora cosa succede. Sono  convinto, però, che se non partiamo con i cantieri entro giugno,  allora la situazione si farà ancora più drammatica».Nel corso dell'incontro di stamani, Cialente è stato rassicurato anche sulla seconda tranche di 500 mln di euro ex delibera Cipe 135 del  dicembre 2012, che non dovrebbero seguire il corso della delibera ma  potrebbero arrivare già entro una ventina di giorni.«Il Vice Ministro Bubbico - ha dichiarato infine Cialente - mi ha  detto, inoltre,  che inserirà L'Aquila nella discussione di un decreto  sull'emergenze ambientali ed altre misure urgenti, il cui percorso  inizierà la settimana prossima in Senato». «Mi rendo conto di aver fatto un' altra forzatura, con la protesta  delle bandiere e restituendo la fascia tricolore. Tuttavia, se ci riflettete, per voler ottenere qualcosa, ogni volta siamo stati costretti a forzature. Il blocco dell'autostrada, le carriole; persino le botte a Roma. Eppure ci siamo fidati sempre ed io  oggi, mi aspettavo delle scuse dal Governo per la reprimenda del Prefetto. Le scuse non sono arrivate. Anzi sono stato pregato di rimettere le  bandiere. Aspetto che mi sospendano. Io non torno sui miei passi».

CHIODI: «PROTESTA STERILE»

«Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, in tutto questo tempo ha solo cavalcato una forma di protesta che si è rivelata sterile e dannosa abbandonandosi ad assurde reazioni e a dietrologie incomprensibili», commenta invece il presidente Gianni Chiodi. «Ammetta il primo cittadino che questo suo atteggiamento non è riuscito a produrre nessun risultato utile. Oggi cerca di attirare l'attenzione su problemi che non è stato in grado di gestire direttamente dimostrando inefficienza operativa e incapacità gestionale. Le uniche risorse a tutt'oggi messe a disposizione per la ricostruzione dell'Aquila sono quelle stanziate sotto il Governo Berlusconi con il decreto Abruzzo: circa 10,5 miliardi di euro. Siamo in attesa di capire oggi cosa vorrà fare il nuovo Governo nazionale per la nostra regione e per risollevare le sorti del territorio dell'Aquila. Oggi bisogna subito trasferire in termini di cassa tutte le risorse stanziate da Berlusconi e dal suo governo e prevedere, con un nuovo provvedimento, uno stanziamento certo per i prossimi anni che assicuri un flusso cospicuo di risorse per la ricostruzione. Pertanto, - ha concluso il Presidente - è necessario che arrivino subito i primi 800 milioni e poi il restante miliardo dello stanziamento di Berlusconi e venga previsto uno stanziamento almeno pari a quello della legge 77 del 2009 (decreto Abruzzo) che attivi trasferimenti di risorse almeno pari ad un miliardo l'anno».

a.l.