L'INCIDENTE

25 aprile, la mamma sdegnata appoggiata da Mascia ‘non esiste’

La scuola conferma: «quella donna non ha figli nella nostra scuola»

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25 aprile, la mamma sdegnata appoggiata da Mascia ‘non esiste’

Albore Mascia




PESCARA. La mamma dell’alunno della scuola di Colle Pineta che per prima si era indignata per i festeggiamenti del 25 aprile «non esiste».
Dopo giorni di dubbi e perplessità su quel nominativo che ha firmato la lettera inviata al quotidiano Il Centro, la scuola assicura che non si tratta certamente di una mamma di uno studente dell’istituto perché quel nome «non compare nell’anagrafe dei genitori».
La donna nella sua denuncia parlava di una festa della Liberazione trasformata «in festa di partito», ma anche «di canzonette tipo 'Oh Bella Ciao' con bambini costretti a battere le mani a tempo, senza neanche capire, ed è normale considerata l'età, le parole della canzone».
«Ma c'è stato di peggio», aveva denunciato, «per non so quale sconsiderata ragione, ai bambini hanno anche insegnato una versione riveduta e corretta dell'Inno di Mameli, cambiando tutte le parole». 


Proprio a seguito di questa lettera si è alzato il polverone che va avanti da giorni: il sindaco Mascia ha preso a sua volta carta e penna per richiamare la dirigente scolastica ma anche per sostenere che l’Inno d’Italia «soprattutto quando si insegna ai bambini non va storpiato» e che canzoni tipo ‘Bella Ciao’ saranno anche dell’800 «ma ormai sono canzoni di partito».
Sdegnata l’Anpi, l’associazione nazionale partigiani, che ritiene che il sindaco in questa vicenda abbia perso la visione di amministratore dello Stato e che da anni si ostini a «derubricare» il 25 aprile a evento «senza capo né coda, dimenticando ogni volta di spiegare ai cittadini da chi e perché noi italiani siamo stati liberati, non nominando mai il contributo di riscatto morale dato dalla Resistenza, ignorando il nazifascismo la cui sconfitta ha appunto permesso, guarda un po’, che perfino Mascia, tra gli altri, venisse liberamente eletto in democrazia».


Adesso è proprio la scuola a difendersi dalle accuse del primo cittadino: ieri il Consiglio dell'Istituto Comprensivo Pescara 7 si è riunito in seduta straordinaria: «non abbiamo mai organizzato manifestazioni per il 25 aprile, né abbiamo mai ospitato alcuna manifestazione altrui», spiega il corpo docente.
Il Consiglio d’Istituto chiarisce, infatti, di aver concesso, come è nei suoi poteri, all’Anpi gli spazi richiesti per la celebrazione del 25 aprile ma eventuali autorizzazioni erano compito di altri. L’Istituto Comprensivo era presente alla celebrazione come invitato dall’Anpi, per ritirare un premio per il Progetto di Educazione alla Pace e alla Cittadinanza “Gocce nel mare” a cui lavora da oltre un decennio.
La partecipazione del dirigente scolastico, di un gruppo di docenti e di alcuni alunni «è stata libera e volontaria, essendo il 25 aprile giorno di chiusura per la scuola», si spiega dalla scuola. «I genitori che hanno liberamente accompagnato i propri figli al ritiro del premio erano informati delle attività che i loro figli avrebbero svolto quella mattina».


Così anche dall’Istituto arriva la conferma che i bambini hanno replicato un momento del progetto “Gocce nel mare” e cantato “Bambini d’Italia,” canto che sulle note dell’Inno Nazionale porta le parole di Marco Bricco e che ha ricevuto il plauso del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano per il 150° dell’Unità d’Italia. «Con questa attività la partecipazione della scuola si è conclusa», chiariscono gli insegnanti. «Nessun appartenente alla scuola ha coercito i minori a cantare o accompagnare ritmicamente con battito delle mani “Bella Ciao” che è stata intonata dai musicisti dell’ANPI al termine della cerimonia, quando i bambini erano nella custodia dei propri genitori».


Intanto il sindaco Mascia ha ‘approfittato’ di questa vicenda per ribadire il suo attaccamento al tricolore e non ha nascosto di non approvare la battaglia del sindaco de L’Aquila Massimo Cialente che lunedì ha restituito la fascia al presidente Napolitano e ha fatto togliere le bandiere dagli istituti scolastici e comunali. Tutto questo per esprimere, in modo eclatante, la sua contestazione nei confronti dello Stato che avrebbe abbandonato la città, ancora lontana dall’essere ricostruita.
«Sono vicino da un punto di vista umano a Cialente», spiega il sindaco pescarese che poi sbotta: «è un modo soggettivo di interpretare l'istituzione, ma non sono affatto solidale con il suo gesto: le istituzioni devono ragionare, mediare, e dialogare con le altre istituzioni, anche alzando la voce».