IL CASO

Abruzzo/L’Aquila. Prefetto diffida Cialente e lui: «mi trattano come un mafioso, cacciatemi»

Pezzopane interroga ministro Interno

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Abruzzo/L’Aquila. Prefetto diffida Cialente e lui: «mi trattano come un mafioso, cacciatemi»

Alecci e Cialente





L'AQUILA. Il prefetto dell'Aquila Francesco Alecci ha firmato un decreto con cui invita il sindaco del capoluogo Massimo Cialente a riprendere possesso della fascia tricolore riconsegnata al Quirinale due giorni fa e a far riposizionare la bandiera italiana nelle sedi comunali.
Così Cialente aveva inteso denunciare il ritardo nell'arrivo dei fondi per la ricostruzione post sisma. Per il sindaco non se ne parla. «Ora il governo mi rimuova dall'incarico. A mio avviso questa azione è stata imposta al prefetto dal governo».
Secondo il prefetto l’azione del sindaco determinerebbe «potenziali turbative all'ordine e alla sicurezza pubblica» e il prestigio dello Stato verrebbe leso da tali manifestazioni di dissenso e turberebbe «i sentimenti delle giovani generazioni rimuovendo le bandiere dalle scuole».
Da qui la diffida al sindaco a ripristinare «senza indugio» la bandiera nazionale all'esterno degli uffici comunali e delle scuole.
Il prefetto decreta infine, ha reso noto ancora il sindaco, che l'eventuale persistenza della condotta posta in essere dal primo cittadino potra' costituire oggetto di valutazione per l'adozione del provvedimento di sospensione dalle sue funzioni.
E in queste ore scoppia il nuovo caso mentre piovono attestati di solidarietà da parte di molti cittadini.

«RESPINGO LA DIFFIDA, MI CACCINO»
«Respingo la diffida», ha replicato il primo cittadino. «Per questo mi aspetto che il Governo Italiano, che certamente era a conoscenza di questo decreto di diffida e probabilmente ispirandolo, si assuma la responsabilita' di rimuovermi da sindaco, oggi stesso o domani al massimo. Come si fa per i sindaci mafiosi».
La missiva di risposta di Cialente e' indirizzata, tra gli altri, al presidente del Consiglio dei Ministri, ai ministri dell'Interno, della Giustizia, della Coesione Territoriale e, per conoscenza, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

«SONO ALLIBITO»
«Sono allibito», continua Cialente. «Come denuncio da mesi, inascoltato, la situazione dell'ordine pubblico in questa citta' che e' ormai una polveriera di rabbia, disperazione, scoramento, se ancora viene un minimo mantenuta lo si deve - osserva Cialente -all'ingrato compito che in nome di uno spirito istituzionale che ad altri manca, il comune dell'Aquila si e' assunto, esercitando una faticosa e dolorosa opera di cuscinetto fra l'abbandono dello Stato ed una comunita' che a quattro anni dal sisma vede uno dei piu' grandi centri storici d'Italia, il suo centro storico, completamente abbandonato a se stesso e le case della periferia distrutta. Una comunita', ancora oggi sfollata per il 50%»

«TRATTATO COME UN MAFIOSO»
«Credo di essere il primo sindaco non mafioso rimosso in Italia - ha detto ancora Cialente - il governo non ha capito che rimuovendo me non solo non placa la rabbia degli aquilani ma continua sempre più a provocarla. Mi chiedo dove vogliano andare a finire: forse vogliono mandare l'esercito magari agli ordini del prefetto».
Il consiglio comunale dell’Aquila viene sciolto come i comuni mafiosi.

«PENSAVO FOSSERO DELLE SCUSE»
«Quando gli ufficiali di Polizia sono venuti a portarmi un documento del Prefetto», racconta ancora il sindaco, «pensavo contenesse una lettera di qualche Istituzione Nazionale che prendesse atto della disperazione e
di una rabbia di una città umiliata, che chiedesse scusa agli aquilani per questi quattro anni di
trascuratezza. Mi aspettavo una lettera di scuse. Mi si caccia! Sono orgoglioso di essere cacciato. I cittadini
capiranno le mie ragioni, le hanno già capite. Sono le loro stesse!»

«LA BANDIERA SI ONORA CON AZIONI DI REPONSABILITA’»
Per il sindaco la bandiera italiana non si onora in modo formale, «ma rispettandola anzitutto con azioni di responsabilità e dovere istituzionale, a cominciare dallo Stato e dai Governi che, invece, non hanno assolto il loro compito nei confronti della più grande tragedia naturale degli ultimi cento anni.
I bambini non si turbano perché non vedono il tricolore! Sono turbati perché vivono in case di fortuna o ancora negli alberghi o nella caserma della Guardia di Finanza o perché vanno a scuola in moduli prefabbricati di latta perché ancora non sono arrivati fondi per ricostruire le loro scuole»

«NON RIMETTERO’ LA BANDIERA»
«Non intendo retrocedere da quanto da me deciso insieme alla Giunta Comunale», spiega ancora Cialente, «sino a quando lo Stato non darà risposte al Cratere, confermo al Presidente del
Consiglio ed al Ministro degli Interni di aspettare nella giornata odierna o al massimo di domani la mia rimozione da Sindaco. Mi piacerebbe che uno di loro, cogliendo l’occasione per vedere in quale stato versa la Città dell’Aquila ad oltre quattro anni dal sisma, lo venga a comunicare di persona, ufficialmente, alle aquilane ed agli aquilani. Altrimenti, mi chiedano apertamente con una telefonata, di dimettermi e non nascondendosi dietro inaccettabili decreti tesi a colpire una protesta, una resistenza democratica. Comunque, sappiano, che rimuovendo me ed il Consiglio Comunale non riusciranno a tacitare l’indignazione di un’intera popolazione. Mi sorprende e mi preoccupa che le istituzioni non riescano a capire che stanno scegliendo la strada di ulteriori provocazioni nei confronti di cittadini esasperati, giustamente esasperati.

ANCHE SENATRICE PEZZOPANE INDIGNATA
Anche la senatrice del Partito Democratico, Stefania Pezzopane, ha espresso la propria solidarietà al collega Cialente e non ha nascosto lo stupore per il trattamento riservato al sindaco. Pezzopane ha inoltre annunciato che presenterà una interrogazione al ministro dell’Interno.

Critico il presidente della Regione CHidi che dice: «E' un maestro Cialente nello spostare l'attenzione dai problemi veri».
Domani il sindaco incontrerà il presidente del Congilio Enrico Letta.